La Repubblica E I Padroni Di Casa

Di: - Pubblicato: 4 giugno 2018

Di Maurizio Anelli

 

2 Giugno 2018. La Repubblica Italiana compie settantadue anni. Un compleanno è sempre una festa, si fanno gli auguri e si brinda. Qualcuno sorride e scherza sull’età, altri ricordano i tempi passati, ma come spesso capita nelle feste importanti c’è qualche imbucato, spavaldo e arrogante. Qualcuno che non è stato invitato ma si comporta come se fosse lui il padrone di casa. E nessuno può accompagnarlo alla porta, perché le regole sono scritte su una Carta che in pochi accettano veramente e rispettano. Ma sono regole giuste e vanno rispettate. Si potrebbe e dovrebbe obiettare che l’ospite imbucato alla festa da tanto tempo disprezza le regole scritte su quella Carta. Lo ha sempre fatto apertamente e pubblicamente, e molti degli ospiti alla festa glielo hanno sempre permesso, tollerando anche le gazzarre più indegne: un cappio sventolato in Parlamento, gli insulti a una donna, Ministro della Repubblica, solo per il fatto di essere “negra”. Qualcuno ha fatto finta di rimproverare questo ospite ma … era solo un buffetto di poco conto. In realtà si è sempre minimizzato, fatto finta di nulla, proprio come Mizaru,  Kikazaru, e Iwazaru, le tre scimmiette sacre. In realtà la cultura orientale assegnava e assegna ancora oggi un altro significato, ben più nobile, al “non vedo, non sento, non parlo” delle tre scimmie. Ma noi siamo in occidente, e questo è.  In questo Paese abbiamo visto e sentito di tutto: dichiarazioni, comunicati, articoli di giornale, interviste, comizi in ogni piazza e, un giorno dopo l’altro, l’aria è diventata sempre più pesante, quasi irrespirabile. Abbiamo sentito parlare di razza bianca, di invasione, di clandestini, e soprattutto abbiamo sentito i toni e le minacce usati nel parlare di tutto questo. Abbiamo sentito parlare prima di Padania come confine geografico per arrivare poi allo slogan “prima gli italiani”.  Abbiamo visto le braccia tese nel saluto fascista in tante occasioni, in una di queste la Piazza del Duomo di Milano era gremita. Sul Palco, uno accanto all’altro, il futuro Ministro degli Interni e i rappresentanti della destra fascista più estrema. Era il 18 Ottobre 2014, e quel giorno le tre scimmiette erano particolarmente distratte. Tante altre occasioni sono arrivate dopo quel pomeriggio d’autunno, da una parte loro e dall’altra le tre scimmiette. Poi, passando da Como, Firenze, Ostia si è arrivati fino a Macerata. In mezzo un lavoro nemmeno tanto oscuro: l’attribuzione della colpa di tutti o quasi tutti i problemi dell’Italia ai migranti, una larga fetta dell’informazione che ha dedicato molto spazio alla cronaca ma quasi nulla all’analisi, alla storia e alla vita dei migranti e, infine, qualche magistrato che ha cavalcato l’onda, criminalizzando le ONG e chi salva le vite in mare. Si è parlato di leggi speciali, di sgomberi e di ruspe.

C’è dell’altro, non solo la lotta feroce ai migranti. C’è una solidarietà mai negata alla parte peggiore delle Forze dell’Ordine, alla repressione e alla violenza che in tante occasioni ha visto uomini sbagliati dentro una divisa dello Stato: dal G8 di Genova a Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi. Qualcuno ha usato toni di violenza e disprezzo nei confronti delle vittime e dei loro familiari: http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2016/01/05/caso-cucchi-salvini-sorella-dovrebbe-vergognare-schifo_42NCMWy8nekzTbc1VZ1DTK.html

Sono passati poco più di due anni da quelle affermazioni e chi le ha fatte  oggi è diventato il Ministro degli Interni del “Governo del cambiamento”.

Andiamo avanti. In questo Paese si parla spesso, e forse troppo, della famiglia. Peccato che si dimentica questa parola quando si tratta di politiche sociali, di scuola pubblica, di asili nido, di tutela dell’infanzia, di coppie di fatto, di omosessualità, dei diritti dei lavoratori che spesso hanno una famiglia e non sanno più come mantenerla. Eppure c’è sempre un momento in cui la famiglia torna al centro del mondo e delle attenzioni della parte più integralista di questa umanità variegata. L’uomo giusto al posto giusto, un concentrato di omofobia e integralismo, sempre vicino alla sfera dell’estrema destra … ma è solo un caso. http://www.repubblica.it/politica/2018/06/01/news/governo_conte_ministro_famiglia_disabilita_lorenzo_fontana_destra_ultradestra_forza_nuova_casapound_matteo_salvini-197931146/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S3.4-T1

Sì, sono tanti gli imbucati alla festa di compleanno della Repubblica. Fra di loro ci sono anche gli ultimi arrivati nella storia politica di questo Paese. Sono quelli che hanno costruito il proprio consenso accusando per anni, e in molti casi anche a ragione, la classe politica di questo Paese. Avevano promesso che avrebbero aperto il Parlamento come si fa con una scatoletta di tonno. Hanno ripetuto come un mantra, per mesi e mesi, che loro non avrebbero mai fatto un Governo con i nemici… “noi siamo un’altra cosa” dicevano:

https://video.repubblica.it/politica/governo-quando-i-5-stelle-dicevano–mai-con-la-lega/304774/305405?ref=RHRD-BS-I0-C6-P1-S1.6-T1

Hanno indossato l’abito bianco della purezza e dell’onestà in tutti questi anni ma non hanno saputo resistere alla tentazione finale: il potere. Hanno giocato anche la carta maldestra della messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica ma poi forse qualcuno gli ha consigliato di lasciar perdere. E ora sono lì, alla festa, e brindano felici e sorridenti. Hanno finalmente le chiavi di casa, in comproprietà con quello che fino a poco tempo fa consideravano un nemico giurato. Ora sono felici entrambi. Coerenza e credibilità abitano altrove, così come la dignità umana e politica. Parlano di Europa e di Euro, di economia, e parlandone negano quello che hanno detto fino a ieri. Il dubbio, o la certezza, è che in fondo abbiano altre priorità.

E noi ? Beh, noi non possiamo e non vogliamo fare come le tre scimmiette e quindi  stiamo e staremo dall’altra parte della barricata. Lenin  diceva  che “Chi non sta da una parte o dall’altra della barricata, è la barricata.” . La storia di questa Repubblica è una storia di muri e barricate, di trame, di tentativi di colpi di stato, di strategia della tensione, di eversione, di mafia e di fascismo. È una storia che ha sempre visto la necessità di scegliere da che parte stare della barricata perché da sempre c’è chi lavora, alla luce del sole o nell’ombra, per riportare indietro le lancette dell’orologio. È una storia lunga, che sembra non finire mai, come sembra non finire mai, in questo Paese, il bisogno di Resistenza.

Resistenza, Repubblica e Costituzione. Sono tre parole che non potranno mai essere separate, la prima è la madre delle altre due. C’è sempre un’origine, una radice. E le radici sono profonde e forti, sempre, anche quando qualcuno pensa che una ruspa possa spazzare via tutto.

Una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica.
In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie.

“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione” (Piero Calamandrei)