La Lettura Del Mese

Di: - Pubblicato: 12 Aprile 2021
Pablo Picasso, Donna con libro (1932)


UMANITÀ

Andrew O’Hagan, La vita segreta. Tre storie vere dell’èra digitale (Adelphi)

Elizabeth von Arnim, Un incantevole aprile (Bollati Boringhieri)

È prassi comune nella Silicon Valley che tutti, dal fattorino al direttore di ricerca, firmino un accordo di riservatezza. E questo perché ogni società – Apple o Microsoft o Google o Facebook – si propone non solo di far soldi, ma anche di mantenere il controllo della narrazione riguardo alla propria identità.

Il libro di Anrew O’Hagan, La vita segreta. Tre storie vere dell’èra digitale, raccoglie tre reportages o come li definisce il loro stesso autore, “dispacci dalla frontiera”, da un confine su un mondo che è quello del web, digitale e virtuale.

Un altro mondo che però come dice Paul Éluard, citato in epigrafe: “è in questo”, nel nostro.

Sopra o sotto, di lato o dentro: “Mi trovai a trascrivere degli appunti tratti da ciò che Julian mi aveva detto di se stesso. «Se sei un hacker, ti interessi alle maschere dietro le maschere» (…)”.

Il viaggio intrapreso da O’Hagan è un’affascinante esplorazione, forse l’ultima avventura possibile ai giorni nostri in un territorio già fortemente sovraffollato e per di più da noi stessi.

Siamo oltre la maschera che nasconde il vero volto dell’attore, oltre lo specchio che riflette un’immagine falsa e deformata, non è un labirinto in cui perdersi per poi ritrovarsi, ma un pozzo senza fondo, dentro il quale si agita un magma scuro in cui si rischia di impantanarsi, palude in cui si finisce per affondare e da cui può essere difficile ritornare.

Nulla in verità che sia così oscuro per l’essere umano, solo l’andare oltre sé stesso, ultimo limite fisicamente rimasto. Così queste storie concretizzano tutti i racconti di fantascienza e distopie da cyberpunk del nostro più o meno recente passato, ma allo stesso tempo li superano in quanto appunto reali.

E se ne Lo scrittore fantasma Julian Assange può risultare esasperante, L’invenzione di Ronnie Pin è terrificante e L’affaire Satoshi tanto avvincente quanto inquietante.

Ma su questo: “spazio transnazionale popolato da anarchici e libertari, anticonformisti e antigovernativi (…). La rete è intrinsecamente libertaria, oltre che settaria, paranoica, sovversiva e demagogica, attenta a farsi gli affari degli altri tenendo nascosti i propri, intenta a non persuadere ma a trollare, ossessionata dal fare della democrazia una religione ma al contempo assolutamente diffidente delle persone. Nel cuore del dark web sussiste una follia anarcoide, un culto del caos – purché ciò non minacci i propri averi. I pacifisti nascondono granate. La famiglia Manson si sentirebbe a casa.

Da questo mondo che sembrerebbe sempre di più spostarsi a destra, su quel lato oscuro Andrew O’Hagan getta una luce per niente flebile, utile: “L’ultima volta che decisi di fare un salto da Julian – mi trovavo a passare da quelle parti – sui giornali non si parlava d’altro che di Snowden. L’ambasciata era avvolta nel silenzio. Portai un paio di bottiglie di birra prese in strada e ci sedemmo al buio nella sua stanza. Era venerdì notte e Julian non mi era mai sembrato così solo. Ridemmo un sacco, poi lui sprofondò dentro se stesso. Si scolò la sua birra, poi prese la mia e si scolò pure quella. «Abbiamo in ballo cose di portata epocale» disse. Quindi aprì il suo laptop, e la luce blu dello schermo gli illuminò il volto. Si accorse a stento che io me ne andavo.” [FINE]

Le visitatrici non potevano essere cieche: quello spettacolo faceva colpo dopo un marzo londinese particolarmente umido e melanconico. Essere trasportate all’improvviso in quel luogo dove l’aria era così ferma da trattenere il suo stesso respiro, la luce così dorata che l’oggetto più ordinario risultava trasfigurato; essere trasportate in quel tepore delicato, in quella fragranza carezzevole, e avere come scenario l’antico castello grigio e, in lontananza, le colline chiare e serene dei paesaggi del Perugino, era un contrasto sorprendente. Persino Lady Caroline, abituata da sempre alla bellezza, che era stata ovunque e aveva visto ogni cosa, fu sorpresa da tanto splendore. Quell’anno, la primavera fu particolarmente incantevole, e se il tempo era bello, aprile era il mese migliore a San Salvatore.

Luce, colore e un’aria nuova, lo stare da donne tra donne, un po’ alla maniera di Louisa May Alcott, ma ormai in un altro secolo, un altro tempo e al di qua dell’oceano, cinquant’anni più tardi.

Quattro donne già grandi che pur non conoscendosi si ritrovano quasi per caso in vacanza insieme e da sole, in un castello sulla riviera ligure e circondate da un meraviglioso giardino che sembra poter uscire fisicamente dalla semplice pagina. Un giardino che cambia e nel giro di un mese sa cambiare queste quattro figure di donne così diverse tra loro per età, estrazione sociale, storia e personalità, ma come fiori, destinate a sbocciare e ad aprirsi, finalmente lasciarsi andare per farsi guardare e non senza tormenti e sofferenze, per scoprirsi invece così simili le une alle altre.

Romanzo di sentimenti, legami e catene sociali da cui liberarsi per poter essere solamente sé stesse:

Si strinse lo scialle intorno come per difendersi, per isolarsi. Non voleva diventare sentimentale, ma qui era difficile non esserlo; la notte meravigliosa s’insinuava in ognuno portando con sé, che lo si volesse o no, sentimenti forti, sentimenti che non si potevano controllare, pensieri profondi sulla morte, il tempo, lo spreco; pensieri meravigliosi e devastanti, magnifici e tetri, insieme estasi e tormento, e un desiderio senza fine che spezzava il cuore. Si sentì piccola e terribilmente sola. Si sentì nuda e indifesa. Istintivamente si avvolse più stretta nello scialle. Con questa cosa di chiffon cercava di proteggersi dall’eternità.

E se un passo è stato fatto, non resta che fare anche l’altro.

A cura di Giulia Caravaggi