Mutilazioni Genitali Femminili, Un’oscenità ancora in Voga in tutto il mondo

Di: - Pubblicato: 12 giugno 2017

A cura di Marco Feliciani

 

Si è tenuto a Milano il convegno sulle mutilazioni genitali femminili (MGF), forma di oppressione di genere e  ferita  ancora difficile da estirpare in molte parti del mondo, soprattutto nei paesi a  basso reddito. L’iniziativa è stata promossa da Plan International, ASviS e AIDOS all’interno del Festival dello Sviluppo Sostenibile. I temi riportati nel convegno hanno tratteggiato una linea ben definita sulla questione delle (MGF), si stima, infatti, secondo gli ultimi dati, che nelle zone più povere del pianeta, soprattutto nell’area dell’Africa sub sahariana sono circa 700mila le donne adulte che da bambine sono state escisse e 200mila in tutto il mondo. I dati provenienti da una ricerca condotta dall’Unione Europea nel 2016, dimostrano come il fenomeno delle (MGF) sia ancora molto praticato e secondo gli esperti le responsabilità sono da attribuirsi al “mancato sviluppo economico e sociale delle aree più soggette alla cultura di certe tradizioni, che non c’entrano nulla con la religiose come spesso si vuole far credere, ma solamente ad antiche  tradizioni ancora in gran parte in vigore nelle numerose tribù locali africane” . Seppur i numeri forniti ci dicono che il radicamento di queste pratiche è maggioritario in alcune parti del mondo, dove la mancata scolarizzazione e l’ analfabetismo hanno dati elevatissimi tra la popolazione, bisogna comprendere che, a causa delle migrazioni forzate verso l’occidente e in altre parti del pianeta, hanno trasformato nel corso degli anni il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili non più in un fenomeno strettamente locale, ma ben si globale, infatti, come spiega Patrizia Farina docente presso il Dip. Di Sociologia e Ricerca sociale  dell’Università degli studi di Milano-Bicocca in uno studio da lei condotto su 1.387 donne migranti che vivono in Italia  “le statistiche mostrano che le donne migranti conoscono molto bene le MGF, solo il 4,6% non ne ha mai sentito parlare, mentre la seconda generazione ne è meno a conoscenza: il 18,6% non ne sa nulla. La generazione migrante, inoltre, è ben consapevole della posizione giuridica del proprio Paese su questo tema, meno conscia di quella italiana, situazione opposta si ha per la seconda generazione. La maggioranza delle intervistate è favorevole a un intervento da parte della legge contro le MGF sia in Italia sia nel Paese d’origine, minor consenso si ha tra donne di comunità nigeriana, egiziana e burkinabè.

Tuttavia ben il 25% è dell’opinione che la pratica dovrebbe continuare di cui il 9% medicalizzandola. Tra i motivi che le spingono a perpetrare la pratica vi è quello di preservare la propria figlia per un matrimonio migliore, mantenendo un legame con il paese di origine attraverso le tradizioni. Il 12,6% delle donne si sottrarrebbe alle mutilazioni perché la legge le vieta”

“Sensibilizzare e intercettare il rischio” sono queste le azioni di contrasto che operatori sanitari, società civile, istituzioni e terzo settore devono attuare lavorando in similitudine per prevenire nel mondo e anche in Italia il fenomeno delle (MGF), fenomeno che “non deve essere sottovalutato, neanche in paesi più avanzati come il nostro”.

Un’importante testimonianza è stata quella di Fatoumata Ibrahima Samake, ospite del convegno, vittima da giovanissima dell’ignobile pratica dell’escissione e successivamente in età adulta attivista di prima linea per contrastare le mutilazioni genitali femminili nel suo paese di origine, il Mali.

“Il mio impegno è quello di andare villaggio dopo villaggio a parlare con le persone, spiegando loro, ai capi villaggio, agli anziani, ai nonni e ai genitori delle bambine, i rischi che corrono praticando l’escissione, per  esempio contrarre malattie come AIDS, difficoltà nel rimanere gravide, problemi anche mortali durante il parto e incontinenza. Il primo obiettivo è sensibilizzare sul tema l’intero villaggio, perché molto spesso la sorte delle piccole bambine non dipende solo dai genitori, ma da tutta la comunità. Gli anni di duro lavoro stanno portando finalmente a dei buoni risultati, seppur il numero delle vittime di questa pratica rimane sempre troppo alto, nelle zone del Mali, 87 villaggi su 180 hanno abolito, grazie al lavoro svolto di sensibilizzazione sia tra la comunità stessa e la scuola, la pratica delle escissioni”.