La Paura E La porta Aperta

Di: - Pubblicato: 4 luglio 2016

foto x art Maurizio Anelli

… e quindi, chi ha coltivato l’habitat in cui sono stati allevati i mostri che avvolgono il loro nero mantello sull’Europa e sul mondo? Chi ha seminato, nel corso dei decenni, per avere oggi questo raccolto di sangue e violenza? E’ una domanda sciocca, forse retorica, ma che dobbiamo porci prima o poi, per provare a capire quello che ci spaventa e ci fa tremare. È la risposta, però, che forse dovrebbe farci spaventare e tremare ancora di più. Perché a quella semina e a quella preparazione dell’habitat noi, europei e occidentali di ogni Paese, abbiamo contribuito in maniera determinante. È necessario riavvolgere il film del Novecento e non fare l’errore di fermarci alla fine della seconda guerra mondiale. Certo, anche prima del Novecento si sono gettati i semi dell’odio: non si può cancellare o ignorare il peso dell’epoca coloniale, ma leggere con più attenzione gli ultimi decenni è indispensabile.

Non è necessario elencare tutte le guerre che hanno bruciato intere generazioni, le conosciamo bene e chiunque abbia un minimo di memoria non può averle dimenticate. Semmai il problema è un altro: a chi giovano le guerre, chi le costruisce, chi le progetta, chi le finanzia, chi le combatte, chi le conclude e con quali accordi ? Che cosa cambia dopo ogni guerra, piccola o grande che sia, e quali sono i nuovi equilibri politici ed economici che si creano dopo ogni conflitto? E’ innegabile che l’integralismo religioso giochi un ruolo fondamentale sul tavolo da gioco, ma davvero si può ridurre tutto al fanatismo religioso? No, non si può. La storia ci insegna che da sempre le guerre sono lo strumento principe per il controllo di territori e mercati e per la creazione di nuovi ordini e nuovi equilibri. Per questo le guerre sono sempre studiate e preparate a tavolino. E quello che oggi vediamo nel quotidiano non è da meno. Si possono sostituire i soldati e gli eserciti con uomini disposti a farsi esplodere, si possono sostituire i grandi scenari di guerra con un aeroporto o una stazione della Metropolitana, con un teatro o una discoteca. Ma la sostanza non cambia, i morti hanno sempre la faccia incredula e disperata di chi passava di lì mentre scoppiava una bomba o un colpo di mitra. C’è qualcosa che unisce in una danza macabra, il dramma dei migranti che scappano dalle guerre e dalla miseria per morire nel Mar Mediterraneo, con gli atti di terrorismo che seminano morte: è la regia, più o meno occulta, di chi lavora per creare nuovi equilibri sociali e di chi gestisce questi traffici di nuovi schiavi; è la regia di chi, seduto comodamente nei Consigli di Amministrazione, vende armi sottobanco a chiunque paghi e firma accordi di collaborazione con la compiacenza di Governi e Servizi, che non sono mai davvero assenti in tutta questa ragnatela ma anzi collaborano alla tessitura.

È il senso di Comunità che è andato smarrito, ogni giorno sempre più. E questo fa sì che il sopravvento delle emozioni umane è gestito dalla paura: paura di chiunque si presenti con una faccia diversa da quella rassicurante che vogliamo riconoscere e siamo disposti ad accettare. E la distanza fra la paura e l’odio si assottiglia, e forse questa è la reazione umana più immediata, quella che ci dice che forse non è il caso di andare a un concerto, di entrare in un aeroporto, di salire su una metropolitana. Ci guardiamo in faccia sospettosi, stiamo attenti all’uomo nero, chiudiamo la porta alla voglia di sorridere e di vivere, alla voglia di seguire la strada e i nuovi sentieri. Restiamo sui sentieri che conosciamo perché rassicuranti e perdiamo l’emozione di seguirne di nuovi. Questo è il rischio peggiore: aver paura del piacere delle nuove emozioni.

E su questa paura giocano la loro partita le forze peggiori del genere umano: le forze xenofobe, razziste e fasciste che si stanno facendo strada in Europa, dal Nord al Mediterraneo. A loro piacciono le porte chiuse, per loro è giusto che ognuno resti a casa propria. Io non penso di possedere una casa sola, io penso che la mia casa sia ovunque possa vivere un’emozione che mi faccia sentire vivo. Continuerò a prendere la Metropolitana, andare a un concerto, entrare in un aeroporto e salire su un treno. E chiunque camminerà con me saprà regalarmi un’emozione che non mi farà mai paura. Perché la paura non si può accettare.

 

Maurizio Anelli