L’Inferno Di Gaza E Un Ragazzo Con La Pipa Ed Un Cappello

Di: - Pubblicato: 21 maggio 2018

Di Maurizio Anelli

 

“Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, alla stessa famiglia, che è la famiglia umana… L’inferno si è rivoltato e al suo centro, nel cuore pulsante di Gaza, ci siamo noi i dannati di un odio inumano. Dante non avrebbe saputo immaginare gironi dei dannati così infernali come le corsie negli ospedali di Jabalia. La legge del contrappasso qui è applicata al contrario. Tanto più innocente è la vittima, tanto meno viene risparmiata dal martirio delle bombe…” (Vittorio Arrigoni, Vik)

Capita, nella vita, che la storia sia difficile da capire e accettare in tutte le sue pieghe e nelle sue mille sfumature. Il più delle volte i libri di storia raccontano trattati, accordi internazionali e spartizioni di terre e confini senza però essere capaci di spiegare l’essenza della vita e della morte di un popolo. Gli storici non ne hanno colpa, fanno il loro mestiere e quel mestiere aiuta certamente tutti noi a capire come il cancro che contamina quello strano animale che è l’uomo degeneri poi in mille metastasi nel corso degli anni. Ma manca sempre qualcosa per arrivare a capire la tragedia in tutta la sua dimensione, manca quel particolare che si può capire solo oltrepassando il sipario ed entrando davvero nella tragedia. Camminare in quelle strade, entrare in tutti i suoi anfratti, stringere la mano di chi vive la tragedia un giorno dopo l’altro, condividere con loro i pasti e le paure, le feste e le risate, la disperazione. Guardare nei loro occhi e scoprire quella sofferenza e quella dignità di popolo che a noi sembra così lontana e quasi impossibile. Sono tanti gli angoli del mondo dove l’inferno non è il capitolo di un’opera letteraria ma la vita di tutti i giorni: la striscia di Gaza è uno di questi angoli, a volte sembra l’angolo preferito di tutti i demoni. Lascio allora agli storici di professione le analisi su un pezzo di terra da sempre teatro di occupazioni, da quelle più antiche e durate fino alla fine della prima guerra mondiale a quelle di oggi. Da quel giorno del 1917 si sono succeduti gli inglesi che ne hanno fatto un loro territorio per quarant’anni e via via tutti gli altri, dall’Egitto a Israele. È una storia antica, di dominazioni e occupazioni. Oggi è solo l’inferno, quell’inferno che il cuore e gli occhi di Vittorio Arrigoni sapevano descrivere come nessuno è mai stato capace di raccontare, né prima né dopo la sua morte.

Dietro ogni occupazione di un territorio ci sono sempre motivazioni di espansione di altri Stati. C’è sempre un’egemonia che va ribadita, affermata. A Gaza si sono oltrepassati tutti i confini politici, economici e militari. A Gaza si è arrivati all’annientamento fisico e morale di una popolazione cui non è riconosciuto nulla che possa somigliare alla vita e che riporta alla mente quei lager che Israele, o almeno una parte importante di Israele, sembra aver dimenticato. L’annientamento è pulizia etnica, sarebbe ipocrita e ingiusto negare questa realtà giocando con altre parole. I diritti umani non esistono sulla Striscia di Gaza. Dal giugno 2007 è in atto un blocco terrestre, aereo e marittimo che, di fatto, trasforma quel territorio in un autentico ghetto. A Gaza tutto è razionato, dall’acqua all’energia elettrica e l’Agenzia delle nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione (UNRWA) prevede che la Striscia di Gaza nel 2020 sarà un posto invivibile, anche per queste ragioni. A Gaza si muore o si resiste, perché da Gaza non si può nemmeno scappare. Dal 2007 le autorità israeliane applicano un severissimo embargo non solo ai beni ma anche alle persone, si chiudono i punti di passaggio per ore, senza motivo. E poi c’è sempre quel muro ai confini con la Cisgiordania, creato nel 2002, che impedisce ogni libertà di movimento per i palestinesi, in particolare per chi vive vicino al confine. Intere generazioni hanno vissuto senza sogni e prospettive e i bambini sono le prime vittime di questo inferno, eppure Gaza resiste. È una lotta impari, ma resiste. Ha saputo resistere anche alla pioggia di fuoco e di morte che si è scatenata nel Dicembre del 2008, quando Israele lanciò l’operazione denominata “Piombo Fuso”. Il bilancio di quel massacro fu di migliaia di morti, molti dei quali bambini, e una distruzione senza precedenti. Vittorio Arrigoni “Vik” raccontò quel macello con parole che nessun telegiornale voleva usare: http://www.infopal.it/piombo-fuso-quattro-anni-fa-restiamo-umani/

