L’Arena, Il Torero E I Banderillos

Di: - Pubblicato: 19 Gennaio 2020

Di Maurizio Anelli.

C’è una linea di confine nella vita di tutti, segna indelebilmente il territorio che ognuno di noi ha scelto come proprio.  È una scelta inevitabile: da una parte o dall’altra, senza sfumature. Matteo Salvini ha scelto, da sempre, di varcare quel confine e di marchiare il proprio territorio e gli va dato atto che le sfumature non hanno mai colorato il suo disegno, chiaro e preciso da subito. Ha usato tutti gli strumenti che gli sono stati concessi da un Paese che da tempo ha perso memoria e dignità, e quando gli strumenti non bastavano ne ha inventati altri a suo piacimento. Ha coltivato complicità, capitalizzando al massimo gli istinti più rozzi di un popolo sempre più incapace di guardare la propria storia, ha individuato un nemico e l’ha dato in pasto a quegli istinti. Ha ottenuto consensi, diventando in pochi anni il simbolo di una “pancia” totalmente scollegata dalla ragione e dal cuore e questo per lui non è mai stato un problema. La storia ci insegna che l’uomo solo al comando ha bisogno di dividere, di seminare astio e diffidenza, ha bisogno di quel nemico sul quale scaricare ogni responsabilità e su cui convogliare la rabbia del proprio pubblico. È una corrida e il toro sanguinante, ferito e sempre più solo, scatena gli olè del pubblico pagante ed eccitato alla vista dello spettacolo. Matteo Salvini è il torero che eccita tanti animi italici, nostalgici dell’impero e dei proclami dal balcone della piazza, ha sempre scelto con cura l’arena dove esibirsi: da Riace alle coste siciliane, dove il Mare Mediterraneo scaricava nell’arena le vittime da sacrificare in nome della sicurezza della patria. Ma, come ogni matador, anche Matteo Salvini ha avuto bisogno dei suoi “banderilleros”: anche loro diventano protagonisti e il loro compito è facilitare l’atto finale del matador. A lui la spada che finisce il lavoro, a loro l’onore di averlo accompagnato nell’arena, accontentandosi di un ruolo marginale solo in apparenza.

Ernest Hemingway scriveva che “… Tutta la corrida è basata sul coraggio del toro, la sua semplicità e la sua mancanza d’esperienza.” È davvero così, il gesto finale del torero è studiato, preparato nel tempo, protetto dai suoi guardaspalle, mentre la vittima arriva nell’arena con la sola arma del proprio coraggio e della sua disperata solitudine che lo porta ad affrontare l’atto in più del suo cammino. Pe Matteo Salvini è stato facile entrare nell’arena e affrontare le sue vittime, portate fin sulle nostre coste da quel coraggio che le aveva spinte a superare ogni onda del mare. Il coraggio è come il vento, non si ferma davanti alle onde del mare e allora lui ha provato a fermarlo con le leggi speciali, con le motovedette e con la firma di qualche Sostituto Procuratore della Repubblica. Il pubblico applaude comunque, incapace di vedere oltre l’orizzonte dell’arena.  Questa Terra è ricca di arene e toreri ed è piena anche di “banderillos”, servi sempre pronti ad aiutare i padroni del momento. Ma il coraggio, quello vero, non scorre nel loro sangue. Nessuno di loro saprebbe affrontare il mare in tempesta su un barcone, nessuno di loro s’incamminerebbe a piedi su un sentiero pieno di neve per passare un confine e arrivare al di là delle Alpi, in Francia. È un coraggio esibito solo a parole, dove l’insulto e l’arroganza affogano la ragione e il Diritto e la Costituzione e per questo il loro coraggio si ferma sul molo di un porto, Catania o Siracusa non fa differenza. Nel Marzo del 2019 i “banderillos” salvano il torero al Senato della Repubblica, respingendo la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del loro ministro dell’Interno. L’accusa era relativa al caso della  nave Diciotti: sequestro di persona, aggravato dal non aver concesso lo sbarco ai 137 migranti fra cui diversi minori, dopo averli tenuti sul molo di Catania per dieci giorni nell’estate del 2018. Prima e dopo quei giorni il torero aveva trovato il tempo per altre corride: il modello Riace e Mimmo Lucano, il Sindaco accogliente e umano, testardo e idealista, capace di restituire dignità a un Paese abbandonato e ai migranti che lo avevano ripopolato. La guerra dichiarata alle ONG, le leggi speciali e il decreto sicurezza, uno e due. Il pubblico dell’arena applaudiva sempre più forte e aspettava solo la fine del toro… prima o poi sarebbe caduto nella polvere, trafitto dal colpo finale del matador che, sempre più ubriaco di se stesso, arrivava a chiedere i “pieni poteri”.

