Legalizzazione Della Cannabis, Le Ragioni Del Sì: Le Droghe Non Sono Tutte Uguali

Di: - Pubblicato: 1 agosto 2016

Il dibattito si accende e divide politica e associazioni che si occupano di contrasto alle dipendenze. Forte e compatto il fronte del no, ma c’è anche chi sottolinea gli aspetti positivi del testo. Cnca: approccio che consente di superare l’orientamento penale. Antigone: il parlamento alzi la testa e cambi strada

Foto x art Legalizzazione della cannabisIl dibattito sulla legalizzazione della Cannabis, avviato nell’Aula della Camera dei deputati per la discussione generale (per l’esame del testo, con ritorno in commissione, bisognerà invece attendere settembre), accende il dibattito politico e divide le associazioni che da sempre si occupano di contrasto alle dipendenze. Forte e compatto il fronte del no, tra associazioni, parlamentari e ministri che si schierano uniti alla Camera contro la proposta di legge. Ma c’è anche chi sottolinea gli aspetti positivi del testo.

Per il Cnca – Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza la legge “sembra un primo passo per rimettere in discussione un approccio che,  rispetto  alle sostanze e agli stili di vita e di consumo problematici (alcol, gioco d’azzardo, dipendenza da internet etc), consente di superare l’orientamento penale verso comportamenti e atteggiamenti che, per quanto ci riguarda, interpellano più le nostre competenze educative e sanitarie che le carceri e le Forze dell’ordine”. Il vicepresidente con delega alle Dipendenze Riccardo De Facci sottolinea: “Una legge che, speriamo possa contribuire a contrastare in modo più efficace i traffici illeciti delle organizzazioni criminali e favorire un ripensamento del sistema d’intervento che, nel riconoscimento di sostanze e problemi molto diversi tra loro, sappia anche fornire risposte diversificate, attenzioni a chi ne ha realmente bisogno, superando ideologie e approcci punitivi”.  L’auspicio del Cnca è che “la legge possa essere occasione per il rilancio di percorsi importanti di prevenzione, intervento territoriale e di riduzione del danno, in risposta a comportamenti e tendenze giovanili che tutte le ricerche ci danno in aumento”.

Per Antigone “le droghe  non sono da trattare tutte allo stesso modo: in maniera disinformata, ideologica e approssimativa. Sono una diversa dall’altra. È necessario informare correttamente circa i rischi dell’uso e dell’abuso. I nostri ragazzi vanno educati, sostenuti, protetti, informati. Non serve perseguitarli e incarcerarli”. “Combattuta nelle strade, nei tribunali e con incarcerazioni di massa – dichiara Patrizio Gonnella – la guerra alla droga non si è mai avvicinata al suo obiettivo: creare un mondo senza droga. Per questo serve un cambio di paradigma”.
Antigone – assieme ad altri – negli anni ha rilevato l’impatto penale delle politiche proibizioniste: “i detenuti accusati o condannati per reati di droga sono sempre stati negli ultimi anni ben oltre il 30% della popolazione totale presente nei penitenziari italiani, con una spesa che si aggira intorno al milione di euro”, sottolinea l’associazione. “Politiche che hanno contribuito al sovraffollamento penitenziario che costò all’Italia la condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e che hanno colpito persone spesso finite in carcere per reati non violenti e di alcuna pericolosità sociale”. “Per questo – conclude Gonnella – ci auguriamo che il Parlamento faccia ciò che già in diverse parti del mondo sta avvenendo: che sulle droghe alzi la testa e cambi strada”.

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