Lunga Vita Ai Ribelli

Di: - Pubblicato: 26 febbraio 2018

Di Maurizio Anelli 

Io, troppo piccolo per vivere la bellezza e l’utopia del “68. Troppo piccolo per assaporare il profumo della ribellione di una generazione che ha vissuto il sogno, o l’utopia, del  cambiamento radicale di una società inginocchiata sulle proprie ipocrisie. Di quella stagione conservo i racconti di chi l’ha vissuta, non importa se da protagonista o ai margini. Racconti intensi, dove la passione e l’emozione forse prevalevano su quella razionalità tanto cara a chi detta le regole. Razionalità… non riesco a trattenere un senso di disagio e distacco di fronte a questa parola, così amata da tanti. Leggo  “Razionalità:  Facoltà propria degli esseri dotati di ragione. Tale concetto attraversa vari settori d’indagine culturale del Novecento e acquisisce significati diversi nelle varie discipline in cui viene studiato ….  Per quanto riguarda l’azione umana, il termine deriva dalla teoria economica, dove è stato introdotto per designare il comportamento tipico dell’agente che calcola i rischi e i profitti di una certa azione economica al fine di conseguire i migliori risultati….http://www.treccani.it/enciclopedia/razionalita_%28Dizionario-di-filosofia%29/.

È interessante provare a indovinare chi e come sia in grado di determinare quali esseri siano dotati di ragione, ma forse è più facile di quanto si pensi, andiamo avanti. Troppo piccolo per vivere il “68 ma cresciuto abbastanza per vivere gli anni “70, in modo particolare il periodo che va dal 1975 al 1978. Stagione intensa, carica di illusioni e sogni, amarezze e sconfitte. Ma chi parla di quegli anni riducendo tutto agli “anni di piombo” non ha capito nulla né di quella generazione né di quella stagione. Sì, andiamo avanti.

foto di Maurizio Anelli

Non m’interessa, in questo momento, fare un bilancio di quegli anni, anche se la stagione dei bilanci arriva per tutti, è solo questione di tempo. Io quegli anni li ho vissuti e assaporati come mi sembrava giusto farlo, in quel contesto storico e con le mie convinzioni, non rinnego niente e mi tengo stretto tutto il mio vissuto. È un altro il punto che voglio cercare: le analogie. E sono più di quelle che molti pensano. Ci sono analogie politiche, che solo apparentemente sembrano diverse: in quegli anni si viveva la strategia della tensione, le bombe nelle banche e nelle piazze, gli scontri con i fascisti e tanti funerali di ragazzi giovani e pieni di voglia di vivere e di cambiare il mondo. Per me due nomi su tutti: Fausto e Iaio.  Oggi avrebbero la mia età se la vita avesse avuto per loro la stessa dolcezza che loro avevano per lei, ma non andò così. Oggi il clima sembra diverso, sembra… oggi viviamo la normalizzazione, il tentativo di mettere il bavaglio ad un’altra generazione, ridurre al silenzio, emarginando. A Genova nel 2001 una generazione è stata umiliata con la forza e la violenza di falsi servitori dello Stato, a Genova si è commesso uno scempio di cui questo Paese non smetterà mai di vergognarsi. Quella generazione è uscita a pezzi dalla “macelleria” in cui era entrata con coraggio e piena di speranze. Oggi un’altra generazione sembra avere lo stesso coraggio e la stessa voglia di non essere “normalizzata”. I Centri Sociali, di cui ogni giorno quasi tutti gli organi d’informazione continuano a parlare solo per parlarne male, esistono ancora come negli anni di Fausto e Iaio, e del Leoncavallo. Esistono, ci sono ancora, sono vivi e carichi di energia, di voglia di esserci e di contare. Per fortuna, dico io. Ma ogni giorno lottano contro chi li vuole chiudere e mettere in un angolo della storia. Fuori dalla retorica della politica, triste e a volte penosa di questo Paese, chi è davvero disposto ad ascoltare questa generazione ? Chi è disposto a spendersi per loro e con loro, a essere al loro fianco almeno una volta, a marciare davvero accanto a loro ? Chi ? In queste ultime settimane, a pochi giorni dalle elezioni politiche del 4 Marzo e ai margini di una campagna elettorale fra le più squallide e imbarazzanti della storia della Repubblica, questa generazione è stata attaccata da tutte le parti, dalla destra fascista e leghista che non perde occasione per seminare parole di odio nei confronti dei Centri Sociali :

