Le storie di Emergency: Sulaimaniya – Centro di riabilitazione e reintegrazione sociale

Di: - Pubblicato: 5 giugno 2017

Presso il Centro di riabilitazione di Emergency, i pazienti vengono sottoposti a trattamenti di fisioterapia e all’applicazione di protesi, ma non solo: possono frequentare anche corsi di formazione professionale per imparare un lavoro compatibile con il loro handicap. Al termine dei corsi, Emergency offre aiuto per l’avvio di botteghe artigiane o cooperative di lavoratori.

Nel 1998 Emergency ha costruito a Sulaimaniya un Centro di riabilitazione e reintegrazione sociale per offrire la possibilità di una vita autosufficiente agli amputati da mina.

I pazienti vengono sottoposti a trattamenti di fisioterapia e all’applicazione di protesi realizzate nel Centro. Emergency provvede anche alla reintegrazione sociale dei pazienti mutilati e dei disabili organizzando corsi di formazione professionale. I diplomati dei corsi ricevono assistenza economica e gestionale per l’apertura di cooperative o di botteghe artigiane per la lavorazione del ferro, del legno e del cuoio, per la sartoria e per la produzione di scarpe.

Per facilitare i movimenti e garantire l’autonomia dei pazienti nelle loro abitazioni, Emergency ha avviato l’Home modification programme, un intervento di abbattimento delle barriere architettoniche.

Il Centro è l’unica struttura specializzata e gratuita nella zona, ed è diventato un punto di riferimento per tutto l’Iraq, per la Siria e l’Iran.

Emergency ha costruito altri due Centri di riabilitazione a Diana (2001) e a Dohuk (2003): entrambi sono stati consegnati alla gestione diretta di Ong locali dopo un anno di attività.

Erbil : chirurgia di guerra

 

Con l’intensificarsi del conflitto a Mosul e il peggioramento della crisi umanitaria, d’intesa con il Dipartimento di Salute del Kurdistan Iracheno, siamo tornati a lavorare presso l’Emergency Hospital di Erbil, Nord Iraq, per garantire assistenza medico-chirurgica alle vittime del conflitto.

“Il paziente numero uno, qui a Erbil, lo abbiamo curato diciannove anni fa: era un’altra guerra, era un altro tempo. Migliaia di feriti sono passati per le mura di questo ospedale e per queste sale operatorie. Nel 2005 avevamo lasciato la gestione dell’ospedale alle autorità locali, che lo hanno gestito autonomamente senza problemi, ma negli ultimi due anni il protrarsi della crisi in Kurdistan lo ha messo in ginocchio. Non ci sono più risorse” ci scrivono i nostri colleghi dall’Iraq.

Mesi e mesi di combattimenti – per l’offensiva lanciata dell’esercito iracheno nel tentativo di strappare Mosul a Daesh (ISIS) – hanno ridotto allo stremo la popolazione, intrappolata tra le linee del fronte. Le aree abitate dai civili vengono attaccate indiscriminatamente: dall’inizio di dicembre 2016 i combattimenti hanno causato almeno 3.125 feriti (fonte Ministero della Salute).

Gli ospedali vicini alle aree abitate sono inaccessibili o non funzionanti: negli ultimi due anni, il protrarsi della crisi in Kurdistan ha messo in ginocchio il Sistema sanitario. Molti pazienti muoiono a causa della mancanza di cure mediche immediate o per i lunghi tempi di trasferimento necessari per raggiungere strutture adeguate. Nonostante le autorità sanitarie nazionali stiano lavorando affinché possano ricevere cure mediche tempestive, al momento i feriti – in costante aumento – arrivano presso i Trauma Stabilitazion Points, vicini alle linee del fronte, nei quali viene fornita una prima assistenza per poi indirizzare i pazienti presso le strutture di assistenza sanitaria secondaria basate ad Erbil, che sono ormai insufficienti.

Oltre all’invio di un team internazionale per fornire allo staff locale supporto e formazione specifica in chiururgia di guerra, il progetto prevede dei lavori di ristrutturazione e ampliamento dell’ospedale, che raddoppierà il numero di posti letto disponibili.

Centri sanitari per i profughi.

Centro sanitario di Qoratu 

In nord Iraq, nella zona del Kurdistan, oltre due milioni e mezzo di profughi e di rifugiati cercano un luogo sicuro, lontano dai combattimenti che stanno insanguinando l’intera area.

Scappano dalla guerra in Siria o dall’avanzata del gruppo Daesh (Isis) in Iraq, lasciando le proprie case e affrontando talvolta viaggi difficili e pericolosi, fuggono in cerca di aiuto.

I più fortunati trovano ospitalità da amici e parenti oppure riescono ad affittare case o stanze nelle aree ancora sicure, gli altri vengono alloggiati in campi allestiti negli ultimi mesi dalle autorità curde e da enti internazionali. Le condizioni di vita sono spesso difficili, le tende non sempre bastano per tutti, acqua corrente ed elettricità funzionano a fasi alterne e il clima non fa altro che peggiorare le cose: torrido d’estate, gelido e nevoso d’inverno.

È per far fronte a questa emergenza umanitaria e sanitaria che a partire dall’estate 2014 abbiamo ampliato il nostro programma in Iraq, aprendo sei Centri sanitari per offrire cure di primo livello, gratuite e di qualità, agli abitanti dei campi di Arbat, Qoratu e Tazade (dove abbiamo lavorato con un ambulatorio mobile nell’attesa dell’apertura del campo).

Un ulteriore Centro sanitario è stato aperto a Khanaqin, ma è ora gestito dalle autorità sanitarie locali in seguito al passaggio di consegne effettuato a febbraio 2015. Tantissimi sono bambini, molti nati proprio in questi campi. Nelle quattro cliniche attive ad Arbat, inoltre, vengono offerte attività di assistenza ginecologica e ostetrica per le donne e di immunizzazione e controllo della crescita e dello stato nutritivo per i bambini.

 

Il Centro sanitario nel campo per i profughi siriani ad Arbat è cofinanziato da UNHCR.
Il Centro sanitario nel campo per i profughi iracheni ad Arbat è cofinanziato da OMS.
Il Centro sanitario nel campo per i profughi iracheni a Khanaqin è stato cofinanziato da OMS.

……prosegue

 

 

 

Mirko Silva

Gruppo Volontari Milano