La Turchia, Israele E La Lectio Magistralis Di Ponzio Pilato

Di: - Pubblicato: 14 Ott 2019

Di Maurizio Anelli.

C’è un Popolo che il mondo vuole senza terra, sparpagliato e disperso in mille rivoli tra Turchia, Iraq, Iran e Siria. C’è un Popolo che ha lottato con ogni goccia del suo sangue e della sua fatica contro lo Stato islamico jihadista. Il mondo dimentica in fretta, non guarda e se ne lava le mani, come Ponzio Pilato ha insegnato tanto tempo fa al mondo dei mercanti. C’è un popolo che ha perso quasi tutto, tranne la dignità: è il popolo Curdo.  E poi … è grande il Kurdistan, un territorio immenso e ricco di petrolio e in gran parte immerso nei confini turchi. Questo spiega già molto, ma un vecchio articolo del gennaio 2006 firmato da Margherita Casillo lo spiega ancora meglio; è un articolo lungo da leggere, parte da lontano e arriva diritto al dunque.  https://www.peacelink.it/conflitti/a/14329.html.

Partire da lontano è sempre la strada migliore per arrivare al presente e la storia del popolo curdo, al pari di quella di altri popoli, è una storia che affonda le sue radici nell’indifferenza delle coscienze e nella violenza arrogante delle potenze del mondo che decidono chi, come e quando: chi ha diritto a una terra, in quali proporzioni e a quali condizioni. Il diritto di esistere e ad avere un proprio Stato viene “concesso” al popolo curdo nel 1920, ma solo pochi anni dopo viene, di fatto, negato dal trattato internazionale di Losanna che vede il presidente della Repubblica turca, Moustafà Kemal Ataturk, ottenere il consenso delle potenze occidentali nel disconoscere la nascita di uno stato indipendente curdo. Sono le fondamenta della discriminazione nei confronti della popolazione curda. La discriminazione ha sempre tante facce e quella subita dai curdi in Turchia ha il volto della negazione culturale, sociale e politica. Subito dopo il trattato di Losanna la lingua curda viene interdetta e proibita nelle scuole e questo ricorda quanto successo in Irlanda, nella seconda metà dell’800, quando l’insegnamento della lingua inglese nelle scuole cancellò la lingua gaelica. La discriminazione contro i curdi portò con sé la chiusura di giornali e scuole, lo smembramento e lo spostamento forzato della comunità curda e una legge marziale che durerà fino al 1946 e che impedirà per legge, fino al 1965, l’ingresso degli stranieri nella regione curda in Turchia.

Come e perché tutto è stato permesso alla Turchia ? La risposta sembra ed è la più facile delle risposte: intanto la sua posizione geografica, strategica e fondamentale per tutta la zona d’ombra degli interessi occidentali in quell’Area del Mediterraneo. In secondo luogo il ruolo politico ed economico che la Turchia ha conquistato all’interno del cerchio magico delle potenze occidentali: partner commerciale privilegiato per molti, in modo particolare degli USA che grazie alla Turchia possono contare su un alto livello di controllo del territorio mediorientale e mediterraneo. Infine, ma non ultimo, la Turchia oggi è una grande potenza militare all’interno della Nato e dispone di forze armate in grado di competere, e forse di superare, potenze storiche come Francia e Inghilterra. Ma tutto questo forse ancora non basta a spiegare l’accondiscendenza con cui l’occidente guarda alla Turchia: il petrolio e il controllo mediorientale hanno un’importanza enorme, certo, ma l’indipendentismo dei curdi iracheni spaventa la Turchia, e non solo la Turchia, anche perché potrebbe essere il passo per arrivare a un Kurdistan unitario. L’indipendenza e l’autodeterminazione di un popolo spaventano sempre i potenti della terra, anche per questo le guerre nascono e nessuno si oppone davvero.  E questo è il dato inaccettabile. Nella lotta contro lo Stato islamico i combattenti curdi hanno pagato un tributo enorme di vite umane, hanno versato ogni goccia del loro sangue. Loro, insieme ai ribelli siriani, hanno affrontato sul campo i jihadisti, e anche su quel campo hanno conquistato il loro diritto all’indipendenza. La guerra scatenata da Recep Tayyip Erdoğan vuole cancellare quel diritto e permetterà  all’Isis di riorganizzarsi, rendendo inutile quella lotta vittoriosa e durata a lungo. Per cosa hanno combattuto le donne di Kobane ? Molte di loro erano e sono giovanissime, hanno combattuto con ogni forza contro i fanatici dell’Isis che promettevano il paradiso, ma intanto bruciavano e violentavano. Le donne di Kobane hanno insegnato una pagina di vita al mondo intero con il loro coraggio e con il loro sacrificio, rifiutando quel ruolo di spettatrice e di vittima sacrificale che tanto piace a quella parte di società perbenista e ipocrita. Perché la nostra società, e noi maschi bianchi e “democratici” ne siamo i primi artefici, questo chiede alle donne: essere spettatici compiaciute e compiacenti di tutte le scelte che contano, guerre comprese. Loro, le donne di Kobane, hanno invece scelto la guerra per ricostruire la vita. Hanno scelto di prendere in mano un fucile e sparare, perché quando non esiste più altra scelta il diritto a vivere si conquista e si difende anche così. In quella lotta c’è stato qualcosa di veramente rivoluzionario e umano che ha saputo andare oltre l’azione militare. Oggi il mondo ha dimenticato Kobane, quei giorni e quelle donne, e di questo qualcuno dovrà pur rispondere un giorno. Esistono grandi similitudini fra il dramma del popolo curdo e quello del popolo palestinese: la violenza estrema degli attacchi che devono affrontare e subire ogni giorno e ogni notte, e il silenzio, complice e vigliacco, delle nazioni e delle diplomazie. Turchia e Israele hanno piena libertà di azione: bombardare e uccidere, costruire muri e cancellare ogni traccia di umanità, nessuno osa alzare la voce nei loro confronti… qualche nota ufficiale di diplomatico biasimo ma nulla di più concreto.