http://tv.liberoquotidiano.it/video/politica/13312499/giorgia-meloni-centri-sociali-galera-violenti-fratelli-italia-governo-video.html

http://www.secoloditalia.it/2018/02/salvini-sbeffeggia-i-centri-sociali-trovero-lavoro-anche-a-questi-sfigati-video/

Andiamo avanti. Se in una logica perversa e tutta in chiave politica è quasi ovvio che la destra estrema, xenofoba e razzista, abbia in odio i centri sociali e non perda occasione per minacciarne la chiusura, il discorso cambia se a chiudere la porta ai giovani e al mondo dei centri sociali è una parte consistente della sinistra storica, o quello che ne rimane. Perché questa porta indubbiamente è stata chiusa. Quando si prendono le distanza dalle piazze frequentate dai giovani, quando si sceglie sempre di non aderire mai alle loro proteste e alle loro manifestazioni, si costruisce un muro che diventa sempre più alto e impenetrabile. Strano e imbarazzante, perché poi è ai quei giovani che ci si rivolge per chiedere voti al momento delle elezioni. È a quei giovani che si chiede una presenza quando arriva il momento in cui anche un voto in più può fare la differenza.  Strano questo Paese dove fascisti, xenofobi, razzisti, ladri e puttanieri, corrotti e corruttori si trovano tutti d’accordo nel considerare i giovani e i centri sociali, un pericolo per la democrazia. Stupisce e amareggia quando si osserva che spesso i censori più duri hanno alle loro spalle una storia di movimento e di lotta, magari proprio a partire da quegli anni che vanno dal  1968 al 1978. Una storia di utopie e di sconfitte, di grandi momenti di solidarietà e di politica sognata e vissuta. Una storia che ha conosciuto cosa significa essere isolati, emarginati e abbandonati dalle Istituzioni, dai Partiti, dalla politica. Quest’ analogia fra le generazioni in movimento non viene percepita come dovrebbe.  Una cosa che troppo spesso non si vuole prendere in considerazione è che il ruolo di “Professore” deve avere una sua logica e una sua credibilità, non basta aver vissuto esperienze per essere credibili. Occorre mettersi in discussione, sempre. Occorre condividere, occorre dare fiducia prima ancora di chiederla. C’è un momento della vita dove le cose sembrano più chiare, si capiscono errori e sconfitte, e non si dovrebbe mai dimenticare il valore e la bellezza di una corsa, le emozioni provate in quella corsa. Ma davvero è così difficile capire la bellezza della ribellione agli schemi, così razionali e così limitati, in cui si vogliono rinchiudere i vent’anni  ? Davvero si dimentica che anche noi eravamo così irruenti, forse arroganti, ma spesso migliori di come molti di noi non siano diventati oggi? Chi ci dà questo diritto di voler insegnare, oggi, come si deve essere quando si hanno vent’anni? E’ questa la razionalità di cui abbiamo bisogno per giustificare le nostre assenze, la nostra lontananza da quei ragazzi così simili a com’eravamo noi una volta ? Perché molti di noi hanno paura di questa generazione al punto da lasciarli soli a sfidare un raduno di fascisti o un cordone di polizia ? Eppure anche noi, un tempo nemmeno troppo lontano, abbiamo fatto le stesse cose. No, forse la Treccani intendeva un’altra cosa quando spiegava il significato di “Razionalità”, forse intendeva un’altra cosa quando parlava di “Facoltà propria degli esseri dotati di ragione.”. Credo che la razionalità possa avere un senso solo se cammina insieme ai sentimenti, alle emozioni, al libero pensiero. Ma forse sentimenti, emozioni e libero pensiero non possono essere razionali. E questa è la loro vera bellezza, e allora lunga vita ai ribelli.