La Lettura Del Mese

Di: - Pubblicato: 11 Gennaio 2021


Pablo Picasso, Donna con libro (1932)

L’ALTRO

Roland Schimmelpfenning, In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo (Fazi Editore)

Barbara Ghiringhelli, Anthropology of life. Quando l’altro è di un’altra specie (Mimesis)

«Mi sembra un reticolato, sai», diceva, «mi sembra tutto come un reticolato». «La città?». «No, tutto, mi sembra tutto come se uno potesse andare solo in linea retta, sempre dritto su una strada che ti hanno assegnato, e mica puoi lasciare il tracciato, è come in un canale, sai, o quando cammini sulla striscia scura in mezzo alle piastrelle e puoi cambiare direzione solo alla fine della piastrella, quando comincia quella dopo».

Ed è infatti un intreccio di storie, di umanità un po’ tristi, desolanti e moderne, questo testo d’esordio del drammaturgo tedesco Roland Schimmelpfenning, classe 1967, come romanziere.

E si sente che è tedesco e che è un drammaturgo, nella essenzialità delle scene che si susseguono rapidamente, una dietro l’altra a comporre uno schema che non ha soluzione.

Finestre di grigi palazzi che si aprono un attimo per poterci guardare dentro, le esistenze che stanno all’interno, mentre un lupo che avanza, cosa fa: “Il lupo procede in linea retta (…)”.

Perché sa dove sta andando e a che cosa sta mirando, è perché sa già lo scopo e la meta finale del viaggio o perché sa stare al mondo e in questo mondo si vive cacciando, procedendo sempre in avanti soltanto?

E l’uomo: “Voleva andare dal lupo ma al tempo stesso non si avvicinava, si allontanava anche se invece voleva andare da lui.

Un riflesso minaccioso allo specchio che passa a fianco ed è indifferente, è oltre e scompare: “Il lupo lo aveva messo di fronte a se stesso.

Chi ne esce infine davvero sconfitto? [FINE]

Uno dei cardini di tale nuova prospettiva di ricerca consiste pertanto nel rovesciare la visione tradizionale dell’animale oggetto (…) L’animale è una soglia proprio perché non è umano, perché è portatore di caratteristiche che in qualche modo decentrano, nel porsi come semplificatore di un altro modo di esistere o come elemento di problematicità e scacco alle nostre proiezioni o intuizioni.

Tra tutti gli animali, un posto speciale è riservato al cavallo: “I cavalli hanno avuto un’influenza sull’ascesa e sulla caduta delle civiltà più grande di qualunque altro fattore. (…) I cavalli hanno fornito all’uomo un modo per mettere radici e coltivare la terra, e in seguito per spostarsi e scoprire territori, per delimitare e difendere i confini.

É attraverso i cavalli che si arriva alla fine a parlare dell’Islam: “Nessuna cultura equestre è riuscita a eguagliare quella araba quanto a disciplina e devozione. Nonostante l’importanza dei cavalli già in epoca preislamica, è con l’avvento dell’Islam che il cavallo diventa un dono, un regalo che conferisce all’uomo il dovere di essere grato e che costituisce una fonte di ricompense spirituali e materiali.

Perché: “L’attenzione del popolo arabo alla stirpe dei cavalli è da considerarsi come l’estensione dell’importanza riversata alla loro stessa genealogia: il valore di tutte le cose è innanzitutto determinato dalla loro origine.

Si arriva così a spiegare, in modo semplice e immediatamente comprensibile, termini come Ka’bah, sciita, sunnita, Corano: “Il Corano è composto da sure. L’origine di quest’ultimo vocabolo è incerta. Per alcuni studiosi occidentali deriva dall’ebraico post-biblico shūrāh (serie, fila, ordine), secondo altri dal siriaco sūrtā (uno scritto o parte di una scrittura), in lingua araba sura significa “muro di cinta”, “muraglia”, una “disposizione armoniosa di pietre”, un muro di tanti mattoni, cioè gruppi di versetti.

Ma anche e soprattutto la fondamentale e troppo spesso dimenticata differenza tra mondo arabo e islamico, dove Umma: “deriva dalla stessa radice di umm (madre) e sta ad indicare la comunità islamica in senso sovranazionale.

Mentre: “Per quel che riguarda il termine “arabo”, deriva dal termine “arab”, termine collettivo che si riferisce in maniera esatta alle popolazioni nomadi del deserto della penisola arabica.

Questo piccolo testo Anthropology of life. Quando l’altro è di un’altra specie di Barbara Ghiringhelli ha così il merito di partire da una tematica di studio e ricerca prettamente universitari e passando per la storia della relazione uomo-cavallo, tramite questo indubbiamente affascinante animale, di arrivare a parlare di qualcosa che ci riguarda molto più da vicino.

Tenendo presente la diversità e la complessità delle diversità nei rapporti con l’altro, si pone sulla soglia di nuove e ulteriori riflessioni e scoperte, preannunciando passi in avanti ancora tutti da fare verso un mondo e una realtà che forse non è scorretto dire ha saputo mantenere un attaccamento alle parole, alla loro origine e singolarità, molto più forte di quanto non sia ormai più per noi. E da questo inedito punto di vista, improvvisamente l’inciviltà e la barbarie appariranno da tutt’altra parte, la nostra.

Siamo noi che ci siamo persi qualcosa per strada.

A cura di Giulia Caravaggi