Legambiente, Ecco Le Peggiori 10 Linee Ferroviarie D’Italia

Di: - Pubblicato: 19 dicembre 2016

Arrivare dritti alla meta, non importa come, quando e in quali condizioni. È ormai il mantra di molti pendolari del centro-sud, che, per diverse ragioni, conducono tormentate vite da viaggiatori, messe a dura prova anche all’interno della provincia di provenienza. Così, un viaggio per raggiungere il centro cittadino o una località distante pochi chilometri, diventa un’impresa assai più ardua di uno spostamento al di fuori del confini regionali. È più o meno questo il quadro della situazione delineato da “Pendolaria”, il report diffuso da Legambiente sullo stato di salute delle linee ferroviarie più frequentate in Italia dai pendolari.  I parametri presi in considerazione sono: il sovraffollamento, i guasti tecnici, i ritardi e le soppressioni, disagi che rendono quasi impossibile anche il più semplice degli spostamenti.

A guidare l’infausta classifica è la tratta ferroviaria Roma-Lido, che collega la Capitale a Ostia, famosa località del litorale laziale. La linea è gestita dall’Atac, già al centro di numerose polemiche nel corso degli ultimi anni, colpevole di non fornire un servizio adeguato allo spostamento di oltre centomila tra studenti e lavoratori sulla tratta incriminata, e incapace di informare l’utenza di guasti, ritardi e treni soppressi. Medaglia d’argento per la nota Circumvesuviana, un tempo fiore all’occhiello della mobilità partenopea, oggi teatro di lamentele e disagi. La linea, gestita dall’Eav, si estende su 142 km, 6 linee e 96 stazioni, collegando un’area urbana di oltre due milioni di abitanti.

 

Una linea essenziale per il turismo e per i comuni sviluppatisi intorno al Vesuvio, capace di collegare la penisola sorrentina al centro città in poco più di 40 minuti, se tutto fosse regolare. Dai 94 treni dei tempi d’oro si è passati, dopo numerose soppressioni e guasti, ai 56 attuali, ma ne occorrerebbero almeno 70 per garantire un servizio dignitoso. Vandalismo, incendi e guasti, inoltre, sono all’ordine del giorno. Terzo posto per la linea Taranto-Reggio Calabria, inaugurata nel 1875, che comprende quattro collegamenti al giorno, un solo intercity e una velocità minima di 6 ore. Alcuni tratti ferroviari sono ancora a binario unico e senza elettricità. Come si dice in certi casi, il tempo sembra proprio essersi fermato.

 

Al quarto posto troviamo la linea Messina-Catania-Siracusa, 180 chilometri che, negli ultimi quindici anni, hanno visto i treni ridursi del 15%. Quinto posto per la prima linea del Nord: il tratto Brescia-Cremona presenta tempi di percorrenza lunghi e treni vecchi anche 25-30 anni, con ingenti conseguenze ambientali. Sesto posto per la linea Pescara-Roma, 240 chilometri percorsi da cinque corse al giorno: il problema sta nei tempi di percorrenza, che arrivano fino a cinque ore e negli orari, dato che l’ultima corsa è alle 17:15, impossibile per i pendolari.

 

In settima posizione troviamo Casale Monferrato, per i collegamenti con Vercelli e Mortara, nodo nevralgico del traffico ferroviario diretto a Milano. Per raggiungere Vercelli, infatti, i tempi di percorrenza si sono dilatati a dismisura: si è passati dai 18 minuti di pochi anni fa a oltre un’ora e mezza allo stato attuale. All’ottavo posto la linea Taranto-Martina Franca-Bari, un enorme potenziale sprecato, con soli quattro convogli in circolazione. In seguito agli scandali giudiziari, inoltre, Ferrovie dello Stato ha inglobato Ferrovie SudEst, l’azienda che gestiva il traffico su quella linea. Penultima posizione per Portogruaro-Treviso, linea costituita da dieci treni e dieci autobus sostitutivi, mentre chiude la classifica il tratto Genova-Aqui Terme che per 46 chilometri su 63 complessivi viaggia su binario unico.

 

Il report di Legambiente rileva anche un incremento dei tagli ai trasporti regionali pari al 6,5%, mentre per gli intercity la percentuale sale al 19,7%. Spesso a tagli dei servizi corrispondono aumenti sulle tariffe, come accaduto in Campania e Calabria e, in misura ridotta, anche in Piemonte. Il trasporto pubblico è uno dei comparti da implementare con vigore per favorire sostenibilità e politiche ambientali adeguate, in vista di una netta riduzione delle emissioni tossiche. La strada da percorrere è ancora molto lunga.

 

Laura Olivazzi http://ilmegafono.org