La Lettura Del Mese

Di: - Pubblicato: 12 settembre 2016

Illustrazione di Quentin Blake 

 

GRANDI AUTORI PRÊT-À-PORTER

Carlo Emilio Gadda, Villa in Brianza (Adelphi)

Robert Musil, Narra un soldato e altre prose (Via del Vento)

Marcel Proust, I rimpianti. Colore del tempo (Elliot)

Wisława Szymborska, La prima frase è sempre la più difficile (Terre di Mezzo)

 

Villa in Brianza è stato scritto nel 1929 durante una sorta di pausa obbligata che Gadda si prese, tra il 1928 e lo stesso 1929, dal suo lavoro di ingegnere.

Come scrive Giorgio Pinotti, che ha curato questo minutissimo volume ed è l’autore di un esauriente commento all’opera tutta di Carlo Emilio Gadda (1893-1973) qui contenuto, si tratta di una segreta fase di sperimentazione, che nel tempo darà origine a capolavori assoluti come La cognizione del dolore (1938-1941) e L’Adalgisa (1944).

Un assaggio insomma di quel che sarà, ma anche di ciò che è stato davvero nella vita di Gadda.

Italianissimo Gadda, la cui produzione ruota tutta attorno al grande tema della FAMIGLIA, con le sue figure dei genitori e dei fratelli, e l’immancabile CASA che in questo brevissimo racconto è appunto la villa in Brianza del titolo.

Caustico, in una meravigliosa e ricchissima lingua.

 

 

Anche l’esile edizione di Narra un soldato di Robert Musil (1880-1942) per i tipi di Via del Vento riesce a comprendere oltre alle note al testo, una riassuntiva ma puntuale biografia dell’autore e soprattutto un ILLUMINANTE, nella sua brevità, commento all’opera dello scrittore austriaco a cura di Claudia Ciardi.

I cinque micro-racconti qui raccolti vengono così definiti come “altrettante istantanee della vita e del percorso creativo di Robert Musil”, o ancora come “prove di laboratorio di uno studioso eternamente in ricerca”.

Brani, abbozzi, “non finiti”…è come avere per le mani dei frammenti, dei pezzi: si intuisce l’intero, l’opera generale, solo a tratti.

Nella presentazione all’edizione a fumetti de L’uomo senza qualità di Robert Musil, illustrata da Nikolas Mahler e uscita nel mese di gennaio di quest’anno, l’editore Clichy ha scritto: “Alcuni libri fanno parte di quella lista che uno dovrebbe aver semplicemente letto. È quasi un dovere morale, eppure a volte non troviamo né il coraggio, né la forza di leggerli. Ci blocchiamo prima di prenderli in mano”.

Ora, se vi piace il genere a disegni e vignette, potete avvicinarvi così a questo grande autore. Oppure, potete provare ad affrontarlo di petto, lanciandovi direttamente su una delle sue opere…o ancora, potete iniziare a farvene un’idea con queste sue piccole prose.

 

Pagine di un Proust non ancora ventenne quelle de I rimpianti. Colore del tempo: la pioggia, l’autunno, un pavone in inverno, “La vita [è] come la piccola amica di quel bambino”, un chiaro di luna, l’amore, l’amicizia come un dolce rifugio, la musica, un lago, l’inganno degli occhi, il sogno: “una rosa chiusa, gialla e rosata”, il vento del mare in campagna, “il colore fine, malinconico e caldo” delle “perle che passano la notte sul tuo corpo”, l’oblio, conchiglie e farfalle, un tramonto precipitare nei pensieri, un ricordo, la Critica della speranza alla luce dell’amore, le parole, gli alberi, la consolazione del mare, le vele rivolte all’orizzonte, un augurio?

Pennellate di un quadro in stile impressionista. Ormai classico, ma ancora vivo. Poetico, evanescente e allo stesso tempo dannatamente reale.

Come i rimpianti. Quasi inconsistenti, con i loro colori sfumati, ma capaci di lasciare il segno, alle nostre spalle, insieme al tempo che passa.

Apoteosi dell’IRRAGGIUNGIBILE se non nel sogno, o nella fantasia e nel ricordo: quello del francese Marcel Proust (1871-1922) è un mondo che rimane tale anche oggi.

È passato troppo tempo…o è proprio questo tempo passato a dare a quel mondo il suo fascino?

 

“Ma in questa nostra epoca chiassosa è molto più facile ammettere i propri difetti, soprattutto se ben infiocchettati, che riconoscere i propri meriti, perché questi ultimi sono nascosti in profondità e noi per primi non ci crediamo del tutto”.

Nel momento in cui Wisława Szymborska (1923-2012) è venuta a mancare, l’editore Terre di Mezzo ha mandato in libreria questo libretto che sembra quasi un opuscolo pubblicitario tanto è scarno. Ma l’apparenza inganna perché dentro c’è tutto ciò che serve per conoscere questa donna, poetessa polacca e premio Nobel per la letteratura nel 1996.

C’è il discorso tenuto in occasione del ritiro del prestigiosissimo premio e c’è un’intervista rilasciata proprio nei giorni successivi al suo annuncio.

C’è il mondo di oggi, anche se ormai sono passati vent’anni, e il mondo di ieri, quello dell’Europa orientale, e ancor prima dell’infatuazione comunista: “Ero mossa dall’amore per il genere umano, ma poi capii che non serve amare il genere umano: bisogna apprezzare le persone. Apprezzare, non amare”.

C’è il significato della poesia e della conoscenza, nonché della vita stessa: “Ecco perché do tanto valore a questa piccola frase: “Non lo so”. È solo una frasetta, ma vola su ali possenti. Espande le nostre vite, abbracciando gli spazi dentro di noi e le distese esteriori in cui il nostro piccolo pianeta fluttua sospeso”.

Ritorna più volte la parola GIOIA…in attesa di scoprire a chi andrà quest’anno il Nobel per la letteratura.

PS: per le poesie, si consiglia di partire dalla fine con Basta così (Adelphi). Una piccola raccolta da cui vi proponiamo Lo specchio che di seguito riportiamo.

 

LO SPECCHIO

Sì, mi ricordo quella parete

nella nostra città rasa al suolo.

Si ergeva fin quasi al sesto piano.

Al quarto c’era uno specchio,

uno specchio assurdo

perché intatto, saldamente fissato.

Non rifletteva più nessuna faccia,

nessuna mano a ravviare chiome,

nessuna porta dirimpetto,

nulla cui possa darsi il nome

«luogo».

Era come durante le vacanze –

vi si rispecchiava il cielo vivo,

nubi in corsa nell’aria impetuosa,

polvere di macerie lavata dalla pioggia

lucente, e uccelli in volo, le stelle, il sole all’alba.

E così, come ogni oggetto fatto bene,

funzionava in modo inappuntabile,

con professionale assenza di stupore.

[traduzione di Silvano De Fanti]

a cura di Giulia Caravaggi