La Rete E I Vigliacchi Che Nascondono La Faccia

Di: - Pubblicato: 14 maggio 2018
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Di Maurizio Anelli

“Le conseguenze delle nostre azioni sono come spaventapasseri per i codardi, e come raggi di luce per i saggi.” (Paulo Coelho).

La parola “Cultura” deriva dal latino e sottintende “coltivare”. Spesso, non sempre a ragione, è associata alla conoscenza intellettuale ottenuta con lo studio e alla capacità di trasformare una quantità di nozioni nella consapevole lettura e analisi del mondo che ruota intorno alla propria vita. Conoscere per capire quindi e, in conseguenza di questo, essere in grado di creare un percorso di vita capace di essere sempre un valore aggiunto. Il naturale compagno di viaggio della cultura si chiama rispetto. Quando cultura e rispetto s’incontrano alla stessa stazione il viaggio diventa  affascinante, ma spesso in quella stessa stazione aspetta il “vigliacco”, viscido e nascosto. Lavora nell’ombra, non svela mai la sua faccia: è un vigliacco e basta. All’inizio gioca le sue carte truccate una alla volta, con parsimonia, poi quando si sente sicuro e padrone del campo le svela quasi tutte tranne una: la sua faccia. La partita è truccata e lui lo sa, è lui il mazziere. Conta sulla protezione garantita dall’ombra in cui agisce, ma non solo. Conta, più in generale, sul sistema di protezione che si fonda anche sull’indifferenza.

Andiamo oltre ed entriamo nello specifico: esiste un mondo in cui molto, o quasi tutto, sembra permesso e questo mondo si chiama Internet. Fuori da ogni retorica e da parole che quasi mai hanno un riscontro nei fatti non esiste a oggi una legge che tuteli gli utilizzatori onesti e consapevoli dei social network, ma il discorso è molto più ampio di quanto può sembrare e va oltre i confini della rete. Condannare la rete senza porsi domande sulle questioni morali e culturali che caratterizzano la società nel suo insieme, senza interrogarsi su perché manchino normative precise e chiare che disciplinano l’uso della rete è un grave errore. Non è solo bullismo o “cyberbullismo”, si tratta di qualcosa che va oltre e diventa un fatto di violenza morale vera e propria, che arriva alla rete passando prima dalla cultura in cui si cresce, dalle scuole, dalle strade, dalle case e dagli ambienti dove si vive e dove il rispetto degli altri non ha nessun valore. A tutto questo si potrebbe aggiungere il rispetto della privacy, di cui ci preoccupiamo solo a giorni alterni senza dare mai il giusto peso specifico al controllo che i detentori della rete esercitano su tutti, tracciando ogni nostra mossa e ogni nostro passo. E poi ci sono i vigliacchi. Perché l’attacco personale, l’offesa e l’insulto, la minaccia che si presentano con un post su Facebook diventano qualcosa che s’insinua nelle ombre che s’incontrano ogni giorno sulle strade, nella vita quotidiana. Ci si chiede chi si nasconde dietro un nome inventato, fino a che punto si può spingere e dove è il confine fra quello che si può sopportare e il punto di rottura.  C’è un confine che spesso gli uomini travalicano e che non sempre viene capito da molti di noi, si chiama rispetto. Un volta superato quel limite le parole e i comportamenti assumono un peso specifico che può essere devastante nella sua violenza, che non è solo verbale.  Le vittime sono facili da individuare: dagli omosessuali ai migranti, dalle donne vittime di violenza e di stalking ai malati che chiedono il diritto a un fine vita dignitoso. La società siamo noi, tutti noi, cittadini di un mondo malato e violento. E in questo mondo le Istituzioni come si muovono ? Restiamo per questa volta sullo specifico della “rete”, ci saranno altre occasioni per approfondire tutto il resto che è davvero tanto.

