La Vita E’ Un Viaggio E Lungo O Breve Che Sia, E’ Fascino, Emozione

Di: - Pubblicato: 17 Ottobre 2016

Ogni fermata toglie e regala qualcosa, ma a ogni fermata è giusto scendere per capire, respirare e poi ripartire verso altre fermate. La vita è un mistero, qualche volta ti sorride, qualche volta ti sfida e ti mette davanti a un bivio. Tante volte diventa un “Mistero Buffo”.

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Questa è la prima cosa che mi è venuta in mente quando ho sentito alla radio la notizia della morte di Dario Fo. “Mistero Buffo”, la prima volta che ho visto Dario Fo a teatro. Erano gli anni settanta e la Palazzina Liberty di Milano, piena di gente di ogni età, mi sembrava il centro del mondo. Qquel mondo che volevamo cambiare, anzi quel mondo che sicuramente avremmo cambiato. Ne eravamo convinti, sicuri. E Dario e Franca erano lì, a rafforzare questa nostra convinzione con l’ironia, l’intelligenza, e quella dolcezza a metà strada fra la risata e la tristezza che solo un “giullare” riesce a trasmettere con tanta intensità. C’era una fame immensa di cultura, di voglia di esserci e di sentirsi una voce unica fuori dal coro, e c’era una rabbia enorme in quegli anni che non furono solo di piombo come in tanti vogliono chiamare. Sono stati anche qualcosa di più bello e di più importante, perché accanto alla rabbia camminavano anche i sogni e una speranza enorme che ci portavano a guardare lontano, e in quella Palazzina si respirava un’aria che aveva quel profumo. E in quella Palazzina recitava quel “grillo parlante” che si faceva beffa di ogni potere, dalla Chiesa allo Stato passando per i giornali potenti di allora, sempre schierati e allineati con tutti i poteri. Quel “grillo parlante” trasmetteva emozioni e sentimenti oltre ad un sorriso. Irridere l’arroganza del potere, ridurla in frantumi narrandone l’ipocrisia e la povertà morale. Non era facile, non è mai stato facile, sorridere del Potere con intelligenza e senza scadere nella volgarità. Dario e Franca ne erano capaci, insieme. Perché insieme si riesce sempre meglio che da soli: ognuno rafforza l’altro e lo migliora, si arrotonda ogni spigolo, si costruisce qualcosa che magari l’altro non vede. Non riesco a separare Dario e Franca, ognuno dei due era grande anche grazie all’altra e all’altro.

La Palazzina Liberty di Milano mi riporta anche a “Morte accidentale di un anarchico”, qualche tempo dopo. Non è stato solo un grande Teatro, “Morte accidentale di un anarchico” era e resta ancora oggi un dito puntato contro lo Stato per la Morte di Giuseppe Pinelli. Forse fu la denuncia più forte della colpevolezza dello Stato, l’unica denuncia che in quegli anni di vergogna e di spregio delle Istituzioni si potesse fare allo Stato in piena libertà. Eppure quello spettacolo costò a Dario Fo e Franca Rame decine di processi, ma il messaggio era ormai partito e nulla poteva fermarlo.

Per anni Dario e Franca furono osteggiati ed esclusi dalla Televisione, ma i Teatri erano sempre pieni. Perché il Potere può censurare, mettere i bastoni fra le ruote, ostacolare, ma il “Giullare” trova sempre una porta aperta o una piazza che vuole ascoltarlo. Il “Giullare” è sempre uno spirito libero e Dario Fo è sempre stato un uomo libero per definizione e per questo si rispetta e si ama, anche quando non si è d’accordo con lui e con le sue idee. Alcune generazioni hanno delle piccole fortune, di cui a volte si prende coscienza subito e a volte con il passare del tempo, e quegli anni settanta attraversati da Dario e Franca, da Enzo Jannacci, da Giorgio Gaber sono stati per la mia generazione un piccolo, grande privilegio. La Palazzina Liberty è ancora li, nel verde e in mezzo agli alberi di Largo Marinai d’Italia, in quella Milano che ha amato quel giullare che sbeffeggiava il Potere della Chiesa, dello Stato, quel giullare che cantava e rideva insieme al suo popolo perché …

“Il fatto è che noi villan…Noi villan… E sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam”.

 

Maurizio Anelli