L’Ultimo Anello Della Catena

Di: - Pubblicato: 10 settembre 2018

Di Maurizio Anelli.

 

Ogni catena, anche la più forte e la più resistente, ha un anello debole. È l’ultimo anello, quello che deve sopportare l’ultimo impulso, l’ultimo sforzo. Deve essere capace di sopportare qualunque sollecitazione e resistere fino alla fine perché quella è la sua unica possibilità. Non l’ha scelto lui, altri hanno scelto in nome suo e poi gli hanno detto: “ecco, sei l’ultimo anello e non avrai nessun’altra possibilità che questa”. Nel corso della storia, in ogni epoca, la classe dominante ha sempre scelto con cura l’ultimo anello. La schiavitù è stata abolita dalle leggi internazionali ma non dalla logica del potere e del profitto e quella logica è radicata nella mente di molti, troppi uomini. Spesso sono gli stessi che scrivono le stesse leggi che poi ignorano e calpestano in prima persona.  Il secolo dei lumi ha lasciato idee e speranze, ma sembra che tutto questo interessi solo a una piccola parte dell’umanità. Sembra, ma forse resta ancora un po’ di tempo per provare a cambiare quello che sembra già scritto.

Noi, figli del ‘900, ci siamo illusi che il peggio della storia umana fosse alle spalle, un libro di storia da leggere e capire. Non è andata così: quel libro è ancora aperto e molte pagine sono ancora bianche, qualcuno sta provando a scriverle con lo stesso inchiostro della notte del Novecento, qualcun altro prova invece ad impedirlo gettando per sempre quell’inchiostro nelle fogne da cui proviene. È una lotta difficile ma necessaria, si tratta solo di scegliere da che parte stare. In Europa c’è un vento gelido che soffia su tanti Paesi, l’Italia è uno di questi. Ma quel vento soffia anche su quei Paesi che un tempo erano la culla della Socialdemocrazia. Quando uscirà questo scritto sapremo chi governerà un Paese da sempre uno dei più accoglienti e socialmente avanzati d’Europa: la Svezia. Il partito di estrema destra degli Svedesi Democratici, nato dalle ceneri dei movimenti neo nazisti svedesi e guidato da Jimmie Akesson, vola in tutti i sondaggi. La sua campagna elettorale è tutta impostata contro i migranti e raccoglie l’applauso della destra xenofoba di tutta Europa, compreso quello ufficiale di Matteo Salvini.

https://www.corriere.it/esteri/18_settembre_08/chi-jimmie-akesson-sovranista-che-scuote-svezia-tiene-l-europa-il-fiato-sospeso-d1fe9072-b34d-11e8-98e5-ba3a2d9c12e4.shtml?refresh_ce-cp

Ma prima di arrivare fino alla Svezia quel vento è passato su tutta l’Europa e ha sradicato intelligenze e umanità. Nel 2017, per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, un partito nazionalista e xenofobo che non ha mai nascosto la propria vicinanza al pensiero nazista, entra in Parlamento. Quel partito si chiama Alternative für Deutschland. Una settimana prima di quelle elezioni il suo leader, Alexander Gauland, dichiarava in un comizio: “… noi abbiamo il diritto di essere fieri di ciò che hanno fatto i soldati tedeschi nelle due Guerre mondiali“. Alternative für Deutschland è la destra estrema che rimette piede nel Bundestag, legittimato dal voto di una nazione che lo elegge a terzo partito della Germania.  Nel frattempo paesi come l’Ungheria, l’Austria e infine l’Italia seguono la stessa strada. Un programma con molti punti in comune, uno su tutti: punire l’anello debole della catena.

Nell’Europa di oggi quell’anello ha un nome e un volto chiaro: il migrante. Lo sforzo che la classe dominante sta compiendo è uguale a quello degli anni ’30: manipolare la sofferenza degli ultimi, costruire dati e informazioni, creare un allarme biblico e scagliarlo con violenza sulle popolazioni locali, convincerle che tutte le colpe sono dell’ultimo anello. Ieri gli ebrei e oggi i migranti. Loro minacciano la sicurezza, loro invadono le nostre città, loro ci rubano il lavoro e minacciano la conservazione della “razza bianca”. Non importa perché esiste questo flusso migratorio, nessun potere spiegherà mai perché milioni di persone scappano dai loro paesi. Nessun potere spiegherà mai chi ha fomentato guerre e colpi di stato, nessun potere spiegherà mai il peso specifico del business delle armi sulle economie e sui bilanci degli Stati europei. Per il loro disegno tutto questo non conta: guerre, dittature, carestie e persecuzioni non contano nulla, conta solo l’invasione che minaccia l’equilibrio europeo.  Il mantra di questi anni, in Italia come nell’Europa più nera, è il solito: aiutiamoli a casa loro. Una parola d’ordine, quasi un ultimatum, come a dimenticare tutto in un solo momento, cancellare le responsabilità storiche di tutto il mondo occidentale.

