La Piazza Di Torino, La Tav E Il Sorriso Di Don Gallo E Erri De Luca

Di: - Pubblicato: 10 Dic 2018

Di Maurizio Anelli.

Quale e quanta differenza raccontano le piazze di un sabato di Dicembre.  Roma e Torino, due storie diverse come diverse sono le facce e i colori che le attraversano in una giornata di sole. A Torino c’è chi scende in piazza per difendere una valle dall’ennesimo scempio. Don Andrea Gallo diceva “…Io sto con chi protesta contro la TAV, sto con i “Partigiani della Valle” che hanno scelto la democrazia e la difesa della salute contro affari e cricche … Questa è una vera e propria resistenza per il futuro dell’ambiente e della democrazia. In quella Valle hanno creato una rabbia, e non sarà facile farla rientrare” http://sanbenedetto.org/2012/03/02/don-gallo-perche-sono-no-tav-5/

Il senso della battaglia contro la TAV nasce dal rispetto che tutti noi dovremmo avere nei confronti di quella valle e quelle montagne, di coloro che la abitano e la vivono tutti i giorni. La piazza di Torino in questo sole di dicembre sarebbe piaciuta al Gallo, avrebbe cantato e ballato insieme con lei, con il suo sigaro in una mano e l’altra pronta a stringere altre mani. Manca il Gallo, manca quella voce forte e ferma che non tremava mai quando sceglieva da che parte stare. Sono sicuro che da qualche parte, lassù, avrà visto quella piazza e quel popolo e avrà sorriso, arrotolando il suo sigaro, nel guardare la sua gente tenace che non si arrende alla stanchezza ed è ancora capace di un gesto antico e nobile: la ribellione contro ogni sopruso, capace di andare  oltre la semplice militanza. Mi piace immaginare il suo sorriso anche qualche settimana fa quando in quarantamila, composti e in fila per tre, sfilavano sempre a Torino per affermare l’esatto opposto, ma chissà perché m’immagino un sorriso diverso: a metà strada fra il divertito e l’indignato. Divertito perché il Gallo sapeva anche ridere delle umane sciocchezze, indignato perché lui sapeva ancora indignarsi nel sentire le persone quando parlano senza informarsi, ma solo per apparire e avere un momento di celebrità. Era la piazza delle “Madamin”, fiere e orgogliose di aver guidato quella piazza e che affermavano con cipiglio che “… Quando le manifestazioni si svolgono in modo rispettoso e civile è una vittoria della democrazia, e ora l’analisi dei costi”.  https://torino.repubblica.it/cronaca/2018/12/08/news/le_sette_madamine_le_piazze_pacifiche_vittoria_della_democrazia_ora_l_analisi_costi_-213766602/

Qualcuno dovrebbe informare le “Madamin” di due cose, piccole ma importanti: la prima è che sabato 8 dicembre 2018 in piazza a Torino c’erano decine di migliaia di persone in più di quarantamila e la manifestazione si è svolta in modo rispettoso e civile come in tante altre occasioni. La seconda è che l’analisi dei costi sulla TAV Torino-Lione è stata fatta da molto tempo, basterebbe avere voglia di documentarsi e di leggere per esempio quanto prodotto in tal senso dal Politecnico di Torino: https://areeweb.polito.it/eventi/TAVSalute/ . Si può fare, anche comodamente sedute in salotto si può leggere, magari sorseggiando un tè. Un’altra cosa che si può fare e che aiuterebbe a comprendere meglio quello di cui si vuole parlare è andare a fare un giro in Val Susa e guardarsi intorno, fermarsi per qualche tempo in valle e conoscere la sua gente, provare a capirne la vita e i sentimenti. Oggi quei sentimenti sono calpestati dal progetto di un’opera anacronistica, inutile e dannosa, costosa, e che avrà tempi di realizzazione lunghissimi.  Non è un passo in avanti verso la modernità come a molti piace far credere, ma è una violenza etica e morale che strizza un occhio al potere economico e industriale e l’altro alla faccia peggiore della politica incapace di guardare lontano ma sempre disposta a inseguire il vantaggio immediato in termini di voti e scambio di favori con le classi dominanti e le “cricche” come diceva Don Gallo.

