La Memoria, La Coscienza E L’Orologio Malvagio

Di: - Pubblicato: 7 maggio 2016

La storia di Giulio Regeni riporta indietro di decenni le lancette dell’orologio di questo Paese. In un freddo Dicembre del 1969, Milano conosceva in Piazza Fontana la resa delle Istituzioni e la complicità di uno Stato che non esisteva. Non bastarono le vittime della bomba alla Banca dell’Agricoltura, si doveva aggiungere ancora qualcosa perché il disegno fosse completo. E quel qualcosa aveva il volto e il sorriso di un anarchico innocente che entrava in una delle tante case delle Istituzioni di questo Stato per non rientrare mai più nella sua vera casa dove le sue donne lo aspettavano.  Quelle Donne aspettano ancora quello che nessuno ha mai voluto dire: la verità.

Mauri 1

L’orologio di questo Paese va avanti, ferma le sue lancette di tanto in tanto: in una Piazza di Brescia, in un treno sotto una galleria dell’Appennino, in una strada del quartiere “Casoretto” di Milano quando ci portarono via Iaio e Fausto, in via Fani a Roma, sui binari della ferrovia di Cinisi dove finiva il libro di Peppino, alla stazione di Bologna, sul mare di Ustica. In centinaia di case si aspetta quello che aspettano ancora  le Donne dell’anarchico innocente dal sorriso gentile. Intanto l’orologio corre, scandisce il suo tempo, per lui non esiste l’ora “Legale”. Nessun ticchettio, conosce solo l’ orario del silenzio e della complicità. C’è un altro ticchettio che accompagna il tempo segnato da quest’ orologio malvagio: è il ticchettio delle strategie che cambiano per non cambiare mai, è il ticchettio che ha segnato il tempo scaduto per Falcone e Borsellino, il tempo della trattativa, il tempo dell’abbraccio mortale fra la Politica e le Mafie, il tempo della corruzione. Di tanto in tanto si apre la porta a qualche mezza verità, ma solo per nasconderne altre molto più gravi.

Intanto, nelle case delle Istituzioni di questo Stato altre vite entrano per non tornare mai più a casa. In alcuni casi sono ancora ragazzi con tutta una vita davanti, hanno nomi belli: Federico, Stefano … e altri ancora. L’orologio va avanti senza fermarsi mai. Il tempo passa, gli anni aiutano a dimenticare, la gente finirà di parlare di queste cose prima o poi. È questo che pensa l’orologio malvagio.

Mauri 2

Ma non è così, e l’orologio sa che è così. Per questo si affanna a correre, il tempo deve passare più veloce e mettere una distanza sempre più grande fra la memoria e la coscienza. Ma è questo il punto: la memoria e la coscienza sono amiche da tanto tempo, sono cresciute insieme e si amano da sempre. Sanno che hanno bisogno l’una dell’altra, perché solo se camminano insieme possono vivere e avere un futuro. Per questo sono cosi testarde e continueranno ad esserlo. Oggi , in questo quasi mezzo secolo scandito dalle lancette dell’orologio malvagio, Giulio Regeni  entra in quella comunità che chiede, urla e pretende di conoscere cosa è successo davvero. Quella comunità lo accoglie e lo abbraccia come si abbraccia qualcuno che è familiare, amico. Qualcuno della cui storia si è fieri, perché è la storia di un ragazzo cui hanno chiuso la porta in faccia e su cui si sono accumulate pagine di bugie. In tutto questa storia, in tutte queste storie, lo Stato e le Istituzioni fingono di far sentire la loro voce. Ma è una voce tenue, senza passione e senza coraggio, una voce che ha il cattivo odore della complicità. Lo Stato e le Istituzioni chiedono aiuto, ancora una volta, all’orologio e lo pregano di correre, di andare avanti e di far passare il tempo perché chissà … gli anni aiutano a dimenticare, la gente finirà di parlare di queste cose prima o poi.

Non sarà così, la memoria e la coscienza hanno stretto un patto. E un giorno butteranno giù  l’orologio da quel muro sporco di sangue, ipocrisie, complicità e silenzio. Entreranno in una fetida stanza e apriranno, finalmente, un armadio chiuso da troppo tempo.

 

Maurizio Anelli