L’Abbraccio Che Non C’è

Di: - Pubblicato: 2 Mar 2020

Di Maurizio Anelli.

C’è una storia dentro ogni persona, dentro ognuno di noi. Come un libro dove ad ogni capitolo ciascuna pagina spiega il prima e prepara il dopo. Italo Calvino scriveva “…Come stabilire il momento esatto in cui comincia una storia? Tutto è sempre cominciato già prima. La prima riga della prima pagina di ogni romanzo rimanda a qualcosa che è già successo fuori del libro. Oppure la vera storia è quella che comincia dieci pagine più avanti e tutto ciò che precede è solo un prologo.”.

Voglio provare a leggere e a conoscerequello che oggi stiamo vivendo, per riuscire a vedere meglio il prima e provare a capire davvero come scrivere il prossimo capitolo. Ci sono due mondi fuori dalla porta, che guardano in modo diametralmente opposto alla vita delle persone. Due mondi in antitesi e in lotta fra di loro, perchè troppo diversi sono gli occhi e le motivazioni con cui guardano alle persone. Da una parte c’è un mondo che calcola tutto e dove ogni algoritmo cerca di condizionare e suggerire ogni nostra mossa, un mondo che spinge sull’acceleratore per arrivare a determinare il nostro “output”: l’indifferenza. Gli algoritmi sono delicati, complessi e sofisticati, perchè si affidano al calcolo e dimenticano il lato umano. Dall’altra parte c’è l’antitesi: è quel mondo che rifiuta il calcolo e sceglie il lato umano, affascinante ma così vulnerabile. Il mondo che calcola tutto e vive di algoritmi, oggi trova alleanza nella paura generata da un virus e alimentata dall’umana vulnerabilità. È tutto lecito, o quasi. La preoccupazione e l’apprensione sono comprensibili, come è giusto cercare l’antidoto per ogni malattia. Il muro e la porta chiusa sono pericolosi. La paura è sempre pericolosa quando non viene gestita e controllata, toglie lucidità e alza barriere invisibili che condizionano il pensiero. C’è un contagio che diventa più pericoloso di ogni virus: è il distacco. Un distacco che all’inizio è solo fisico, il rischio è che progressivamente diventi un distacco più grande capace di allontanare le persone. La paura non combatte la morte, perché combatte sempre contro la vita. Intanto il mondo che calcola tutto continua il suo lavoro, ed è un lavoro sempre più sporco: mentre il pianeta insegue “il paziente zero” in Italia e i Europa, in Siria l’inferno va avanti.

http://contropiano.org/news/internazionale-news/2020/02/29/la-turchia-usa-i-profughi-per-farsi-aiutare-dalla-nato-contro-la-siria-0124600

È un inferno che sembra non finire e che ad ogni ora guadagna un metro di fuoco dove brucia la vita di donne e uomini, di bambini. L’isola di Lesbo offre al mondo un quadro spaventoso, dove nessuna speranza affiora da quel mare nel quale perfino i bambini cercano il suicidio, come un sollievo finale dopo tutto quello che hanno visto. Al confine fra la Grecia e la Turchia succede di tutto e i profughi vengono respinti con la forza e con i lacrimogeni; le Autorità della Grecia affermano che “… Il governo è deciso a fare tutto il necessario per assicurare i confini del paese “…chi scappa dalla guerra non ha nessun diritto, questo è il messaggio che arriva forte e chiaro. Se La Turchia inasprisce la situazione, al confine con la Grecia il collasso umanitario è vicino e non guarderà nessun confine. C’è una terra di nessuno dove i profughi sono ammassati a migliaia, siamo davanti ad una tragedia immane e quasi impossibile da gestire sul fronte diplomatico a pochi giorni dall’incontro fra Erdogan e Putin.

La Turchia di Erdogan cerca in tutti i modi di riconquistare il sostegno della sua gente, e gioca le sue carte al tavolo da poker con un’Europa sempre più fragile e con un mondo che osserva, che aspetta di vedere come finisce la partita. La partita non riguarda solo la Turchia di Erdogan e la Russia di Vladimir Putin, perché nessuna guerra ha mai avuto solo due contendenti. Ogni guerra, però, ha sempre avuto un solo perdente: l’ultimo della fila. E all’ultimo posto della fila sono in tanti a giocarsi il posto, e a quei tanti toccherà pagare il conto degli equilibri che il mondo sceglie come primari. Gran parte del mondo è in vendita, e sulle bancarelle di quel mercato la Siria è un pezzo importante che piace a tutti. Si tratta solo di mettersi d’accordo sul prezzo da pagare, ma questo è solo l’aspetto geopolitico. Sull’aspetto umano l’accordo c’è già, c’è sempre stato: il prezzo lo pagano i profughi, e questo va bene a tutti i mercanti in fila al mercato.

Antonio Gramsci parlava delle masse subalterne e della loro impossibilità di trovare una reale emancipazione dalla loro condizione: oggi queste masse subalterne sono sempre più numerose, hanno superato il recinto delle classi lavoratrici e hanno mille volti e mille radici. SI parla spesso del Diritto Internazionale ma l’uomo rimane sempre un animale in cerca del suo territorio e quel territorio deve essere conquistato ad ogni costo, la storia dei popoli e il Diritto sono ostacoli che si abbattono ogni giorno e, il “come fare”, sono le strategie politiche ed economiche a deciderlo affidando poi il compito finale alla forza militare che lo assolve.

Come stabilire, allora, il momento esatto in cui comincia una storia? C’è un rimosso nella storia delle persone, ognuno di noi lo custodisce tante volte senza saperlo, senza averne coscienza. È il rimosso delle esperienze e delle sconfitte, personali e collettive; chissà perché pensiamo di esserne immuni e di saper provvedere in qualunque momento alle difficoltà e agli imprevisti, agli accadimenti della vita che amiamo considerare come una variabile impazzita che si prende gioco di noi. Diamo la colpa al destino, ma ci dimentichiamo quasi sempre che quello che noi chiamiamo “destino” lo costruiamo anche con le nostre mani. Qualche volta sono mani che tremano di fronte a quello che non conosciamo, altre volte sono mani che guardano con superficialità e indifferenza quello che gli altri ci porgono. Altre volte, infine, sono mani che decidono di non stringere più una mano diversa dalla propria e che chiede semplicemente un abbraccio, un sorso di umanità. Quella zona d’ombra che non vogliamo vedere è lì, davanti a noi. Chiede semplicemente di essere vista senza voltare la testa da un’altra parte, chiede solo di tendere un braccio e stringere una mano che lo chiede.

C’è un virus più insidioso e pericoloso di quello cha oggi ci confina nelle zone rosse e ci chiude in casa in attesa di un vaccino che ponga fine a tutto: è il distacco dalla vita degli altri. La mia storia è simile a quella di tanti altri, non sono meglio o peggio di nessuno, ma mi appartiene. E il prossimo capitolo del mio libro voglio scriverlo con le mie mani e con la mia mente, non voglio avere paura di un abbraccio, mi fanno più paura la freddezza e il distacco di chi sceglie di non scegliere su quale lato della strada camminare. Mi fa più paura un mondo artificiale che si fonda solo sul calcolo di variabili governate da altri. Cerco un nesso fra la vita e la politica, quella vera che si occupa in primo luogo delle persone, e fatico a trovarlo. Ma ho amato troppo don Chisciotte per smettere proprio adesso; lo so, qualche volta provare a distinguere il vero dal falso costringe a passare attraverso il sogno e l’utopia. Va bene uguale, accetto il passaggio.