Nello stesso sabato un’altra piazza in un’altra città si riempiva di gente: Piazza del Popolo, Roma. Altre facce, altri colori, altre storie. Le piazze raccontano sempre qualcosa e quella di Roma racconta qualcosa che non mi piace e mi preoccupa: assomiglia a una “marcia su Roma” dei nostri tempi, in cerca di una legittimazione che già è presente nel nostro Paese, confermata dal voto alle ultime elezioni politiche. Ma alla destra leghista non basta il voto che le consente di governare il Paese insieme al Movimento 5 Stelle, la lega chiede ai propri militanti di riempire la piazza di Roma e di mostrare i muscoli. Il popolo leghista risponde “presente” all’appello del suo capitano. Strana piazza quella di Roma, e in quella piazza c’è uno schiaffo che fa male più di altri: è lo schiaffo con cui una parte del popolo meridionale colpisce il viso di altri meridionali, dimenticando in fretta gli insulti ricevuti negli ultimi trent’anni dalla Lega. Da Umberto Bossi a Matteo Salvini, passando per Borghezio, la storia della lega è un insulto continuo alla storia dell’Italia del Sud. Eppure sembra che tutto questo oggi non valga nulla e anzi è dimenticato. Troppi, da Bolzano a Palermo, guardano alla lega di Matteo Salvini come al partito che ha saputo andare oltre i limiti di un tempo: niente più secessione, niente più “Roma ladrona” e niente più “terroni parassiti”. È un inganno, e lo sanno tutti. Ma a tutti fa comodo fingere che non sia così. Oggi Matteo Salvini è al governo, anzi è lui il Governo: uomo solo al comando e una fitta schiera di cortigiani senza spina dorsale che accettano tutto e il contrario di tutto pur di conservare un posto al sole accanto al nuovo sovrano. Oggi la Lega ha orizzonti più ampi, adesso servono e fanno comodo anche i “terroni” che fino a ieri si deridevano e si insultavano perché adesso i nemici da combattere sono altri, sono i migranti.

È amaro e fa male questo schiaffo, colpisce in modo vile quella parte enorme del popolo meridionale che da sempre si batte con coraggio e dignità contro il potere delle mafie, contro l’indifferenza e la noncuranza di uno Stato da sempre assente nelle terre del Sud. Ferisce e offende vedere una parte rilevante della Magistratura che si accanisce, sprezzante e volgare, contro un Sindaco come Mimmo Lucano capace di capire il valore di parole antiche come solidarietà e accoglienza e di metterle in pratica nella vita quotidiana. È lo stesso accanimento che il Procuratore della Repubblica di Catania riserva da anni alle ONG con accuse infamanti e mai provate, fino a creare il deserto in un Mediterraneo dove si continua a morire ma dove ora non ci sono più testimoni. Sono schiaffi che colpiscono con violenza, ma oggi è questa l’onda che viene cavalcata. Altre onde sono quelle che si abbattono sui naufraghi, ma sono onde di cui non si deve più parlare. Matteo Salvini è fiero della sua piazza in quella Roma che adesso non è più ladrona perché adesso è lui che distribuisce le carte sul tavolo da gioco. Lui è già stato al Governo per anni, nei Governi guidati da Silvio Berlusconi, una delle leggi più infami e vergognose della Repubblica porta il suo nome e lo sfascio in cui vive l’Italia è anche opera sua ma gran parte del Paese ha rimosso questo particolare.

Un sabato di dicembre, tiepido e con un sole che illumina due piazze: Roma e Torino. Da una parte il potere e i suoi complici, l’arroganza e la servitù. Dall’altra quel sapore umano e antico di Resistenza e di ribellione che danno un valore alla vita. C’è il sorriso del Gallo sulla Piazza di Torino, si sente il profumo del suo sigaro e il rumore dolce e pieno di vita del suo ultimo sberleffo al Potere. Ci sono tanti altri sorrisi su quella piazza, come quello di Erri De Luca che un giorno nell’aula di tribunale che lo accusava d’incitamento alla violenza e sabotaggio alla TAV seppe tenere una “Lectio Magistralis” straordinaria per umanità e intelligenza.  https://www.youtube.com/watch?v=C2dY59_2RjU

In quella piazza ci sono centomila sorrisi, come quello di Sara e dei Compagni della Valsesia e come quello di tutti coloro che non rinunciano al diritto della parola contraria e della lotta per una giusta causa.

Scelgo quelle facce e quei colori perché quella è la mia piazza, non saprei e non potrei mai sceglierne un’altra, ora e sempre.