Ordine E Disciplina, In Fila Per Tre

Di: - Pubblicato: 20 Mag 2019

Di Maurizio Anelli.

“Agitatevi perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza” (Antonio Gramsci).

Per il valore e la statura del suo impegno, intellettuale e politico, Antonio Gramsci è universalmente considerato tra le maggiori figure della prima metà del Novecento italiano, impegno e idee per cui fu condannato al carcere e al confino dal regime fascista. Il suo pensiero e i suoi scritti sono un patrimonio studiato ancora oggi. Antonio Gramsci conosceva il valore della parola “studiare”. Studio, Cultura… storia. Parole che da sempre spaventano il potere, chi lo detiene e chi lo esercita. Di solito fra loro si annida l’ignoranza più rozza, ed è per questo che ne sono spaventati. La sfida con la conoscenza e con il coraggio della parola è una battaglia impari per chi considera i libri solo carta e si limita a guardarne le illustrazioni. Ma i libri raccontano, insegnano. Spesso capita che qualcuno s’innamori della conoscenza e della voglia di studiare e di capire. Quando questo succede, si mette in moto un meccanismo che può portare molto lontano, che fa volare in alto.

All’Istituto Industriale “Vittorio Emanuele III” di Palermo succede che, in occasione della “Giornata della memoria”, un gruppo di studenti decida di presentare un video, frutto di un lavoro collettivo, dove si analizzano e si discutono le analogie  fra le leggi razziali del 1938 e i contenuti del “decreto sicurezza” del ministro dell’Interno Matteo Salvini. È un lavoro importante, nel quale i ragazzi credono: elaborare in autonomia un confronto fra il passato e il presente ed esprimere, in totale libertà, il proprio pensiero entrando nel merito della questione. A tutto questo, nella mente degli studenti si accompagna, e davvero non è cosa di poco conto, la fiducia e la certezza che l’insegnante lascerà loro la piena autonomia nel presentare questo lavoro. E così, in effetti, è successo. In un mondo come quello della scuola dove con molta fatica si prova a far passare il messaggio di educare e crescere gli adulti di domani, tutto questo dovrebbe essere accompagnato da un plauso. Ma questo Paese, oggi più che mai, non è in grado di accettare e apprezzare tutto questo: il pensiero libero, il coraggio e la capacità di sostenere le proprie tesi, sono ancora considerati un pericolo e un atto d’insubordinazione da punire. In questo caso si sceglie la strada più misera e vile: poiché mancherebbe qualunque capo d’accusa capace di reggere una manciata di minuti, non si puniscono gli studenti ma si colpisce l’insegnante.

Mauri Biani-Il Manifesto

Rosa Maria Dell’Aria, è lei la “cattiva-maestra” colpevole di aver dato agli studenti la possibilità di esprimere un libero pensiero. “Omessa vigilanza” è l’accusa che le viene mossa, e il provvedimento è davvero degno di quel ventennio fascista che voleva il mondo della scuola disciplinato e in fila per tre. Evidentemente quel modello di scuola suscita ancora nostalgia. La sua è una vita dedicata all’insegnamento, con l’orgoglio di veder crescere i “suoi ragazzi”. Quella vita e quell’orgoglio sono presi a schiaffi da un provvedimento disciplinare – sospensione e dimezzamento dello stipendio – che offende e non ha giustificazioni. https://www.ilpost.it/2019/05/17/storia-insegnante-sospesa-palermo-slide-salvini/.

Personalmente condivido e considero lecite, da un punto di vista storico, etico e politico, le considerazioni e il merito del lavoro presentato dai ragazzi. Ma questo è relativo, il diritto alla libera opinione è ancora consentito in questo Paese anche se tutto va nella direzione della censura tipica dei regimi a pensiero unico. Quello che non può sfuggire alla discussione è il vero nocciolo della questione: “Ordine e disciplina”, perché la legge del Ministro degli Interni non si discute, e soprattutto non possono permettersi di discuterla un gruppo di ragazzi di una scuola perchè accostare la persecuzione antisemita del regime fascista ai provvedimenti repressivi sui migranti di oggi è considerato inammissibile nell’Italia Repubblicana. È un delitto di “lesa maestà” di fronte al quale scattano immediatamente le ritorsioni del potere. C’è un gioco perverso, ma chiarissimo, da parte del Ministro degli Interni e Vice-Presidente del Consiglio Matteo Salvini: lui pontifica, semina a piene mani odio razziale, crea leggi e decreti in aperto conflitto con la Costituzione e con qualunque principio di umana solidarietà, manda avanti i suoi sgherri per reprimere e punire chi non si allinea al pensiero unico, afferma che “… Dire che Salvini è fascista, che il decreto sicurezza è fascista e parlare di Olocausto e di Salvini assassino, non penso sia opportuno e non è opportuno che ci siano questi accostamenti irrispettosi perché il fascismo fece dei morti, il comunismo fece dei morti, il nazismo fece dei morti e noi vogliamo salvare vite difendendo i confini italiani”… ma poi finge di ricucire, di tendere la mano e di mostrare il lato dialogante della sua maschera. https://www.lasicilia.it/news/palermo/244049/prof-sospesa-salvini-tende-la-mano-pronto-ad-incontrarla-a-palermo-e-lei-si-assieme-ai-miei-studenti.html

