Le Camicie Nere Escono Dall’Armadio – C’è Una Volta

Di: - Pubblicato: 24 settembre 2018

Di Maurizio Anelli.

C’è, oggi e anche una volta, un Paese che ha tolto la polvere dalla camicia nera. L’ha lavata e stirata con cura, l’ha rimessa sulle proprie spalle e ora si ammira nello specchio di casa. Da qualche parte nel vecchio armadio di casa sono riposti gli stivali, il manganello e qualche bottiglia di olio di ricino. È ancora un po’ presto, secondo i loro calcoli, per tirare fuori dall’armadio tutti i vecchi cimeli ma … tempo al tempo, il rischio che tornino fuori dall’armadio anche loro è molto alto. Intanto si lavora sulla psiche e sulla pancia delle persone, gli argomenti sono sempre i soliti ma trovano terreno fertile in molte case: i migranti, la sicurezza, le pensioni, il reddito di cittadinanza, la famiglia … la strada è stata segnata nel corso degli anni, la semina è stata lunga e ora è il tempo del raccolto. C’è un Ministro degli Interni e Vice Presidente del Consiglio che in realtà è il vero burattinaio di questo Governo, muove i fili e suggerisce tempi e metodi e c’è un Ministro del Lavoro, anche lui Vice Presidente del Consiglio, che di tutti i burattini è il più ligio al dovere. Maschera  la sua vera natura con interventi da attore consumato ma la sua stoffa è lontana dai quella dei mostri sacri del cinema: un colpo al cerchio e uno alla botte, ma poi non si contiene e finalmente dice quello che pensa: “…Per fortuna oggi non ci sono più ONG nel Mediterraneo”  https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/09/21/ong-fico-di-maio-migranti/223824/

Perché stupirsi ? È lo stesso signore che poco più di un anno fa, quando era Vice-Presidente della Camera dei Deputati, innescò la polemica sui “Taxi del Mare”.  Oggi si ritiene soddisfatto della scomparsa delle ONG nel Mar Mediterraneo, salvare vite evidentemente non è una priorità. C’è un Ministro degli interni che considera “medaglie al valore da appuntare sul petto” le indagini della magistratura sul suo operato nel porto di Catania https://www.agi.it/cronaca/diciotti_salvini_capi_d_imputazione_sono_medaglie-4326951/news/2018-08-30/

C’è, oggi e anche una volta, un Paese che ha riscoperto lo squadrismo fascista. Si parte dalle spiagge, dove il gioco dell’estate era la caccia al venditore ambulante possibilmente con la pelle nera, per arrivare all’aggressione in stile ventennio avvenuta a Bari. E allora tornano alla mente altre notti di Bari, quelle degli anni ’70 quando un coltello fascista scrisse la parola “fine” sulla vita di un ragazzo di diciotto anni: era il Novembre del  1978, il ragazzo si chiamava Benedetto Petrone ed era un giovane Comunista che per vivere faceva l’operaio. C’era una volta il “Fronte della Gioventù” con i suoi squadristi, oggi c’è Casa Pound ma gli squadristi hanno sempre la stessa cultura. Oggi si aggiunge altro sale sulla ferita, c’è un poliziotto che sul suo profilo Facebook posta un articolo sull’aggressione e aggiunge il suo commento personale: “Ma quanto sto godendooooo…?”.  https://bari.repubblica.it/cronaca/2018/09/23/news/aggressione_fascista_a_bari_azione_discisplinare_contro_poliziotto_ha_scritto_su_facebook_quanto_sto_godendo_-207184641/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P2-S1.6-T1

Sono passati pochi giorni dalla proiezione del film sugli ultimi giorni di Stefano Cucchi, qualcuno fra le forze dell’ordine si sente evidentemente coinvolto e chiamato in causa. Se la risposta è questa, aggiunge solo altro fango difficile da rimuovere. C’è un problema dentro le forze dell’ordine, è un problema che si trascina da troppo tempo senza soluzione, ma le Istituzioni non sembrano accorgersene. Il problema si chiama “Democrazia”, riguarda tutti e nessuno ha il diritto di nascondere la testa sotto la sabbia, perché il rapporto di fiducia fra cittadini e forze dell’ordine è a un punto di snervamento. Il passo successivo è il punto di rottura: della credibilità, della stima, della fiducia. Viene il dubbio che qualcuno stia lavorando giorno dopo giorno per creare questo punto di rottura e forse è qualcosa di più di un dubbio, alle Istituzioni il compito di rispondere alla domanda e uscire dal silenzio sulle violenze in divisa.

