La Lettura Del Mese

Di: - Pubblicato: 14 Settembre 2020

La Lettura Del Mese

A.R. Chewett (1877-1965), Giovane uomo che legge (inizio XX sec.)

POLITICA SUL TERRITORIO?

Yasmina Khadra, L’ultima notte del Rais (Sellerio)

Franco Vegliani, La frontiera (Sellerio)

Pier Luigi Vercesi, Ne ammazza più la penna. Storie d’Italia vissute nelle redazioni dei giornali (Sellerio)

«Tutti i silenzi della terra non farebbero tacere la verità, Rais. Io non la biasimo, le racconto le cose come stanno. (…) Questo bellissimo paese, che lei ha costruito con le sue mani, superando ogni avversità, si sbriciolerebbe come una vecchia reliquia tarlata. (…) Senza di lei, le tribù dissotterreranno l’ascia di guerra che dormiva sotto secoli di rancore, di vendette covate e di tradimenti impuniti. Ci saranno tanti stati quanti sono i clan. Il popolo che lei ha compattato ritroverà intatte le sue fratture, e il paese che lei ha edificato diventerà una discarica di abiure, un cimitero di giuramenti e di preghiere…».

Ambientato nel corso di una sola notte, tra il 19 e il 20 ottobre 2011, L’ultima notte del Rais è un romanzo in cui lo scrittore algerino Mohamed Moulessehoul, alias Yasmina Khadra, immagina le ultime ore di vita di Mu’ammar Gheddafi (1942-2011).

Attraverso i ricordi, in questo angoscioso momento di sospensione e di attesa, l’ex-rais è braccato e in fuga, si ripercorre la sua storia dalle povere origini all’ascesa al potere con il colpo di stato, il 1° settembre 1969, di cinquantuno anni fa.

L’immagine impietosa che esce non è solo quella del singolo uomo, quanto quella di un intero paese e del suo popolo, di fatto di ogni singolo uomo.

Perché questo non avvenga sempre quando si tratta di condannare un potere autoritario e dispotico, perché cioè non si estenda da subito la responsabilità dell’uno a tutti coloro che gli stanno sotto e dietro e che fosse anche solo per un momento, di silenzio o per strada, lo hanno osannato e riposto in lui, non da meno nei suoi modi e metodi, la propria fiducia, rimane un mistero.

Ma è proprio ciò che sembra chiedersi anche il Gheddafi di Yasmina Khadra, quando sta per cadere dal trono nelle strette maglie di una rete di giochi e poteri più grandi e più forti di lui. Come in un rovesciamento di ruoli, è il dio osannato che chiede: perché popolo mi hai abbandonato?

Non c’è risposta a questa domanda che silenziosa urla e riempie i vuoti, i minuti, le ore di una lunga notte in cui tutto ormai sfugge di mano e la vita scivola via tra le dita.

Un pezzo alla volta si perde ogni cosa e nei sogni soltanto il vento, Van Gogh e il rimprovero della madre come quando si era bambini. Alla fine: “è troppo tardi”.

Anche solo per capire perché. [FINE]

«In certe circostanze» aveva osservato con me Simeone «uno non ha le parole che corrispondono ai suoi pensieri. Anche per Emidio fu così. Purtroppo, perché anche una sola parola, detta a un altro al momento giusto, può modificare il corso degli avvenimenti. Non possiamo escludere che se Emidio fosse stato capace di parlare, avrebbe avuto anche la possibilità di salvarsi».

Mirabile romanzo quasi dimenticato del triestino Franco Vegliani (1915-1982), La frontiera (1964) è capace di riconciliare con il mondo della letteratura italiana. Scavalcando i Grandi Classici ormai più che del secolo scorso e sorvolando sui così detti autori moderni, o giovani d’oggi.

Una lingua limpida e cristallina, periodi lunghi che scivolano via come pieghe del tempo, di un paesaggio che si stende sullo sfondo e in primo piano una storia capace di raccontare chi siamo e da dove veniamo. L’Italia delle due guerre e e ciò che siamo oramai diventati.

Simboli persi forse per sempre, sostituiti con quella vaga e multiforme macchia, come olio sopra l’acqua che bagna la strada: il popolo. In balìa di sé stesso e di chi vi si appella con tutte le forze, come santo a cui vuol votarsi: i politici che ci hanno abbandonato da tempo.

Si dovrà pure incominciare a farci i conti con questo. E allora più che contarli, votate. Quel segno è una fremente richiesta di risposta che brucia. [FINE]

L’impresa di Fiume è stata ricordata l’anno scorso a distanza di cento anni e a riguardo di Pier Luigi Vercesi si può leggere Fiume: l’avventura che cambiò l’Italia (Neri Pozza).

Per uno sguardo più ampio sulla storia del nostro paese, Ne ammazza più la penna. Storie d’Italia vissute nelle redazioni dei giornali copre gli anni dal 1815 al 1945 e immediato dopoguerra attraverso i giornali italiani, i loro inizi, vicissitudini e storie più o meno famose e gloriose.

Ci si ritroverà anche Fiume così come Napoleone, Mussolini, i grandi scrittori di Ottocento e Novecento, borghesi esploratori, attivisti e politici allo stesso tempo. Idealisti, ma almeno un’idea che fosse la loro sembravano averla.

Ritratto glorioso, di volta in volta triste e divertente (come l’incipit su Napoleone), sconcertante e impietoso (le due paginette sul confronto e scontro PinocchioGian Burrasca bastano quasi da sé: “Tra queste due Italie (…) l’Italia non ha mai saputo scegliere.”) del nostro santo popolo.

Poeta a volte, a seconda della forza di volontà e del momento.

Navigatore forse lo dovrebbe essere anche di più, quanto meno dei mari del suo passato e che compongono la nostra storia.

Servirebbero alcuni maestri o professori migliori. Per intanto, imperando il fai da te, Vercesi si presta con questo libro a colmare qualche lacuna.

Ci si potrebbe anche affogare in ciò che non sappiamo.

A cura di Giulia Caravaggi