Lezioni Di Pace A Gerusalemme

Di: - Pubblicato: 11 dicembre 2017

Di Giulia Deiana

 

 

Trump riconosce Gerusalemme come capitale di Israele e conferma che l’ambasciata americana si sposterà da Tel Aviv a Gerusalemme, ma promette anche di contribuire al raggiungimento di un accordo fra le due fazioni.

Così, ambasciatore di pace, entra in scena a luci spente e scatena il putiferio.

Se per il presidente degli Stati Uniti questa scelta è «necessaria per la pace», forse dovrebbe rivedere il significato di tale parola e imparare la lezione dal documentario Disturbing the Peace (2016), una boccata di speranza che Trump potrebbe soffocare.

I registi Stephen Apkon e Andrew Young hanno incontrato i Combatants for Peace, un movimento non violento formato da ex combattenti israeliani e palestinesi che lotta per la fine dell’occupazione e per il raggiungimento della pace tra i due popoli. Per il rapporto con la fazione opposta e per la scelta di riporre le armi, vengono spesso visti come traditori dai propri amici e dalle proprie famiglie.

Chen Alon è di Tel Aviv. Il sionismo salvò la sua famiglia polacca e suo nonno migrò in Palestina. Per lui, la terra di Israele è l’unico posto sicuro per la vita del popolo ebraico e per difenderla entrò nell’esercito israeliano a 18 anni. Jamel Qassas, invece, è nato nel campo profughi Deheish. Per lui Israele è stato l’inizio di un incubo. I suoi genitori sono stati costretti ad abbandonare il villaggio ormai occupato dall’esercito Israeliano e suo nonno è stato ucciso perché si rifiutò di lasciare la propria casa. Quando aveva 16 anni, suo fratello minore uscì durante il coprifuoco per andare dallo zio, ma i soldati lo videro e gli spararono.

Anche Shifa al-Qudsi, da Tulkarem, ha perso molti parenti per mano dell’esercito israeliano e quando sua figlia dovette assistere all’omicidio di un compagno di scuola decise che avrebbe compiuto un attentato suicida. Arrestata e portata in prigione prima che potesse compiere l’atto, dichiarò di non essere una terrorista, ma una combattente che ha deciso di difendere la propria terra, non avendole lasciato altra scelta.

Sulaiman Khatib, cresciuto a nord di Gerusalemme, sognava sin da piccolo di prendere parte all’esercito palestinese ed entrare nella lotta armata contro l’occupazione. Era pronto a morire per vendicare le vittime innocenti e così si unì a soli 12 anni al movimento Fatah. Un anno dopo venne arrestato per aver attaccato degli israeliani e scontò dieci anni di carcere. La visione di un film sull’Olocausto lo commosse e cambiò in lui qualcosa. Quelli erano i nonni dei suoi carcerieri, eppure provava compassione. Iniziò a studiare la storia Israeliana, a leggere in ebraico, deciso a capire la parte opposta del conflitto e andare aldilà dei confini.

Suliman è co-fondatore e direttore dei Combatants for Peace, movimento che ha preso vita nel 2006 da persone che hanno avuto un ruolo attivo nel ciclo di violenze che investono i popoli palestinesi e israeliani, ma che, uniti dalle sofferenze dell’occupazione, ora lottano insieme per il raggiungimento della pace attraverso la comunicazione e la collaborazione tra i popoli.

Il nome del film si riferisce all’arresto di due membri dei Combatants for Peace per “disturbo alla pace” durante lo svolgimento di una manifestazione pacifista.

Devo dire che in questi giorni l’accusa di disturbo alla pace calza meglio al Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

 

Disturbing the Peace è disponibile su Netflix.

Qui il trailerhttps://youtu.be/A95PDQWr4xs

 

Combatants for Peace http://cfpeace.org/