L’Europa E La Nostra Marcia Di Selma

Di: - Pubblicato: 6 giugno 2016

Era il mese di Marzo del 1965 quando Amelia Boynton Robinson diventò il simbolo di quello che la storia ricorderà come il ‘Bloody Sunday’. Afroamericana, aveva invitato Martin Luther King a partecipare a quella marcia per reclamare il giusto diritto di voto per i neri.

Venne picchiata quel pomeriggio, ma continuò la sua lotta fino a diventare la prima donna afroamericana a candidarsi per il Congresso in Alabama.

Il 26 Agosto 2015, a centoquattro anni,  Amelia Boynton Robinson è morta, in Alabama.

Robinson 1

Da quel mese di Marzo del 1965 sono passati cinquantuno anni, la storia dei neri in America è cambiata. Non del tutto come avrebbe dovuto essere, ma un poco è cambiata.

Ma non è cambiata la storia degli ultimi, in tutti gli angoli di un mondo che divide sempre di più gli ultimi dagli altri. Quegli altri che hanno avuto solo il privilegio di nascere in angoli diversi.

E allora quella marcia del 1965 vale ancora, ha un senso ancora oggi.

Quella marcia sul ponte Edmund Pettus, la ‘marcia di Selma’, oggi bisognerebbe ripeterla su tutti i ponti d’Europa, sulle coste del Mediterraneo, nelle strade dell’Austria, a ridosso dei muri e dei fili spinati costruiti in Ungheria e in tutte le Cancellerie di un’ Europa che ha dimenticato la lezione del ‘900. Quella stessa Europa dove oggi risuona l’eco bestiale della caccia al diverso, al clandestino, al migrante. La caccia a chi cerca solo di scappare dalla guerra e dalla morte per fame, e per questo accetta anche il rischio di morire in fondo al mare insieme ai propri figli.

E’ una caccia che ha il cattivo odore della pulizia etnica e dell’odio razziale, lo stesso odore che si sentiva negli anni ’30, quasi un secolo fa.

Robinson 2Ma gran parte dell’Europa sembra non sentire quell’odore cattivo, dimenticando le sue non poche colpe nell’aver contribuito a generarlo. E fingendo di non vedere le sue mancanze oggi, la sua assenza. È la stessa Europa che ha assistito silente e in disparte all’assedio di Sarajevo, al massacro di Srebrenica. Tanti anni prima aveva assistito, silente e in disparte, all’ascesa del diavolo con i baffi nella birreria di Monaco.

Quante ‘marce di Selma’ oggi sarebbero necessarie, da Londra a Parigi, da Berlino a Budapest, da Vienna a Bruxelles, da Amsterdam a Roma.

Le ultime elezioni Presidenziali in Austria hanno visto la sconfitta della destra estrema per una piccola manciata di voti, ma resta significava e inquietante la massa di voti raccolta da chi vuole riportare indietro le lancette della storia e della dignità.

Ma l’Austria è solo l’esempio più vicino in tempi di elezioni e le elezioni sono solo una scadenza politica, per quanto determinante. È il tessuto sociale e umano del Paese che si sta lacerando, quel tessuto fatto di cultura e solidarietà, di conoscenza della storia, di equilibrio, equità sociale e di uguaglianza, che si sta stracciando e sta lasciando sempre più spazio all’indifferenza.

Quell’ indifferenza che è la prima porta aperta davanti al buio.

Quell’indifferenza figlia della paura seminata da cattivi maestri e dell’ignoranza che individua sempre negli altri la ragione dei nostri limiti e delle nostre sconfitte.

In questo senso il  Novecento nulla ha insegnato all’Europa, o forse è l’Europa ad aver dimenticato in fretta. Per questo quello stesso odore che si sentiva negli anni ’30, quasi un secolo fa, torna a soffiare sul nostro cielo e sulle nostre città.

Forse siamo ancora in tempo a cancellare questo odore, ma dobbiamo fare in fretta.

Amelia Boynton Robinson sarebbe ancora su quel ponte a lottare per il più semplice dei diritti, lei non si è mai tirata indietro. È quello il ponte che dobbiamo riuscire a costruire ed è su quel ponte che dobbiamo marciare, a testa alta e alzando la voce. È su quel ponte che lei ci aspetta.

 

Maurizio Anelli