Ortista Urbano

Di: - Pubblicato: 26 settembre 2016

A cura di Daniel Battaglia

 

Riprendiamo l’argomento trattato settimana scorsa, in cui ho cercato di analizzare e esporre quanto l’agricoltura intensiva ed i suoi trattori abbiano fatto danni e continuino a farne all’ecosistema.

Ormai sono in molti e da molti anni ad aver compreso e a denunciare che un’agricoltura non sopravvive a lungo se non è sostenibile ed etica nei confronti del suo elemento primo, la terra.

Vi racconterò la mia esperienza in qualità di ortista urbano, nella coltivazione di alcuni ortaggi, durata quasi tre anni all’interno del parco Lambro di Milano.

 

La mia esperienza come ortista di città

Grazie ad un progetto cittadino di riqualificazione dei parchi e territori agricoli di Milano, mi è stata assegnata una parcella di terra ad uso orto urbano, dandomi l’opportunità di sperimentare e toccare con mano come trasformare il terreno che era stato fino a quel momento coltivato con il metodo dell’agricoltura intensiva, ma soprattutto come un’inversione di marcia e per la precisione l’adozione di alcune tecniche di permacultura e biologiche si siano rivelate efficaci in brevissimo tempo.

Premetto che non avevo mai coltivato un orto prima ma solo osservato i miei genitori che da sempre producono parte del loro fabbisogno di ortaggi e frutta in pochi metri quadrati nel loro orto in Toscana. Da notare che tuttora continuano a vangare la terra ad ogni semina o nuovo trapianto, usanza trasmessa loro dai loro genitori che la ereditarono essi stessi dai genitori e così da centinaia di anni.

Mi sono avvalso quindi della loro esperienza solo per quanto riguarda semina, trapianto, potatura, cimatura, raccolto ecc. mentre per l’ossigenazione e la concimazione della terra ho adottato alcune tecniche quali permacultura e agro foresteria anziché vangare e concimare.

Ho coltivato esclusivamente biologico non usando né pesticidi né concimi chimici senza seguire le leggi vigenti che regolamentano il biologico in quanto non fanno altro che determinare i limiti massimi e le tipologie di pesticidi e concimi chimici consentiti per ottenere la certificazione BIO, mentre io ho scelto di non usarli affatto. Scegliendo di non utilizzare alcun elemento esterno o diverso dal mondo vegetale allo stato puro ho quindi coltivato al 100% senza derivati del petrolio e dell’industria chimica-farmacologica.

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Terra, osservazione, apprendimento

Assegnatami la parcella ho subito capito che non sarebbe stata una passeggiata in quanto quel terreno era stato coltivato a mais con i metodi dell’agricoltura intensiva per molti anni. La terra era argillosa e compatta, difficile e dura da rivoltare e dopo aver vangato in pochi giorni era di nuovo come prima, compatta e dura.

Ho dovuto vangare il terreno per un paio di volte proprio perché era una terra che fino all’anno precedente era stata sfruttata in modo intensivo e quindi resa priva di vita. Nel caso fosse stato un terreno rimasto incolto per alcuni anni sarebbe stato molto diverso; la natura avrebbe ripreso il sopravvento riformando il manto erboso che da sempre la protegge e di conseguenza favorendo il ritorno di organismi e microorganismi che effettuano il lavoro di aerazione e concimazione della stessa in modo dolce e costante.

Molti degli altri ortisti di fianco a me, hanno optato per la soluzione forse più rapida di apportare stallatico e concime mischiandoli al terreno ammorbidendone la consistenza e rendendolo più facile da lavorare ma questo perché loro coltivavano in modo convenzionale e cioè rivoltando la terra ad ogni semina e estirpando ogni filo d’erba lasciando la nuda terra alla merce delle intemperie allontanando quindi dalla superficie organismi e microorganismi con la conseguenza di dover concimare regolarmente.

Io che sono un po’ pigro ma soprattutto che credo in questo pianeta e nella capacità della natura di riprendersi i suoi spazi e guarire le sue ferite, ho optato per un intervento meno invasivo seguendo, come dicevo, alcune indicazioni del metodo della permacultura e dell’agroforesteria.

I risultati, come e con quali mezzi

Per prima cosa ho scelto un angolo dell’orto in cui mettere i miei resti di cibo esclusivamente di origine vegetale e biologica, l’intento era di produrmi dell’humus autonomamente che mi sarebbe servito a ridare vita alla terra della mia parcella (ma il procedimento è molto lungo, minimo due stagioni).

Ho quindi dovuto piantare i miei ortaggi nella terra argillosa che mi sono trovato dopo averla vangata. Da quelle piante ho avuto una resa scarsa che mi ha un po’ scoraggiato ma per fortuna ci ha pensato il mio cumulo di resti vegetali a ridarmi fiducia. Non avendo seguito con precisione le regole della produzione di un buon humus non posso dire di averne usufruito ma quasi; quello che è successo sotto quel monticello è straordinario. Dopo neanche tre mesi la terra sottostante era brulicante di vita, vermi di tutte le specie e insetti di cui non conosco il nome, inoltre la terra era morbida, sollevata e ricca. Proprio la regola prima della permacultura: protezione della terra sempre in ogni stagione che può essere con resti di potatura, foglie morte o mantenendo alcune erbacce senza toglierne troppe lasciando solo lo spazio minimo necessario ai nostri ortaggi per crescere e ricevere la luce del sole. Questa protezione fa si che gli organismi viventi che sono utili alle nostre coltivazioni possano tranquillamente arrivare fino alla superficie senza rischio anzi vi confluiscono spontaneamente perché trovano di che cibarsi, facendo loro il lavoro sia di vangatura (ammorbidimento della terra) che il lavoro di concimazione, attraverso la scomposizione e trasformazione di tutti i vegetali morti lasciati in superficie. La natura è straordinaria perché questi organismi che vivono sottoterra si cibano solo dei vegetali morti e non di quelli verdi, salvando le nostre coltivazioni anzi restituendo un ottimo concime pronto all’uso e esattamente dove serve vicino alle radici dei nostri ortaggi.

