Ospedale Niguarda Di Milano, La Più Antica Scuola Ospedaliera Italiana Dagli Anni 50 Ad Oggi

Di: - Pubblicato: 4 luglio 2016

foto art Laura Magni

La scuola primaria dell’Ospedale Niguarda nasce nel 1959 per offrire al bambino degente tutti gli strumenti della quotidianità, bruscamente interrotta dalla malattia; solo nel corso degli anni ‘90 arrivano i primi riconoscimenti ministeriali, evidenziandosi una nascente sensibilità verso l’importanza di garantire il diritto all’istruzione al bambino ospedalizzato. Ad oggi la Scuola dell’Ospedale Niguarda fa parte dell’Istituto Sandro Pertini di Milano e collabora con l’Istituto d’Istruzione Superiore Cremona. Lo scopo è far sentire il bambino tutelato dal punto di vista didattico ma soprattutto umano.

Una delle caratteristiche distintive è la flessibilità: metodi, spazi e tempi non sono quelli tipici della scuola ortodossa. Il reparto di pediatria si caratterizza per la grande eterogeneità che richiede interventi individualizzati. Chi opera nella Scuola dell’Ospedale esce dalle logiche standardizzate ed impara ad adattarsi all’imprevedibilità; l’imprevisto, che fa parte della vita di noi tutti, diventa parola d’ordine nel contesto ospedaliero.

“Trincerarsi dietro rigidi ruoli non porta a niente”, ci spiega Elisabetta Turano, pedagogista con esperienza decennale con i piccoli pazienti del Niguarda, sottolineando l’importanza  di instaurare e mantenere una sana e prolifica collaborazione tra insegnanti e operatori, ma anche con le famiglie. I docenti entrano così a far parte dell’alleanza terapeutica con il personale medico e sanitario, diventando componenti di una rete di rapporti che ruota attorno al minore degente, con lo scopo di assicurargli benessere e armonia.

Accanto alla garanzia del diritto all’istruzione infatti, lo scopo più importante è risvegliare passioni e desideri per sostenere una motivazione di vita. Concentrando l’attenzione sulla parte sana e sul valore individuale, il bambino ha l’occasione di essere protagonista attivo nel suo processo di crescita, nonostante la condizione di disagio legata all’ospedalizzazione. In questo senso la scuola in ospedale permette di mantenere una connessione con l’aria aperta e con il futuro, valorizzando l’esistenza di una dimensione in cui è possibile muoversi nonostante lo stato di malattia.

“Il tempo trascorso in ospedale non è un tempo perso, ma un tempo vissuto” in cui è possibile plasmare situazioni positive; sul tema della resilienza, ovvero la capacità di adattarsi positivamente alle difficoltà, si è incentrato un progetto realizzato in collaborazione con l’Università Bicocca che ha coinvolto il reparto in una ricerca-azione con obiettivi sia teorici sia di miglioramento concreto.

Gli insegnanti che scelgono di entrare in questa realtà extra ordinaria sono muniti di forte motivazione, necessaria per incontrare lo stato di malattia, la spersonalizzazione che il bambino rischia di vivere e per conquistare la sua fiducia, concentrandosi sulla valorizzazione individuale ed evitando frustrazioni. Ricordiamo che teorie e pratiche proprie del contesto ospedaliero possono essere spese nella scuola tradizionale e che gli insegnanti possono arricchire quest’ultima, esportando più o meno consciamente pratiche e valori a cui diventa difficile rinunciare. Nasce così il desiderio di realizzare anche nelle scuole “esterne” il laboratorio di scrittura creativa, uno tra i percorsi educativi svolti presso il reparto di Pediatria, da cui nascono componimenti come quello del piccolo A.G., che ringraziamo per la grande testimonianza che ci regala:

 

LA RIPRESA

Quando cadi ti puoi rialzare

senza problemi, continua a camminare.

Solo una cosa è fondamentale:

non soffermarti sull’aspetto del male,

non fermarti solo a guardare,

pensa al fiore che sta per sbocciare.

Pensa ai progetti per il futuro

e lascia stare ogni lato oscuro,

pensa a sorridere alla vita

e torna ad essere un atleta.

C’è ancora speranza e possibilità:

un nuovo futuro ci aspetterà,

per provare nuove emozioni

e inseguire buone intenzioni.

 

Laura Magni