La Lettura Del Mese

Di: - Pubblicato: 22 Giugno 2021
Pablo Picasso, Donna con libro (1932)


ARIDITÀ

Marzio G. Mian, Artico. La battaglia per il Grande Nord (Neri Pozza)

Astrid Lindgren, Vacanze all’isola dei gabbiani (Salani)

Gerbrand Bakker, Giugno (Iperborea)

La Scandinavia, come tutto il Nord, artico e subartico, sarà sempre più centrale nella grande narrazione umana, è quindi importante conoscerla oltre gli stereotipi e le mode. (…) Ma, soprattutto, è necessario indagare sul campo quel che accade lassù per prendere le misure del mondo che verrà.

Una bella galoppata tra passato, presente e futuro di un luogo che si credeva senza storia e invece no. Tra studiosi e ricercatori, imprenditori, uomini d’affari, locali e immigrati, stranieri, tribù e nuovi arrivati, politici e cacciatori, lavoratori e disoccupati, vecchie e nuove generazioni, grandi e super potenze industriali, energetiche e militari, interessi economici e le nazioni sull’orlo di un vuoto, precipizio globale.

Sullo sfondo animali destinati a sparire, le estese mandrie di renne e caribù, assordanti stormi di uccelli migratori e i pesci che trasferiscono il loro habitat abituale altrove. Attraverso terre sempre meno inesplorate, ma per assurdo sempre più sconosciute e ancora ignote, dove sembrerebbe esserci spazio per tutti, ma forse no.

Quando si dice il futuro è già qui, e non lascia scampo. Come se gli occhi fossero sempre puntati da un’altra parte, indietro o ancora una volta dalla parte sbagliata, fissi sull’ombelico del proprio paese, mentre la Storia si sposta là dove sembra che sia destinata a finire.

La natura è forza spettacolare, poesia e scenari apocalittici vanno a braccetto. Scienza, dati, cifre e racconti, geopolitica e i grandi viaggi, le esplorazioni e conquiste, i disastri ambientali taciuti e tenuti nascosti.

Luce e notte, i confini sono più netti e non ci sono ombre, la terra che scivola letteralmente sotto i piedi e si rischia di cadere e affogare, si scioglie al calore del sole che noi continuiamo ad alimentare condannandoci all’estinzione.

Difficile essere ottimisti a riguardo, ma forse non serve e così il tono di queste pagine non è eccessivamente allarmistico. Nessun vano grido, troppo semplice condanna o bandiera di parte, non c’è cattedra perché non ci sono lezioni da impartire, nessun carro e nessun vincitore. C’è solo l’urgenza e la schietta denuncia di una realtà pura e semplice, nuda e cruda, dura da accettare senza più alternative.

Un libro in formato ridotto, ma molto potente che invita a guardare là dove ci sarà una battaglia. Anzi, la battaglia dell’Artico è già cominciata e Marzio Mian lo ha testimoniato. Quando ce ne accorgeremo anche noi per davvero, non potremo dire che ce lo avevano detto. [FINE]

Chissà se alla luce di quanto letto finora, sarà più possibile un giorno ritrovare un luogo come quello descritto dalla scrittrice svedese Astrid Lindgren (1907-2002) in Vacanze all’isola dei gabbiani.

Pur essendo autrice di letteratura per bambini e ragazzi, a differenza della forse un po’ troppo eccentrica e irrequieta Pippi Calzelunghe, questo romanzo potrebbe davvero piacere e piacevolmente sorprendere tutti.

Soprattutto, proprio per quel mondo apparentemente incontaminato che una volta, da bambini, si trovava in vacanza. E così, come le vacanze e l’infanzia è destinato a finire.

Oppure no, se lo si preserva attentamente: “Questo, voleva! Vedere tutte queste cose: il sole che fiammeggiava sulle acque pallide, i bianchi gabbiani, gli scogli grigi e le rimesse per le reti da pesca al di là del fiordo dove si specchiavano così nitidamente. Voleva vedere tutte le cose che amava, e stendere la mano come per accarezzarle.” [FINE]

Does l’ha seguito come un’ombra e si allunga con un sospiro sotto il tavolo. Zeeger guarda l’orologio. Mezzogiorno e mezzo. Ma quanto può essere lunga una giornata d’estate. Klaas è tornato a casa, la sua auto sporca e sgangherata è davanti alla stalla. Presume che suo figlio maggiore sia stato al cimitero. Si avvicina alla porta a vetri e guarda il giardino che con il tempo si è riempito sempre di più.

E poi ci sono libri di cui non bisognerebbe neanche parlare, ma soltanto leggere.

Nella Postfazione all’edizione Einaudi de La domenica della vita di Queneau, Giacomo Magrini riporta, per spiegare la citazione in epigrafe al romanzo, lunghi passi dalle Lezioni di Estetica di Hegel del 1823, dove parla della pittura fiamminga tra Cinquecento e Seicento: «La pittura olandese ha saputo trasmutare in mille e mille effetti le esterne, fuggevoli parvenze della natura in quanto ricreate dall’uomo.»

Sarà che Gerbrand Bakker è olandese, ma non ci sono forse parole migliori di queste per rendere il suo romanzo. Ritratto, affresco di campagna piatta e calda ai giorni nostri dove le storie di una famiglia sono riprese per quadri, inquadrature, piccole e brevi scene come se fosse un film.

Due soli giorni, a distanza di quarant’anni e nel mese sempre di giugno. Tre fratelli, un padre e la madre, una moglie di cui non viene mai fatto il nome e una bambina resa con rara maestria la cui voce sembra quasi di potere sentire viva al proprio fianco.

Così come è vivo tutto in questo indolente romanzo, dice sempre Hegel: «Quest’imperturbabilità per l’esterno e l’interna libertà nell’esterno è ciò che esige il concetto dell’ideale.»

Nulla accade, se non la vita infatti e ancora una volta, come in un quadro fiammingo: “C’era anche un bucato steso ad asciugare, quel giorno, un bucato bianco, lenzuola che sbattevano nel vento di giugno. Forse l’aveva ritirato sua madre. E qualcuno, non ha la più pallida idea chi, aveva spento la radio. E aveva fatto bene, perché non passava quasi ora senza che suonassero quella maledetta canzone.

Un libro dannatamente bello e nonostante il caldo, tutt’altro che arido!

A cura di Giulia Caravaggi