Le Querce Di Monte Sole

Di: - Pubblicato: 26 settembre 2016

“Si piegano le querce come salici sul cuore delle rocce a Monte Sole, hanno memoria le querce, hanno memoria …”.

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Le Querce Di Monte Sole

C’era una volta, in un angolo dell’Appennino emiliano, un’umanità che viveva attorno ai Comuni di Marzabotto, Grizzana, Morandi e Monzuno. Era l’umanità di Monte Sole, che non riuscì a vedere la neve che di lì a poco sarebbe caduta su quelle montagne.  L’estate del 1944 era appena sfiorita, uccisa a Sant’Anna di Stazzema e quell’autunno appena cominciato fu l’ultimo autunno per l’Umanità di Monte Sole.  Questo aveva deciso il maresciallo Albert Kesserling, perché la danza della morte non poteva fermarsi a Sant’Anna, doveva continuare e fare pulizia, terra bruciata intorno ai Partigiani che su quei monti trovavano rifugio, accoglienza. Il maresciallo Albert Kesserling scelse un ufficiale delle SS cui affidare questo compito di macelleria, Walter Reder soprannominato “il monco”, un vero specialista. Lui, il comandante della “Panzer Granadier Reichs Fuhrer”, svolgerà il compito assegnato lasciando sulla strada dalla Versilia alla Lunigiana solo l’odore della morte. A Monte Sole agiva la Brigata Partigiana “Stella Rossa” comandata da Mario Musolesi, nome di battaglia “Lupo”. Una Brigata composta in gran parte da uomini e donne figli dell’ambiente agricolo e operaio dei Paesi di Marzabotto, Grizzana, Monzuno, Sasso Marconi, San Benedetto Val di Sambro… una Brigata capace di creare un profondo legame con la popolazione locale, frutto del comune sentimento antifascista e dal fatto che molti fra quei partigiani appartenevano alla comunità. Era una Brigata numerosa, che arrivava a contare centinaia di partigiani e con una caratteristica particolare che la differenziava dalla quasi totalità delle Brigate Partigiane del resto d’Italia: nasceva a livello territoriale, diventando voce e braccio di una comunità che aveva deciso di combattere l’occupazione tedesca. Questa era la sua forza, la sua linfa.

Ma questo lo sapevano bene anche il “monco” e i collaborazionisti fascisti. E allora a Monte Sole, il 29 Settembre 1944, si compì un massacro che la storia non può dimenticare. Le SS di Walter Reder, aiutate e guidate dai fascisti locali, incendiano interi Paesi e uccidono, e quel massacro andrà avanti per settimane. Non resterà quasi nulla di quella Comunità, e alla fine i numeri saranno terribili. I libri e la storia raccontano nei dettagli la strage di Monte Sole, che molti conoscono meglio come l’eccidio di Marzabotto perché sarà Marzabotto il comune più colpito. Io non posso raccontarla, quello che so l’ho saputo dalla storia che mi hanno insegnato e che sono andato a cercare sfogliando quei libri. Ma so che cosa, tutti noi, dobbiamo fare: tenere viva la memoria. Perché, contrariamente a quello che pensano in tanti, a Monte Sole e a Marzabotto non c’è stata nessuna battaglia, c’è stata una strage. Voluta e preparata nei minimi dettagli. Esattamente come a Sant’ Anna di Stazzema. Una strage per annientare una Comunità colpevole di coltivare un sogno di libertà, colpevole di stare dalla parte giusta, colpevole della scelta di accogliere, vestire e sfamare, i partigiani che combattevano per loro e per tutti. La Storia è scritta, a Monte Sole come a Sant’Anna di  Stazzema e come in ogni angolo di questo Paese stuprato dalla furia nazifascista. E la Storia non si può confondere o negare, quei debiti non potranno mai essere pagati o peggio ancora dimenticati; oggi, a oltre settanta anni di distanza c’è ancora chi lavora per negare o equiparare, c’è chi parla di guerra civile dimenticando il valore immenso di una “Lotta di Liberazione”. Perché di questo si è trattato: una lotta di liberazione che aveva una sola scelta e una sola strada, quella di combattere. Mantenere viva la memoria è un dovere nei confronti di chi è stato cancellato. Quel libro di storia è stato scritto e ogni sua pagina deve essere ricordata, non come una celebrazione ma come un insegnamento e un atto d’amore. Chiudere quel libro sarebbe l’ultimo sfregio verso quelle generazioni.

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Monte Sole Quasimodo

Il 17 Aprile 2002 il Presidente tedesco Johannes Rau, a Marzabotto, disse “…Oggi è quasi impossibile immaginare che cosa successe in quel freddo e cupo 29 settembre 1944. Il mattino di quel giorno arrivarono gli assassini con indosso l’uniforme nera. Come le iene… per cancellare ogni traccia di vita umana: è quanto riportato su una delle lapidi. La colpa personale ricade solamente su chi ha commesso quei crimini. Le conseguenze di una tale colpa, invece, devono affrontarle anche le generazioni successive. Non è facile trovare in questo luogo, davanti a voi, parole adeguate a un simile orrore. Un orrore così difficile da esprimere a parole. Quando penso ai bambini e alle madri, alle donne e alle famiglie intere, vittime dello sterminio di quella giornata, mi pervade un profondo senso di dolore e vergogna. ..”

C’era una volta, in un angolo dell’Appennino emiliano, un’umanità che viveva attorno ai Comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno. Era l’umanità di Monte Sole. E quell’umanità cancellata a colpi di mitraglia deve continuare a vivere nelle generazioni  figlie di quei morti, nel cuore e nella memoria di tutti. È l’unica strada che conosco per restituire la voce a chi ha gridato invano il suo dolore su quei monti. Perché Monte Sole racconta una storia che appartiene a tutti, e niente e nessuno potrà mai cancellarla.

E le querce di Monte Sole, che si piegano come salici sul cuore delle rocce, hanno memoria.

 

Maurizio Anelli