La Sposa Bambina

Di: - Pubblicato: 16 maggio 2016

La Sposa Bambina

Mi chiamo Nojoom, ho 10 anni e voglio il divorzio

Un film di Khadija Al-Salami 

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Tratto dal libro “La Sposa Bambina”

di Nojoud Ali e Delphine Minoui, edito da Piemme

Sostenuto da

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Presentato in anteprima al Festival dei Diritti Umani di Milano

 

DAL 12 MAGGIO AL CINEMA

Durata:

99 minuti

Prima di entrare nel merito del film è fondamentale sapere quali sono le origini e parte della biografia della stessa regista, essendo di fatto strettamente legati alla storia del film.

Khadija Al-Salami, prima donna yemenita a diventare filmmaker e produttore, è nata a Sana’a nel 1966.

Durante la proiezione del film alla primissima edizione del Festival dei diritti umani di Milano, la regista ha sottolineato quanto difficile sia ancora oggi girare un film nello Yemen; basti pensare che è solo il secondo film in assoluto girato in questo paese e che il primo fu quello di Pier Paolo Pasolini girato nel 1970 “Il Decameron” assieme al cortometraggio e appello all’ONUNESCO “Le mura di Sana” sempre di Pasolini e dello stesso anno.

 

La regista, Khadija Al-Salami, all’età di 11 anni viene obbligata a contrarre matrimonio con un uomo più grande di lei di oltre venti anni, ma Khadija decide di ribellarsi ai valori in cui crede la sua famiglia e la tribù a cui appartiene, osa lasciare il marito e chiede il divorzio. Con estremo coraggio e determinazione, Al-Salami affronta la consolidata tradizione yemenita e ne esce vincitrice, ottenendo la sua libertà personale e cambiando il suo destino. In seguito alla sua fuga, si affida ad un’associazione, ottiene un impiego presso una televisione locale e continua a frequentare la scuola. All’età di 16 anni riceve una borsa di studio che le permette di seguire il suo sogno di andare a studiare negli Stati Uniti dove riesce a laurearsi brillantemente in Produzione e Regia Cinematografica.

 

Recentemente il film è stato premiato come Best Fiction Film all’International Film Festival di Dubai nel 2014.

Basato su una storia vera, raccontata nel libro “I am Nojoud, age 10 and divorced” di Nojoud Ali e della giornalista Delphine Minoui – pubblicato il 22 gennaio 2009 da Michel Lafon, tradotto in 17 lingue e venduto in 35 paesi – il film ripercorre anche il vissuto della stessa regista, Khadija Al Salami, la quale grazie al suo coraggio è riuscita a fuggire da un marito aguzzino all’età di 11 anni.

Dopo la pubblicazione nel 2009 del libro in cui viene raccontata la vera storia di “Nojoud”, Khadija Al-Salami comprese che, proprio grazie alla sua eredità yemenita, alla conoscenza del suo paese e della sua cultura e alla sua storia personale molto simile a quella del racconto e della storia vera di Nojoud Ali, sarebbe stata la filmmaker più capace e adatta a fare conoscere al pubblico la pratica dei matrimoni precoci, un tema di estrema rilevanza, straziante e, purtroppo, terribilmente reale. Sono 60 milioni infatti le donne che in tutto il mondo soffrono giornalmente di abusi fisici e mentali causati dai matrimoni precoci, mentre sono 70.000 le giovani donne che muoiono ogni anno a causa di questo male sociale contemporaneo. 

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Al-Salami ha affrontato enormi difficoltà politiche e finanziarie per realizzare questo film nel modo più realistico possibile, girandolo interamente nello Yemen e ingaggiando esclusivamente attori yemeniti. I paesaggi mozzafiato dello Yemen, il suo popolo, la sua musica, la sua cultura, e la sua arcaica pratica dei matrimoni infantili e i diffusissimi abusi sulle donne sono temi raramente trattati nei film. La Sposa Bambina è un appello a tutti quei paesi in cui i matrimoni precoci sono tuttora consentiti e celebrati, affinché sia messa la parola fine a questa pratica primitiva e ripugnante.

“Oggi sono riuscita a cambiare il mio destino” – afferma Khadija. Trenta anni più tardi, grazie ai suoi sogni e alla sua tenacia, Khadija è diventata la prima donna regista yemenita e molti dei suoi film e documentari sono legati dal filo rosso del tema delle donne che vogliono vivere liberamente la loro vita.

 

Sinossi

 

Una bambina entra in un’aula di un tribunale, guarda il giudice dritto negli occhi e gli dice: «Voglio il divorzio». Nello Yemen, dove non sono previsti limiti di età per poter contrarre matrimonio, una bambina di 10 anni di nome Nojoom è costretta a sposare un uomo di 30 anni. La dote derivante dal matrimonio fornisce alla famiglia della bambina la possibilità di ricevere una piccola entrata economica e l’opportunità di liberarsi di una bocca in più da sfamare. Per tutti si tratta di un accordo legittimo e soddisfacente: per tutti tranne che per Nojoom che vedrà presto la sua vita volgere al peggio.

La sposa bambina racconta la storia di una bambina yemenita in cerca di giustizia. Nojoom inizia una solitaria e determinata battaglia contro le pratiche arcaiche seguite dalla sua famiglia e dalla sua tribù, riuscendo a sfuggire al controllo del marito e dei suoi genitori e a ottenere il divorzio.

La regista punta il dito anche sul concetto di onore, di fronte alle famiglie della stessa tribù e che porterà la famiglia di Nojoom alla rovina e di conseguenza al suo matrimonio precoce.

E’ di fondamentale importanza sottolineare questo aspetto, quello dell’onore, proprio perché diffusissimo in culture anche diversissime e distanti tra loro e che troppo sovente portano le persone a vivere una vita a metà, e ancora più spesso ad una sofferenza sia fisica che interiore imposta da secoli di repressione in nome di ideali e costumi di cui ormai non si ricordano neppure le origini e che servono solo a legittimare prevaricazioni su donne e bambini.

La battaglia di Nojoom e della regista stessa è una battaglia per la libertà delle donne del suo paese, un esempio contro la violazione dei diritti umani e il simbolo della lotta contro le pratiche arcaiche considerate ancora oggi legali nello Yemen e in molti altri paesi.

 

Daniel Battaglia