La Memoria E’ Un Libro Sempre Aperto

Di: - Pubblicato: 29 gennaio 2018

Di Maurizio Anelli

La memoria è un libro sempre aperto.
La memoria è un nome, un volto, una storia, una data.
La memoria è una fotografia in bianco e nero con mille colori. Basta solo tenerla accesa.

 

La memoria è ricordare una vita rubata, milioni di vite rubate. La memoria è la storia di generazioni cancellate dalla vita e dal mondo. È vedere il cerchio della vita che chiude la porta a chi ha la colpa di una radice diversa: diversa la razza, diverso il colore della pelle, diversa la religione, diverso il sorriso e la lingua che parla. La memoria è il respiro del vivere quotidiano che non dimentica il passato, vive il presente e costruisce un futuro. La memoria è linfa, scorre e va avanti. La memoria si trasmette e si riceve per essere trasmessa nuovamente, di generazione in generazione. Ha un senso l’istituzione della “Giornata della Memoria”, ma questa giornata rischia di restare un sussulto di dignità fine a se stessa quando non è accompagnata dalla coerenza degli Stati e delle Istituzioni tutte.

La memoria tante volte si ferma alla retorica della celebrazione e, il giorno dopo, lascia troppo spesso il posto alla quotidiana indifferenza. La Memoria, quella vera con la “M” maiuscola, ha una sua dignità che nulla ha da spartire con lo spregio e il disprezzo che ogni giorno sono rovesciati sulla storia delle vittime della notte del novecento. Il ritorno dei movimenti nazisti e fascisti, in Italia e in Europa, è tollerato e minimizzato in gran parte dell’Europa. Qualcuno parla ancora di diritto di opinione, qualcuno parla ancora d’idee che hanno diritto di cittadinanza. In Italia il candidato del Centro-destra alla guida della Regione Lombardia, Attilio Fontana, parla di “razza bianca a rischio…” e poi prova un abbozzo di scusa definendolo un lapsus. http://milano.repubblica.it/cronaca/2018/01/15/news/elezioni_lombardia_attilio_fontana_lega_razza_bianca-186527143/

No, non è un lapsus. È un programma, una dichiarazione d’intenti. Ed è in nutrita compagnia su questa strada, lo accompagnano in tanti: dalle camicie verdi della Lega alla destra italiana. In aperta violazione con la Costituzione e con le leggi dello Stato italiano i “bravi ragazzi” di CasaPound raccolgono firme per il loro movimento apertamente xenofobo e fascista, le Istituzioni lo permettono e non vedono nessuna violazione della Legge. Non è un fenomeno solamente italiano, in tutta Europa succede la stessa cosa con altri movimenti che propongono le stesse idee di CasaPound. Il negazionismo è diventato un virus che ha contagiato molte coscienze, come se i campi di sterminio e le camere a gas non fossero mai esistiti. Eppure Auschwitz, Mauthausen, Buchenwald sono una realtà che non si può negare. Visitarli è un dovere che molti sentono di dover realizzare. È molto di più di un omaggio alle generazioni che in quei campi di concentramento hanno conosciuto l’inferno. È guardare in faccia la storia, è conoscere qualcosa in più del tanto che sappiamo, è mettere a nudo la propria coscienza e voler ascoltare la voce potente della memoria. Quella memoria che poi dovremo essere capaci di trasmettere anche noi, a chi verrà dopo di noi. Perché c’è sempre qualcuno che viene dopo di noi e che non potrà avere i nostri stessi maestri. Il tempo cammina e quel testimone che abbiamo ricevuto dobbiamo essere capaci di tenerlo forte fra le mani, non lasciarlo cadere. Perché in quel testimone è scritta la nostra storia, la nostra radice.

Sì, il tempo cammina. E oggi il nostro tempo ci racconta qualcosa che assomiglia a quel tempo che ci è stato raccontato. Il fascismo ha molte maschere, ma dietro ad ogni maschera il volto è lo stesso di sempre. L’Europa che oggi accetta e tratta con il regime turco di Recep Tayyip Erdoğan assomiglia in qualche modo all’Europa che ha tollerato i regimi di Italia, Spagna e Germania nel Novecento? E l’Europa che subisce la crescita dei movimenti xenofobi e razzisti senza opporre una resistenza forte e unitaria quanto ricorda l’Europa di allora ? L’Europa che arriva ad accettare un governo di estrema destra in Austria e in Ungheria, l’Europa che vede il ritorno al Bundestag della destra xenofoba per la prima volta dal 1945… quell’Europa dove può arrivare ? La domanda è lecita, e credo meriterebbe una risposta. Ma questa risposta non arriva e forse non arriverà mai. La cara e vecchia Europa sembra orientata sulla strada dell’indifferenza e del silenzio, almeno a livello governativo e diplomatico. Perché poi esiste anche un’Europa, a quanto pare minoritaria, che la memoria la vive tutti i giorni con ostinata coerenza. È quella parte di Europa che non si arrende, che pensa ancora e penserà sempre che la lezione del Novecento vada studiata a fondo. Quella lezione non ammette ripetizioni. Ma è, appunto, minoritaria. Oggi si pensa ad altro, si sottovaluta e si minimizza. Eppure quella nuvola nera pesa come una cappa sul cielo dell’Europa, agita spettri e paure, indica colpevoli e spesso quando si indicano colpevoli si comincia a scrivere il libro delle vittime: ieri i colpevoli erano gli ebrei, oggi sono i migranti. Sono loro oggi il bersaglio facile su cui puntare il dito, sono loro il comune denominatore dei movimenti della destra europea, in Italia e in Europa. Loro, con le loro radici diverse: diversa la razza, diverso il colore della pelle, diversa la religione, diverso il sorriso e la lingua che parlano. Sono loro il rischio che corre la “razza bianca” di quell’Europa così cristiana a parole.

Nella giornata di sabato 27 Gennaio molti di noi hanno partecipato alle iniziative per la “Giornata della Memoria”. Era giusto esserci, era giusto mostrare la propria faccia. E domani ? Domani sarà un altro giorno, proveremo a spenderlo come sempre, consapevoli che la “Memoria” ha un senso solo se è coltivata, alimentata, difesa. Ha un senso solo se è condivisa e trasmessa. Non sarà un giorno facile, ma noi siamo testardi. Maledettamente testardi e anche rompicoglioni, abbiamo coscienza e memoria, abbiamo voce, abbiamo la presunzione di credere che un mondo diverso sia ancora possibile: in fin dei conti non è poi così facile metterci in un angolo, zitti e in fila per tre.

…Cara Kitty,

Se penso alla mia vita dal 1942 in poi mi sembra tutto talmente irreale. Una vita privilegiata che ha vissuto un’ Anne Frank  molto diversa da quella che qui, ora, è diventata saggia.  Era proprio una vita privilegiata.  Cinque ammiratori in ogni angolo, tante amiche, la favorita di quasi tutti gli insegnanti, viziata da mamma e papà … cosa vuoi di più?  Ora guardo la vita e noto che una fase si è inequivocabilmente chiusa, vedo la vita fino all’inizio del 1944 come attraverso una potente lente di ingrandimento. Sii gentile, e abbi coraggio .

 Tua   Anne M. Frank