E adesso ? Adesso la tragedia non è ancora all’ultimo atto, anche se è maledettamente vicina al sipario finale. In queste ultime settimane l’inferno è tornato sulla Striscia di Gaza e, nell’indifferenza internazionale, a Gaza si continua a morire. Da oltre un mese, tutti i venerdì, nella striscia di Gaza si alza forte la protesta dei palestinesi che chiedono il diritto di tornare nelle terre da cui furono espulsi nel 1948, alla fine della prima guerra israelo-palestinese e in seguito alla quale venne creato lo stato d’Israele. La risposta di Israele è stata spaventosa, nei fatti e nel numero di morti. E allora la domanda è: perché? Perché questa cappa di silenzio sull’annientamento di Gaza e della sua gente, perché questa spaventosa indifferenza del mondo e delle diplomazie sui massacri, sulle bombe e sui razzi, sulle violenze quotidiane nei confronti di Gaza e della sua popolazione? Domande cui ognuno di noi deve cercare e trovare una risposta e su questa risposta costruire un’umana reazione che non può limitarsi al livello emotivo. L’emozione non basta per fermare massacri e violenze, l’emozione deve andare oltre ed essere capace di scuotere coscienze e indifferenze. Cosa e chi c’è dietro tutto questo? Non solo Israele, sono in molti a dividersi il peso di questo inferno. La comunità internazionale, gli Stati Uniti che versano benzina sul fuoco: spostare la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, città simbolo da sempre contesa fra israeliani e palestinesi, è stato un brutto segnale a cui si aggiunge il veto posto dagli USA alle Nazioni Uniti sull’apertura di un’indagine indipendente e trasparente delle Nazioni unite su quanto sta avvenendo nella Striscia. http://www.lettera43.it/it/articoli/mondo/2018/05/15/gaza-civili-uccisi-veto-stati-uniti-indagine-indipendente-nazioni-unite/220180/

Infine, ma non ultime, ci sono anche le responsabilità politiche di Hamas. Intanto a Gaza si continua a morire nell’assordante silenzio della comunità internazionale, nell’ambigua informazione con cui i media fanno il loro mestiere. Nella striscia muoiono anche giornalisti e reporter, ma anche su di loro cala il silenzio. Le ONG che operano nella Striscia di Gaza non possono, da sole e nell’indifferenza del mondo, reggere a lungo.

Un giorno, quando un bambino di domani chiederà a un vecchio cos’era la Striscia di Gaza la risposta sarà la più facile: era un inferno, e il mondo ha osservato il fuoco che bruciava tutto un giorno dopo l’altro. Quel bambino vorrà sapere qualcosa di più, perché i bambini hanno sempre una domanda in più delle risposte che gli adulti sono capaci di dare, e allora chiederà perché e chi ha permesso tutto questo.
Il vecchio abbasserà lo sguardo e non potrà che dare una sola risposta: non c’era nessun perché e nessuna giustificazione a quel fuoco, a permetterlo è stata solo l’indifferenza del mondo e una bestia mascherata da uomo. Poi però spiegherà al bambino che non tutti gli Uomini sono uguali e che … c’era una volta un ragazzo, grande e con un cuore immenso e fragile, con la sua pipa e il suo cappello, sognatore e idealista, che aveva scelto di restare umano e che aveva deciso di non scappare dall’inferno ma di restarci, per raccontarlo al mondo. Quel ragazzo non è mai andato via da Gaza, il suo cuore batte ancora da qualche parte, laggiù in mezzo alla polvere e al fuoco e indica al bambino un punto in mezzo al mare, fra i pescatori di Gaza. E gli dice di guardare bene, perché il sorriso di Vik è li, per scrivere e parlare ancora di Gaza, per raccontare al mondo che l’inferno si può vincere. Basta solo restare umani. Qualcuno pensa che sia un’utopia, invece è solo l’unica strada.

https://www.youtube.com/watch?v=Sv8iSybrNxs