La Lettura Del Mese

Di: - Pubblicato: 7 Ottobre 2020
A.R. Chewett (1877-1965), Giovane uomo che legge (inizio XX sec.)

PARIGI, PARIGI, PER SEMPRE PARIGI

Isabelle Coudrier, Mille anni di giovinezza (Edizioni Clichy)

Patrick Modiano, Ricordi dormienti (Einaudi)

Marco Vitale, Parigi nell’occhio di Maigret (Unicopli)

L’apocalisse era avvenuta già parecchie volte, ma non aveva cambiato granché. Ogni volta, tutto ricominciava come prima. Era uno strano periodo, che gli ottimisti consideravano la fine della Storia, e i pessimisti come la fine di tutto.

Isabelle Coudrier è sceneggiatrice cinematografica e si sente. Solo non si sa quanto dovrebbe durare un eventuale film tratto dal suo lungo, addirittura prolisso e a volte pedante, esordio letterario Mille anni di giovinezza.

Che però è romanzo schietto e sagace, pungente ma anche confortante e allo stesso tempo accogliente e quasi soffocante. Denso come tutti i romanzi che tentano in qualche modo di restituire la vita quale è, eppure agile nei suoi movimenti: undici parti più epilogo per un totale di oltre seicento pagine scritte fitte fitte.

Ritratto di fine secolo che mostra ansie e paure, illusioni e ambizioni, vane speranza e difficoltà, false partenze e finti traguardi, tutte le fragilità di un uomo e una donna di oggi.

Nell’apparente girare in tondo e a vuoto, quasi come “un misero cane giallo e marrone” che si morde la coda, la loro storia procede, va da qualche parte e l’insieme è bello proprio nella sua mancanza di piatta perfezione.

Alla fine è quasi un romanzo di critica sociale del mondo contemporaneo e del modo in cui viviamo: “«Perché dichiari sempre di aver dimenticato tutto? È forse un motivo di soddisfazione?» «No, ma tu ricordi per entrambi, Sylvia. Tu veneri il passato, incensi la tua antichità greco-romana, sei incapace di vivere nel presente, che non significa niente per te, tranne la possibilità di avere più tardi altri ricordi. È come la madeleine inzuppata nel tè di quello lì, il tuo Grande Scrittore». «Ebbene, visto che parli di lui, ho letto da qualche parte che, nella realtà dei fatti, non era il tè e non si trattava di una madeleine, ma di pezzetti di fetta biscottata in una tisana (…) e lui ha aggiustato un po’ la cosa. Ha dovuto intuire che la madeleine funzionava meglio. Ha avuto ragione, bada bene, e comunque non cambia niente a proposito del succo della faccenda».

Ecco cos’è Mille anni di giovinezza, una quasi infinita spremuta d’arancia e memorabili confronti verbali tra i sessi. [FINE]

Me lo sono chiesto un’ultima volta, prima che quelle domande si perdessero senza risposta nella notte dei tempi.

Il primo libro di Patrick Modiano dopo il Nobel per la letteratura sembra voler tirare le somme ed è quasi il riassunto impossibile di una vita, o almeno del momento in cui si entra nella vita.

E Nos debuts dans la vie è infatti non a caso il titolo di un testo teatrale che Modiano ha fatto pubblicare in contemporanea a questo Souvenirs dormants, in cui si legge: “Inoltre, nel corso degli anni 1963 e 1964, sembrava che il vecchio mondo stesse trattenendo il fiato un’ultima volta prima di crollare, come tutte le case e i palazzi dei sobborghi e della periferia che stavano per essere demoliti. Noi che eravamo molto giovani abbiamo avuto la possibilità di vivere nelle vecchie scenografie per qualche mese ancora. Nell’albergo di rue Monge ricordo l’interruttore a forma di pera sul comodino e le tende nere che ogni volta Geneviève Dalame chiudeva con un gesto brusco, le tende della difesa passiva che dai tempi della guerra non erano ancora state sostituite.

Il passaggio all’età adulta forse vuol dire soltanto trovare un modo, una sorta di equilibrio nello stare al mondo, una strada da percorrere fino in fondo e per quanto scura, o oscura, complicata e intricata, manchevole e allo stesso tempo piena, difficile o faticosa sia stata la giovinezza di Jean D. (“nato il 25 luglio 1945 a Boulogne-Billancourt (Seine)”) o piuttosto di Patrick Modiano (nato il 30 luglio 1945 a Boulogne-Billancourt), ne è uscito un uomo che ha un proprio posto, almeno in quanto scrittore che continua ad indagare il passato senza pace in questa ricerca.

Come è possibile d’altronde lasciar cadere nell’oblio tutti gli incontri, i ricordi, i nomi e le vie, i numeri di telefono e le poche immagini rimaste? Quando riemergono vengono ordinati e ricomposti come tessere di un puzzle dall’esito sempre diverso.

Chi è allora veramente Patrick Modiano? Lo si scoprirà mai?

Oppure un mio alter ego aveva raggiunto l’ultima casa del paese e il cancello verde. Un alter ego o un sosia come quelli citati nell’Eternità attraverso gli astri, uno dei miei libri preferiti. Migliaia e migliaia di sosia di te stesso si avventurano sulle migliaia di strade che non hai imboccato ai crocevia della tua vita, e tu che credevi ci fosse una strada soltanto.” [FINE]

La primavera del trentanove venne con il suo carico di apprensioni e schiarite incontro al bel cielo di Parigi, corso dal vento e le nuvole.

E Parigi?

Parigi è ovunque nei libri di Modiano ed è sfondo ideale per perdersi e ritrovarsi in Mille anni di giovinezza.

E visto che l’anno scorso si sono ricordati sia i 30 anni dalla scomparsa di Georges Simenon che i 90 anni dalla nascita di Maigret, perché non seguire Marco Vitale in Parigi nell’occhio di Maigret.

Un percorso guidato nella capitale francese, ma soprattutto attraverso i romanzi che hanno per protagonista il famoso commissario e tutta la variegata umanità che gli fa da contorno: “ (…) quella città così speciale in nero e bianco che forse lei ha un po’ il torto di idealizzare. Che cosa è diventato il treizième, è vero, la rue Tolbiac dove abitavo e quei vuoti lasciati dalle case demolite, come anche la mia… Ma che voi giovani immaginiate come si vivesse dietro a quelle gelosie che vi fanno pensare al cinema di Marcel Carné, io non sarei così sicura.” (dalla Premessa, di Agnès Faganelli)

A cura di Giulia Caravaggi