Nel Maggio del 2017, un anno fa, la Camera approvava in via definitiva una legge sul “cyberbullismo”. L’iter della Legge è stato lungo: tre anni e tante modifiche. La legge recita testualmente che per “cyberbullismo” s’intende “…qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito dei dati personali in danno di minorenni, nonché la diffusione di contenuti online il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo”. È un passo, piccolo ma importante. Ma è invece sempre ferma a livello di intenzione una legge, seria ed efficace, sull’omotransfobia: approvata alla Camera nel settembre del 2013, è ferma in Senato da oltre quattro anni. Il Senato non ha fretta. La legge introduce nel nostro ordinamento, per la prima volta, il reato di discriminazione e istigazione all’odio e alla violenza omofobica, però nelle righe finali… afferma esplicitamente che “non costituiscono discriminazione la libera espressione di convincimenti o opinioni riconducibili al pluralismo delle idee”. Il tutto assume un contorno quasi grottesco: si individua un reato, ma queste ultime rendono di fatto inefficace una legge come già avviene con altre leggi, per esempio per la 194 con il diritto all’obiezione di coscienza. In ogni caso il Senato non ritiene valga la pena discuterne e allora si ritorna al via, come in un gioco di società. Qualche volta il via è rappresentato da quel volto anonimo che porta l’uomo al livello della bestia, non animale ma bestia:  c’è una profonda differenza fra l’animale e la bestia. L’animale protegge e il suo branco, non attacca l’uomo se non è l’uomo a minacciarlo, spesso ne diventa amico. La bestia è subdola e vile, si muove nell’ombra. Ma, in quanto bestia, non ha né l’intelligenza né il coraggio dell’animale e per questo spesso si attorciglia la corda intorno al collo con le proprie mani, sporche come la propria coscienza, e proprio quella rete che lui usa per fare violenza e ferire la dignità degli altri può ritorcersi contro di lui. Perché la rete riesce anche a creare solidarietà, protezione. La rete può anche essere una grande strada capace di raccogliere e unire il meglio di quella che noi chiamiamo società. Può dare forza a chi subisce lo stalking e la violenza psicologica.

Luca Paladini è il portavoce de “I Sentinelli”, movimento per i diritti civili conosciuto in tutta la città di Milano e non solo. Da mesi Luca è oggetto continuo d’insulti, minacce esplicite e cariche di violenza, sulla sua pagina Facebook. Su di lui, sul compagno della sua vita e sulle rispettive famiglie, la bestia vomita ogni giorno un carico di odio che sembra non avere limiti.

Luca Paladini foto di Maurizio Anelli

https://video.corriere.it/perseguitato-perche-gay-sentinelli-milano-contro-odio-rete/ef32051c-539d-11e8-aaec-4e7a7b6da69d?refresh_ce-awe_video&counter=2

Luca Paladini, e i tanti nelle sue condizioni, conosce il valore di parole che il suo nemico non ha mai capito: dignità, coraggio, rispetto. Tutto questo gli ha dato finora la forza per reggere questo peso, di stare in piedi e di continuare la sua vita di Uomo libero. Gli amici, il suo Movimento, le donne e gli uomini degni che non mancano in questa città che sa essere migliore di quello che a volte sembra, sono al suo fianco in una battaglia che riguarda lui in prima persona, ma riguarda tutti in un concetto di vita e comunità che “la bestia” non può capire. Si tratta di qualcosa che va oltre la solidarietà, è una battaglia di civiltà che può essere solo vinta e che comunque deve essere combattuta e sostenuta. Per tutto questo, sabato 19 maggio 2018 Milano vivrà una giornata particolare, dove la dignità e il diritto scenderanno accanto in Piazza della Scala. Una giornata che ha bisogno della presenza di chi ancora crede nel diritto e nel rispetto come valori imprescindibili. La differenza fra l’Uomo e la bestia è tutta qui, ha il colore della solidarietà e della dignità umana, non c’è partita.  http://www.radiopopolare.it/2018/05/odio-in-rete-come-nasce-una-manifestazione-contro/

 

“Sapete che c’è? Che tutto quello che sta succedendo in rete lo portiamo in piazza, lo denunciamo ad un microfono e chiediamo risposte alla politica. La nostra campagna contro stalking, cyber-bullismo, minacce, incitamenti all’odio e violenza di genere, inizia Sabato 19 maggio a Milano, a partire dalle ore 11, in Piazza della Scala, che sarà teatro di una grande manifestazione.

Tutti insieme chiederemo anche una legge efficace contro l’omotransfobia.

Porteremo testimonianze, racconti ed esperienze che confermano l’insufficienza dell’attuale legislazione e la necessità di tutelare le vittime dei reati d’odio, che sono oggi amplificati dalla mancanza di regole adeguate all’interno dei social network. Per sconfiggere insieme la cultura dell’odio.”

#STOPHATE

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