Le Aziende Alimentari Italiane Hanno Annunciato L’Addio All’Olio Di Palma

Di: - Pubblicato: 22 agosto 2016

La petizione lanciata 18 mesi fa su Change.org da “Il Fatto Alimentare” e ”Great Italian Food Trade”,  contro l’invasione dell’olio tropicale e sostenuta da 176 mila firme, ha raggiunto l’obbiettivo.

foto 1 x art Samathna Di Vito

I contaminanti da processo a base di glicerolo presenti nell’olio di palma, ma anche in altri oli vegetali, nelle margarine e in alcuni prodotti alimentari trasformati, suscitano potenziali problemi di salute per il consumatore medio di tali alimenti di tutte le fasce d’età. L’EFSA ha valutato i rischi per la salute pubblica derivanti dalle sostanze: glicidil esteri degli acidi grassi (GE), 3-monocloropropandiolo (3-MCPD), e 2-monocloropropandiolo (2-MCPD) e relativi esteri degli acidi grassi. Tali sostanze si formano durante le lavorazioni alimentari, in particolare quando gli oli vegetali vengono raffinati ad alte temperature (circa 200° C). I più elevati livelli di GE, come pure di 3-MCPD e 2-MCPD (compresi gli esteri) sono stati riscontrati in oli di palma e grassi di palma, seguiti da altri oli e grassi. Per i consumatori a partire dai tre anni di età, margarine, dolci e torte sono risultati essere le principali fonti di esposizione a tutte le sostanze.

La dott.ssa Helle Knutsen, presidente del gruppo CONTAM, ha detto: “Ci sono evidenze sufficienti che il glicidolo sia genotossico e cancerogeno, pertanto il gruppo CONTAM non ha stabilito un livello di sicurezza per i GE”. Nel valutare le sostanze genotossiche e cancerogene che sono presenti accidentalmente nella catena alimentare, l’EFSA calcola un cosiddetto ‘margine di esposizione’ per i consumatori. In generale, più tale margine è elevato, più si riduce il livello di preoccupazione per i consumatori. La disamina del gruppo ha messo in luce che i livelli di GE negli oli e grassi di palma si sono dimezzati tra il 2010 e il 2015, grazie a misure adottate volontariamente dai produttori. Ciò ha determinato una diminuzione importante dell’esposizione dei consumatori a dette sostanze. L’olio di palma contribuisce in maniera rilevante all’esposizione a 3-MCPD e 2-MCPD nella maggior parte dei soggetti.

 

Dopo il parere dell’Autorità per la sicurezza alimentare europea, ci si impegna a fare, nel più breve tempo possibile, tutte le scelte necessarie per la massima tutela della salute del consumatore.

Foto 2 x art Samantha di VitoOra nel difficile tentativo di salvare la reputazione Aidepi cerca di offuscare 18 mesi di manovre lobbiste, veline, pareri di dubbio valore scientifico e di fare dimenticare un investimento da 10 milioni di euro in spot e annunci pubblicitari dove si è detto che l’olio di palma è un ingrediente sano, naturale e rispettoso dell’ambiente. La campagna pubblicitaria delle aziende costata 10 milioni diceva che il palma è buono, sano e amico dell’ambiente. Ora però le aziende hanno cambiato idea per il parere dell’EFSA, ma anche perché milioni di italiani hanno smesso di comprare biscotti e merendine con olio di palma, e questo cambiamento dei consumi non è passato inosservato. Le aziende, pur sapendo che gli italiani sono i più grandi consumatori di palma in Europa con 12 grammi al giorno, per anni hanno ignorato i dossier delle Autorità sanitarie francesi, del Belgio e della FDA americana.

Tutto ciò mentre nel Sud-Est asiatico, nell’Africa sub-Sahariana e in America centrale continua la rapina delle terre (land grabbing) a danno delle popolazioni locali, si deforestano migliaia di ettari per lasciare spazio alle coltivazioni, rendendo l’aria irrespirabile e provocando la morte degli oranghi. In Indonesia oltre 11 milioni di ettari di foresta sono stati sottratti per coltivare palma da olio, altri 3,5 per la carta. Una superficie pari all’Inghilterra.

Eppure qualcosa è cambiato rispetto agli anni passati: nel 2013 la dirigenza di Asian Pulp & Paper,  decide di cambiare completamente rotta: fermare la deforestazione e massimizzare la produttività dei campi esistenti, minimizzando le emissioni per unità di produzione. Un piano immenso, ma non impossibile. Ragioni commerciali, certo. APP era stata bandita da colossi come Unilever, Nestlè e Staples, dopo una serie di campagne di Greenpeace. La più famosa di tutte? quella con Barbie con la motosega, con tanto di Ken che la mollava in tronco, dichiarando di non amare più Barbie deforestatrice. La colpa? Mattel usava per il packaging di Barbie carta prodotta da APP.

Oltre 1 milione di ettari di foresta sarà ripiantato nei prossimi anni.  

Intanto si sviluppano progetti di tutela del territorio, circa il 30% del totale delle proprietà di APP. Una parte viene data alle popolazioni locali per fare progetti di agricoltura nella foresta, per minimizzare l’espansione dei campi attraverso la deforestazione. Mango, papaya e altra frutta. Che in futuro porrebbe essere integrata nei filari di eucalipti e acacie, minimizzando l’uso del suolo e aumentando la capacità di assorbimento di CO2.

C’è aria di cambiamento a livello mondiale, un cambiamento che porterà un giovamento ecosostenibile a 360°.

 

 

Samantha Di Vito