“… alla luce dell’operazione militare turca nella Siria nord-orientale, l’Ue ribadisce che una soluzione sostenibile al conflitto siriano non può essere raggiunta militarmente e invita la Turchia a cessare l’azione militare unilaterale: davvero l’Europea pensa di fermare Erdogan e le sue milizie con una tale minaccia ? https://www.huffingtonpost.it/entry/il-ricatto-di-erdogan-allue-soldi-per-fermare-i-profughi_it_5d9e0199e4b02c9da042ce1a

Qualunque accordo è disatteso, perché il destino degli accordi sembra essere questo: si firmano davanti alle telecamere del mondo, si guadagnano le prime pagine per qualche tempo, poi s’ignorano e infine si rinnegano. Lo Stato di Israele è maestro in tutto questo, come dimostra ignorare la risoluzione 242, del 22 novembre 1967, che imponeva la restituzione dei territori occupati in seguito alla Guerra dei Sei giorni: le Alture del Golan, la Striscia di Gaza, la penisola del Sinai e Gerusalemme est. In Palestina e in Siria le bombe al fosforo tracciano la loro strada nel silenzio compiaciuto dell’Europa nella complice indifferenza degli Stati Uniti. Gli Interessi economici e gli equilibri territoriali sono più importanti di tutto. A chi davvero interessa l’autodeterminazione dei popoli e il loro diritto a una terra e a una vita ? A nessuno. Interessa solamente quella visione egemonica che porta inevitabilmente a conflitti senza fine, o la cui fine può essere una sola: nessuna libertà di scelta per l’ultimo anello della catena. In quella visione di egemonia non c’è posto né per i palestinesi né per i curdi.

La “lectio magistralis” di Ponzio Pilato, prefetto di Giudea, ha trovato nel corso dei secoli studenti attenti e ammirati, tutti laureati a pieni voti e con lode nell’Università della diplomazia. Lasciar correre e girarsi dall’altra parte, non prendere posizione, lavarsene le mani. Tutto passa e il tempo sbiadisce i ricordi e sfuma le responsabilità. Il silenzio è sempre imbarazzante, mai giustificato ma colpevole.

La libertà di un popolo sta in un dipinto di Vincent van Gogh e nella penna di un poeta. Sarebbe una favola se così fosse, ma le favole non arrivano mai quando le aspetti e le sogni e allora così non è: la libertà di un popolo passa dalla rivolta di quel popolo che prima la conquista e poi la difende. Con un fucile in mano se necessario. La storia questo insegna e questo non può essere dimenticato, è il solo modo per portare rispetto a chi ha combattuto una guerra di Resistenza e di Liberazione, il solo modo per ricordare una scelta di umanità e di dignità. Le donne di Kobane l’hanno ricordato al mondo intero, ma il mondo preferisce ricordare la “lectio magistralis” di Ponzio Pilato.