L’insegnante, persona intelligente, accetta l’invito ma propone al Ministro un incontro che non escluda i suoi studenti: “Non ho alcuna remora a incontrare il ministro Salvini, se può essere un’occasione di dialogo e di confronto che ben venga. Certamente sono disposta ad ascoltarlo assieme ai miei studenti”. Colpisce però il silenzio istituzionale che avvolge l’intera vicenda. Gli studenti di Palermo, invece, scendono subito in piazza e regalano la loro solidarietà a Rosa Maria. Lo fanno con una manifestazione davanti alla sede della prefettura per chiedere l’immediata revoca del provvedimento disciplinare. Imbarazzante la reazione del Provveditorato: “Ho agito secondo giustizia e secondo coscienza, conosco a menadito le carte e ho svolto il mio lavoro con serietà”, afferma il provveditore agli studi Marco Anello. https://www.tecnicadellascuola.it/docente-sanzionata-a-palermo-parla-il-provveditore-ho-la-coscienza-a-posto

Ma da chi è partita la segnalazione che porta al provvedimento punitivo contro la Professoressa? La segnalazione nasce da un tweet inviato al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti da tale Claudio Perconte, attivista di destra di Monza che si autodefinisce sovranista. Il tweet forza la mano su cose che non corrispondono al vero, ma l’effetto è quello desiderato dal signor (?) Perconte.

Ci sarebbe da aggiungere che chi ha visto il video non ha riscontrato nessuno degli elementi indicati dal tweet, e questo pone un interrogativo: su quali basi sono state decise le misure contro l’insegnante? L’aver visionato il filmato o solamente aver dato credito a un tweet ? C’è un problema di fondo in questo Paese: si chiama Democrazia, e la democrazia va difesa, protetta. Il più delle volte per riuscirci è necessario andare in “direzione ostinata e contraria”, sfidare il potere e i potenti, pagare un prezzo.

Irene Carmina ha trentaquattro anni, è un’avvocatessa specializzata in Diritto penale internazionale e ha scritto questa lettera all’insegnante Rosa Maria Dell’Aria. Vale la pena di leggerla, perché dice molto di più di quanto non sia stato capace di fare io con le mie parole.

“Non provi neanche per un attimo vergogna, amarezza o rimorso per quanto accaduto sebbene ora sia costretta a subire un provvedimento grave e riprovevole e a vedere il suo viso triste comparire su tutte le testate giornalistiche, come fosse colpevole di una condotta illegale o peggio di un comportamento diseducativo nei confronti del suoi allievi. Sia invece orgogliosa del pensiero critico che ha saputo instillare nei suoi studenti, della libertà di manifestazione del pensiero che non è solo formale, ma sostanziale e praticata nella sua scuola, della levatura culturale di un gruppo di studenti che non si imita a imparare pedissequamente la data di una battaglia, ma riflette, analizza criticamente e crea un suo pensiero indipendente, manifesta i suoi dubbi e la sua contrarietà.

Essere contrari, quando ciò non si materializzi nell’agire violento ma rimanga manifestazione del proprio libero pensiero oppositivo come esercizio di una libertà positiva e del suo contrario negativo, è un diritto, non certo un’attività di propaganda politica, come pure si è voluto far pensare . Gioisca perché, pur inconsapevolmente, ha palesato la verità di questo governo allergico al diverso, allo straniero, all’oppositore, che si serve di una squadra della Digos per fare irruzione in un liceo. Sia fiera dei suoi studenti perché il paradosso di quanto accaduto è che hanno mostrato, con i fatti susseguenti al video incriminato, che un dubbio ragionevole esiste sull’accostamento dell’agire di questo governo ad una condotta di regime. Alzi lo sguardo, perché noi non ce lo facciamo abbassare”.