Rimane il problema degli insetti nocivi alle nostre colture. Anche in questo caso la natura ha previsto tutto, esistono molte piante che contrastano questi insetti o che li tengono lontano oppure fiori che attraggono insetti come le coccinelle che a loro volta si cibano di insetti nocivi. Poi ci sono metodi antiparassitari 100 % di origine vegetale che chiunque può produrre autonomamente come ad esempio la polvere di peperoncino diluita in acqua e spruzzata sulle piante colpite.

Avete mai notato che negli orti dei nostri nonni, in campagna, sparsi per tutta Italia ci sono sempre dei cespugli di fiori in mezzo ai cavoli o ai pomodori? E’ vero, alla nonna piacciono molto i fiori ma non è l’unico motivo. E poi ci sono le erbe aromatiche come timo, lavanda, origano, salvia, rosmarino ecc. Sia i fiori che le nostre aromatiche attraggono insetti che fanno da antiparassitari e ne respingono altri nocivi alle nostre coltivazioni, mantenendo un ecosistema equilibrato e assolutamente ecologico senza la necessità di utilizzare prodotti chimici con perdita di tempo e denaro oltre agli effetti devastanti dell’inquinamento di terra e falde acquifere.

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Dovendo imparare da zero o quasi, non sono riuscito a mettere in pratica tutti questi accorgimenti di cui parlo sopra ma anche questo mi è servito a comprendere una cosa importante. I miei ortaggi hanno subito alcuni attacchi da parte di insetti e malattie varie ma in modo così lieve da non inficiare l’altissima resa che ho avuto il secondo anno. La perdita di un pomodoro o due restituito alla terra perché intaccato da qualche insetto o di una piantina che non è riuscita a crescere bene, è ben inferiore al costo o alla fatica che avrei dovuto fare per salvarle combattendo contro i parassiti. In più i resti di questi ortaggi servono da concime naturale senza che debba acquistarlo o produrre io stesso.

Ho anche costatato che spesso una malattia fungina o di altro tipo non si propaga a tutta la coltivazione ma si ferma su una sola pianta senza diffondersi alle altre se questa non viene estirpata o se non si cerca di combattere la malattia, bensì se si lascia stare la pianta colpita; non ho approfondito come sia possibile, mi è sembrato perfetto così.

 

Conclusioni

Dopo, quella che posso tranquillamente chiamare bonifica della terra, mi sono reso conto che il mio intervento si riduceva moltissimo. Possiamo separare il lavoro nell’orto in tre fasi principali:

  1. La scelta e selezione delle sementi e la semina in semenzaio;
  2. Il trapianto delle nostre piantine nel terreno;
  3. Il raccolto.

In mezzo a questi interventi ben precisi, ci rimane da seguire con attenzione il buon sviluppo di queste tre fasi osservando le nostre piante, irrigandole senza eccessi, estirpando alcune erbacce troppo invadenti senza asportarle tutte e installando picchetti o strutture di sostegno come per esempio per i pomodori o certi ortaggi rampicanti.

Non ho più vangato per i due ultimi anni e ho abbassato l’invasione di erbacce mettendo resti vegetali secchi ai piedi delle mie piante di ortaggi evitando così di dover estirpare erbacce di continuo mantenendo la terra sempre protetta sia dal freddo che dal caldo.

Questa protezione mi ha anche permesso di irrigare meno con un risparmio di acqua e di tempo.

 

La natura vive e continua a sopravvivere perché fauna e flora sono in equilibrio, nessuna specie prevale e tutte convivono in perfetta armonia.

Speriamo di non essere noi esseri umani a distruggere questo paradiso volendo a tutti i costi dominare e prevalere. Cerchiamo invece di assimilare definitivamente questo concetto prima che sia troppo tardi.

Possiamo dire che questo è il vero progresso e non il trattore. Nulla ci impedisce di utilizzare il trattore per falciare, raccogliere, trasportare ma non ci serve più per rivoltare la terra o concimarla. Magari utilizziamo un trattore a energia solare.

 

Bibliografia e filmografia:

“Voices of Transition” documentario di Nils Aguilar

“Una fattoria per il futuro” documentario di Rebecca Hosking

Conferenze su permacultura e agricoltura sinergica di Raffaela Nencioni

https://www.youtube.com/watch?v=_6Xny2oErTc

https://www.youtube.com/watch?v=MAQ_9T35cYA

http://www.puyusacha.org

“Manuale per Salvare i Semi dell’Orto e la Biodiversità” di Michel e Jude Fanton