La storia è nota, e sappiamo com’è andata, ma sappiamo anche che non è ancora finita perché il torero sta studiando le sue mosse e le sta mettendo sulla scacchiera, una a una. I “Banderillos” sono ancora al loro posto, hanno cambiato vestito e hanno un cappello diverso ma “banderillos” erano e sono rimasti. Il decreto sicurezza è ancora legge, Mimmo Lucano non è più Sindaco e Riace non ritroverà più quello che ha perso, nel Mediterraneo si continua a morire. Forse qualcosa cambierà, forse…ma il pubblico pagante dell’arena è ancora eccitato e sembra ancora più incattivito. Il 20 gennaio, quando quest’articolo sarà pubblico, il Senato della Repubblica sarà chiamato ancora a votare per un’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini: questa volta l’oggetto è la nave Gregoretti della guardia costiera, bloccata nel porto di Augusta con 131 migranti a bordo. Analogie e differenze fra la nave “Diciotti” e la “Gregoretti”: a bordo ci sono vite da salvare ma una era una nave di un’ONG mentre l’altra era una nave della Guardia Costiera Italiana, una nave militare quindi. La differenza può avere una rilevanza dal punto di vista legale, o forse no. Sicuramente non ha nessuna rilevanza dal punto di vista etico e umano: a bordo c’erano vite umane da salvare, e questo è quello che conta davvero.

Il torero afferma di non avere nessuna paura di affrontare alcun processo. Forse è davvero così, o forse no. Una cosa però questo Paese senza memoria e senza vergogna dovrà ammettere, prima o poi, e dovrà renderne conto ai propri figli quando un giorno chiederanno “… perché avete permesso tutto questo ?”: Matteo Salvini era e rimane il torero cattivo, ma non è mai stato solo nella sua arena. Erano in tanti intorno e insieme con lui, e davanti a lui e hanno sempre abbassato la testa, hanno firmato e condiviso ogni scelta: da Riace alla guerra contro le ONG, dal decreto Sicurezza alla chiusura dei porti. L’hanno fatto, per convenienza politica o per condivisione di un’idea politica sta a loro spiegarlo, però l’hanno fatto e ne dovranno rispondere. Quando si nasce “banderillos” non basta cambiare vestito e indossare un cappello diverso, le responsabilità di quanto accaduto in questi anni restano. E resta anche quel senso di amarezza, che sempre più si avvicina al disgusto, nei confronti di quella classe politica e dirigente convinta che questo Paese sia sempre disposto a dimenticare tutto come se niente fosse successo. È invece è successo tutto quello che non doveva succedere in un Paese civile e Democratico. Non basta seminare odio perché questo possa attecchire, la dignità ha ancora un valore ed è scritta nel DNA di tante persone. C’è qualcosa che è più forte dell’odio perché ha dignità: è il disprezzo.

Intanto il torero prepara un’altra corrida, ci sono altre arene dove esibirsi: l’Emilia Romagna e la Calabria, due terre che questo Paese ha sempre voluto connotare e identificare con una fotografia che non sempre corrisponde alla verità. È una fotografia che tutti noi dovremmo osservare con più attenzione, perché non sempre quello che si vede in primo piano racconta tutta la verità, una fotografia ha sempre un lato che appare sfuocato, nascosto, e che forse non conosciamo fino in fondo. In quel lato sfuocato e nascosto ci sono storie umane che meritano un riguardo e un rispetto che troppo spesso il pregiudizio nasconde. Forse questo Paese può ancora cambiare, o forse no, ma so che questo Paese non è tutto seduto sulle gradinate dell’arena ad aspettare di gridare “olè” a ogni colpo inferto al toro. Questo Paese è fatto anche da Donne e Uomini che credono ancora che un mondo diverso sia possibile e ogni giorno lavorano, lottano, faticano perché questo sia possibile. Troppe volte è una lotta contro i mulini a vento e le pale del mulino troppe volte sono mosse proprio da chi gioca sulla dignità di chi lotta e fatica ogni giorno per costruire un mondo diverso. https://www.corrieredellacalabria.it/cronaca/item/144372-i-legami-pericolosi-della-lega-sullasse-reggio-rosarno-lamezia/

Le elezioni in Calabria e in Emilia Romagna sono l’ennesima Arena dove il torero gioca una volta ancora la sua carta truccata. Non mi sono mai piaciute le arene, odio la corrida perché penso che serva solo a quei piccoli uomini che devono dimostrare di possedere quel coraggio che non avranno mai, e comunque sto dalla parte del toro. In quanto ai “banderillos”… non basta cambiare vestito o mettere un altro cappello, le maschere non bastano mai a nascondere il ghigno sul volto delle persone.