L’Europa, I Muri E Il Fascismo

Di: - Pubblicato: 29 aprile 2016

Era il Novembre del 1989 quando crollò il muro di Berlino. Per intere generazioni era il simbolo di un mondo, diviso in due blocchi, che si svegliava da un brutto sogno e che da quel giorno sarebbe sicuramente cambiato. Prospettive, speranze, rimettersi in cammino. Questa era l’aria che molti respirarono quel giorno ed erano sicuri di questo, pronti a scommettere che tutto sarebbe stato diverso. Qualcuno, più pessimista o forse più disincantato, pensava invece un’altra cosa: sì, quel muro era crollato ma il libro che si sarebbe scritto da lì in avanti difficilmente sarebbe stato una favola a lieto fine. Perché le assurde ragioni che portarono alla sua costruzione, tanti anni prima, erano ancora vive in troppa parte di un’umanità incapace di accettare e rispettare l’altra parte di umanità. E non erano solo ragioni ideologiche e filosofiche. Erano ragioni di potere e di controllo sulle persone, erano ragioni di equilibri da stabilire e da mantenere perché è fondamentale che la perversa logica, che da sempre governa questo mondo malato, possa dividere chi sta da una parte e chi dall’altra. Deve esserci sempre un mondo diviso fra chi ha poco, ma è convinto di avere molto e chi non ha nulla al di fuori della sua disperazione. Solo questo equilibrio consente che una terza parte abbia davvero tutto, quel tutto che si può riassumere in tre parole: Potere, Controllo e Ricchezza.

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Quasi trent’anni sono passati da quel giorno di Novembre. Nel Frattempo l’Europa ha conosciuto altre guerre, una su tutte quella dell’Ex-Jugoslavia, e altre divisioni laceranti. Certo, gli Stati hanno dato vita ad una moneta unica e ad un’ipotesi  ipocrita di Unità Europea che in realtà ha solamente nutrito chi non ha mai smesso di banchettare. La storia recente della Grecia insegna come l’Europa abbia, di fatto, violentato e distrutto un Paese. Ma potremmo parlare anche delle ambiguità della Turchia. Ad accendere il fuoco più pericoloso è la posizione delle Diplomazie Europee di fronte al dramma umano dei migranti. Qui il muro è ancora più grande e impenetrabile, perché non si tratta solo di mattoni, cemento e filo spinato.

Questo muro è costruito con la forza della cattiva coscienza, dell’ignoranza razzista e xenofoba, della miseria umana di chi considera i migranti che scappano da guerre, dittature e violenze, fame e miseria, come una minaccia al proprio confine geografico e umano. Per anni l’Europa ha lasciato germogliare la pianta della xenofobia, la paura del diverso, il disprezzo etnico e la nostalgia per quel fascismo che tanta distruzione ha portato e che oggi è quasi negato. L’Europa di Olof Palme, di Willy Brandt, di Altiero Spinelli è stata umiliata dall’Europa della famiglia Le Pen (di padre in figlia), dall’Europa dei Salvini e degli Erdogan, dall’Europa dell’Ungheria di Viktor Orbán. In tutta l’Europa le destre estreme ottengono sempre più consensi e allargano l’area dei propri confini. Hanno un pensiero comune, in cui la loro estrema cristianità flirta con la xenofobia.

Il valico del Brennero, dove le autorit?? austriache vogliono edificare la nuova barriera antiemigranti, 12 aprile 2016. ANSA/IRIS GARAVELLI

Oggi è il turno dell’Austria, è sua l’ultima idea di un muro al valico del Brennero.

La stessa Austria dove la destra estrema del  Partito della Libertà (Fpoe) di  Norbert Hofer stravince il primo turno delle elezioni Presidenziali.  Ancora una volta è la costruzione di un muro l’espressione più alta per affrontare la vita e l’Umanità. Non esistono né confronti né umana solidarietà, né tantomeno prende corpo  l’idea della convivenza umana e dell’accettazione dell’altro. Il muro, a difesa di privilegi e certezze, di sicurezze che non esistono ma che tutti pensano di avere.

E l’Europa, silente e complice, osserva e passa oltre. Nessuna autocritica sui propri errori, sulle proprie responsabilità, sul proprio passato. Solamente la passione, mai morta, per la costruzione dei  muri. Ma forse il peggio deve ancora arrivare, fra pochi mesi ci saranno le elezioni presidenziali anche negli Stati Uniti dove un folle, razzista e violento, come Donald Trump può buttare altra benzina sul fuoco. Anche lui pensa al muro con affetto, per difendere i bravi ragazzi americani dai cattivi messicani.

Nulla di nuovo bellezza, è solo fascismo. Né vecchio né nuovo, il fascismo è sempre fascismo e basta.

 

Maurizio Anelli