Eppure, anche in questa parola d’ordine, qualcosa non torna. C’è un’intera comunità, un popolo, di cui nessuno vuole occuparsi e preoccuparsi. È il popolo Palestinese. Eppure è a casa loro che li stanno cancellando, è a casa loro che sono violati i diritti umani più elementari. Sono sulla loro terra, una terra dove i muri sono ad ogni angolo di vita e di strada, sotto il tallone dei soldati di un esercito fra i più potenti e moderni del pianeta.  La loro vita è confinata in una striscia che si chiama Gaza, ma loro non strisciano. Vivono, lottano e cercano vita e dignità. Riescono ancora ad avere la forza per fare tutto questo, riescono ancora a credere che la vita possa anche voler dire sorridere, amare, sognare un futuro. Ma il mondo non li vede, non li sente e non ne parla. Aiutiamoli a casa loro non vale per i Palestinesi, come non vale per nessun popolo che cerca una dignità stuprata. È solo uno slogan, vile e volgare, di cui si riempiono la bocca i padroni e i padroncini del mondo. Fra i “padroncini”, o presunti tali, di questo mondo malato ci sono moli piccoli uomini di un Paese chiamato Italia. Piccoli uomini che da anni cavalcano l’onda xenofoba, dell’invasione, dei clandestini e della parola d’ordine “ aiutiamoli a casa loro”. Eppure, anche oggi che sono al Governo del Paese, sulla Palestina il loro silenzio è totale, come se la cosa non li riguardasse. https://ilmanifesto.it/palestina-il-governo-italiano-tace/

Eppure voglio credere ancora che questo Paese abbia la forza per camminare controvento, in direzione ostinata e contraria. Credo che ci sia ancora una larga fetta di umanità, da Bolzano a Palermo, capace di restare umana. Quella fetta di umanità avrà la forza di opporsi, di capire, di fermare quell’onda fredda e cattiva, di scendere nelle piazze, e che forse sarà capace di unirsi finalmente intorno a un bene comune che oggi è in pericolo. C’è un Paese che annaspa e rischia di affondare a 360 gradi: scelte economiche e piani industriali inesistenti, un territorio che scricchiola e frana a ogni pioggia, ponti che crollano, mafie che dettano ancora le regole, corruzione a ogni livello e oltre quattrocento morti sul lavoro dal 1 gennaio al 31 luglio 2018. C’è una classe dirigente, politica e industriale, che cerca di nascondere sotto il tappeto decenni di bestemmie sociali e di silenzi che umiliano la democrazia, di fantasmi che ancora oggi non escono dagli armadi. C’è uno scontro violento fra un Ministro degli Interni e la Magistratura, dove le parole gravi e violente del Ministro Salvini suonano come una minaccia inaccettabile in una democrazia. C’è un vuoto culturale che diventa il giardino dove crescono le erbacce razziste e violente della parte peggiore del Paese, eppure tutto questo ancora non riesce a sollevare l’indignazione di un popolo. Che cosa deve succedere ancora perché questo avvenga? Difficile dirlo, eppure quella fetta di umanità, da Bolzano a Palermo, esiste ed è viva, presente. A volte con confusione e divisioni ma esiste. Serve allora uno sforzo, necessario per cercare quello che unisce. Occorre farlo, è un atto dovuto alle generazioni che verranno.

Infine c’è un anello della catena, l’ultimo, che viene dato in pasto ad un popolo intero per una volgare e fascista bramosia di potere. Quell’anello non ha nessuna colpa, non ha scelto lui di essere l’ultimo, e per questo resiste. Non ha un’altra scelta, non esiste nessuna opzione diversa. Deve resistere e lo fa con dignità e tenacia, con la forza della vita. Seppellisce i suoi morti nel Mediterraneo e nei campi  di concentramento della Libia, vive da schiavo del nuovo millennio e raccoglie pomodori per un Paese che non merita il loro sacrificio, resiste e raccoglie quello che resta di se stesso nella striscia di Gaza. Qualcuno riesce a scappare, qualcuno riesce a salvarsi e prova un’altra volta a cambiare il corso della propria vita e del proprio destino. Qualche volta riesce anche a sorridere e danzare, fare l’amore e crescere nuove generazioni che dovranno lottare con le unghie e con i denti per ottenere quello che madri e padri coraggiosi hanno provato a conquistare anche per loro, sfidando tutto e tutti. È difficile restare umani, costa fatica e umiliazione, ma quell’ultimo anello della catena ci prova ogni giorno. Proviamoci anche noi, si può e si deve.