C’è, oggi e anche una volta, un Paese che entra a piedi uniti sulle scelte di vita personali. Lo fa in nome del modello che ha scelto come unico e indiscutibile, lo fa per conquistare voti e consensi, lo fa per un mai nascosto disprezzo nei confronti della libertà individuale. In tutti questi perché la famiglia è solo un paravento dietro il quale si nasconde il peggior moralismo integralista, ignorando che la vera famiglia è ovunque amore e rispetto siano presenti. Strano, sembra che a nessuno interessi sapere che il Ministro Fontana sia la stessa persona che sostiene la necessità di abrogare la legge Mancino. http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/09/21/news/il-governo-della-reazione-all-attacco-dei-diritti-parla-il-prete-consigliere-del-ministro-fontana-1.327152 

Sabato 23 settembre la Milano antirazzista e antifascista ha ricordato “Abba”, Abdoul Guiebre. Un corteo ha attraversato il centro di Milano per arrivare nella via dove dieci anni fa quel ragazzo di diciannove anni è stato ucciso a sprangate. È stata deposta una targa in sua memoria, chissà quanto tempo resterà al suo posto prima che qualcuno la danneggi. Non era piccolo il corte in memoria di Abba, o forse i sentimenti di chi ha percorso quella strada sono tali da averci fatto sentire in tanti. In realtà c’era molta meno gente di quanto la vita di un ragazzo di diciannove anni meritava ma, in una città come Milano, erano davvero pochi. Guardando le facce di chi c’era nascono molte domande e ogni domanda merita sempre una risposta. Giovani e giovanissimi, in gran parte ragazzi di quei Centri Sociali che da sempre sono visti come il fumo negli occhi da quella parte della Città che è sempre pronta a criticarli e vederli come qualcuno e qualcosa da cui diffidare. “Antagonisti” è il termine quasi spregevole con cui vengono classificati. Io invece penso che ci sia qualcosa di nobile e di pulito in questo loro essere antagonisti. Forse è il salto generazionale che, ai miei occhi, li rende qualcosa che apprezzo. Considero valore sfilare al loro fianco, parlare con loro, ascoltarli. Loro sono il futuro, quel domani che noi abbiamo cercato con ostinazione e troppe sconfitte loro devono conquistarselo per intero. Credono in un ideale, fatto di solidarietà e comunità, a loro non interessa nulla il colore della pelle. Sono davanti ad una montagna da scalare e provano a scalarla ogni giorno, con coraggio. E quando hanno paura non lo danno a vedere, si guardano e si cercano, si trovano.

E poi, antagonisti rispetto a cosa e a chi ? Rispetto a uno stato che prova solo a ingabbiarli, rispetto a Partiti e Istituzioni che li ignorano ma li cercano solo durante le campagne elettorali ? Che fine hanno fatto le tante promesse ricevute da sempre, anche in questa città ? Se essere antagonisti è tutto questo allora ognuno di noi dovrebbe essere orgogliosamente antagonista, ognuno di noi dovrebbe provare a scendere dal proprio piedistallo e camminare, almeno una volta, accanto a loro. Chi ha accettato questo bagno di umiltà non torna indietro, e camminare insieme a loro diventa una cosa naturale.

Guardare le facce di chi c’era, in questa e in tante altre occasioni, suggerisce tante risposte. Perché insieme con quei giovani e giovanissimi c’erano le facce e gli ideali di chi così giovane non lo è più ma conserva intatta la volontà di andare controcorrente, in direzione ostinata e contraria. Non è un sogno da adolescenti, convive con la consapevolezza che niente potrà cambiare dall’oggi al domani in una società che sembra aver perso ogni traccia di umana solidarietà. È il momento di ritrovare quelle tracce, prima che sia tardi.