Nunca Mas

Di: - Pubblicato: 1 aprile 2016

La notte nera dell’Argentina ha compiuto quarant’anni questo mese. Era il 24 Marzo del 1976 quando gli avvoltoi del generale Jorge Rafael Videla iniziarono la più sistematica e totale violazione di ogni diritto civile e umano

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Fu un colpo di stato solo in apparenza meno violento di quello che, tre anni prima, aveva spezzato il sogno Democratico del Cile di Salvador Allende: non ci fu il bombardamento del Palazzo Presidenziale come atto di nascita della dittatura argentina, quel battesimo fu molto più sottile e silenzioso. Come se non si volesse permettere al mondo di capire subito quale mostro stava nascendo. Ma il mostro nasceva e i giorni, i mesi e gli anni che seguirono saranno per l’Argentina un dramma senza fine.

L’Argentina, e il mondo, impareranno presto nomi che resteranno scolpiti nella mente e nel cuore come una coltellata: ESMA (Escuela Superior de Mecánica de la Armada), la Centrale di Polizia di Buenos Aires, il Poligono di tiro di Buenos Aires, la base navale di Mar del Plata. Sono solo alcuni dei principali punti di detenzione, di tortura e di morte della notte Argentina. E poi “i voli della morte”, su quell’Oceano Atlantico che inghiottiva i corpi gettati dagli aerei. Oggi si sa quasi tutto della “Notte Argentina”, dei suoi trentamila “desaparecidos”, dei figli strappati alle madri, uccise o torturate dopo il parto, e dati in adozione a militari o comunque a famiglie complici di quell’orrore. Solo grazie alle straordinarie donne, mamme e nonne di quella generazione distrutta, oggi sappiamo ancora di più. Sono loro, le Madri di Plaza de Mayo, la testimonianza più autentica e più straziante della “Notte Argentina”. Madri e nonne, capaci di lottare senza sosta da quarant’anni per restituire la voce ad un’intera generazione. Queste donne sono diventate il vero simbolo della memoria argentina, loro con il loro candido fazzoletto bianco annodato sulla testa. Quelle donne hanno lottato, e ancora lottano, per restituire l’identità a quei bambini adottati dagli assassini dei loro genitori. Quelle donne hanno aperto definitivamente la porta della Storia, ed è una storia con la quale troppe generazioni dovranno confrontarsi ancora a lungo. Quale prezzo umano può essere più doloroso di scoprire che coloro che credevi i tuoi genitori in realtà sono gli assassini della madre che ti ha generato?Nunca Mas foto 1

La storia, lentamente, ha acceso la luce su quegli anni, oggi si sa quasi tutto nei dettagli. Ma il quadro era chiaro fin da subito, il disegno aveva contorni nitidi ben definiti. Ma come accadde per il Cile di Pinochet, per il Salvador degli squadroni della morte e per tante fotografie dell’America Latina di quegli anni, per l’intera e lunga notte argentina le diplomazie scelsero di tacere e finsero di non vedere. Decisive, nello scenario di quegli anni per l’America Latina, le complicità del mondo Occidentale: dagli Stati Uniti alla Francia, passando per i silenzi di tanti altri paesi. Una complicità diretta, esercitata attraverso i propri servizi nella fase di preparazione del golpe e nel finanziamento dello stesso. Gran parte del mondo preferì voltare la testa e non guardare. Nel 1978 furono disputati i Campionati Mondiali di Calcio. Quei Mondiali li vinse l’Argentina e quel mese di calcio mondiale, con giornalisti e televisioni di tutto il mondo lì a due passi dai torturatori, rappresentò la grande vittoria del Generale Jorge Rafael Videla.

L’Argentina del dopo Videla ha processato se stessa, celebrato processi e distribuito condanne.                Nulla di tutto questo potrà restituire la vita ai trentamila desaparecidos o cancellare dolori incancellabili. Ma potrà restituire alle generazioni che verranno il senso della Storia e della Verità. Quella Storia e quella verità che per troppi anni è stata nascosta e negata. Chissà quando verrà il giorno in cui anche le diplomazie occidentali troveranno la capacità di processare se stesse, le proprie complicità e i propri silenzi.

 

Maurizio Anelli