Passaggio Di Testimone

Di: - Pubblicato: 23 Agosto 2016

Era l’anno 1944, dodici mesi immensi e terribili nella storia di questo Paese, un anno che in troppi sembrano voler dimenticare. L’anno che avrebbe aperto le porte a un futuro di libertà che in troppi non avrebbero mai potuto assaporare, a partire dai grandi scioperi di Milano e Torino in quel mese di Marzo dove a Roma la primavera moriva nelle cave della via Ardeatina diventate il simbolo nero dell’occupazione nazista. Quelle fosse saranno una delle tante pagine di un libro scritto con il sangue della rivolta, sarebbe toccato poi a Milano salutare i suoi partigiani in Piazzale Loreto il 10 Agosto. L’estate avanzava e quel libro avrebbe scritto anche la pagina di Sant’Anna di Stazzema solo due giorni dopo. Finì finalmente quell’estate maledetta, cedendo il posto a un autunno che moriva a Monte Sole, con la comunità di Marzabotto che pagò il prezzo più alto.

Foto 2 x art Maurizio Anelli

Non importa quanto tempo è passato da allora, quei fatti sono accaduti e nulla potrà guarire quelle ferite, nemmeno il tempo e le stagioni che passano. Quei posti e quei fatti sono la Storia, una storia che dobbiamo continuare a sentire nostra perché è stata scritta dai nostri padri per noi, perché noi potessimo assaporarlo quel profumo di libertà. E oggi, tanti anni dopo, quel profumo non può essere dimenticato. E questa volta dobbiamo essere noi i padri capaci prendere nelle nostre mani quel testimone quella memoria. Perché da quei giorni, da quelle Donne e quegli Uomini, dalle loro vite cancellate nascono questo Paese e questa Costituzione. Certo, quel profumo di libertà è offuscato dalle tante ombre della storia di questi ultimi cinquant’anni, ombre inquietanti che hanno il cattivo odore delle stragi e delle bombe nelle banche, nelle piazze e nelle stazioni, degli anarchici caduti dalle finestre, degli scheletri negli armadi dei governi e delle questure, nei Servizi deviati, delle mafie e delle loro trattative con lo Stato.  È proprio per questo che quel profumo non va dimenticato, a maggior ragione oggi dove l’attacco a questa Costituzione offende la sua storia e le sue radici.

Foto 1  x art Maurizio Anelli

Per questo ora quel testimone passa a noi, che abbiamo il dovere di non voltarci dall’altra parte di fronte a quell’estate del ’44 che sembra non finire mai e che oggi continua con altri nomi e altri posti: sempre d’estate, dalla notte di Srebrenica dove l’Europa intera scelse di chiudere gli occhi fingendo di non vedere e di non sentire quel grido di morte e di sconfitta fino ad oggi, passando da Kobanê o da Aleppo. Quell’oggi che ogni giorno diventa una partita sempre più difficile, dove l’asticella si alza sempre più in alto. In tanti lavorano per trasformare questa partita in uno scontro di civiltà, ma non è così. È uno scontro di ben altra portata, è l’eterno duello per un’egemonia economica, politica, di controllo del territorio. Se riusciamo a capire questo, ci accorgiamo che non esistono differenze fra i bambini di Sant’Anna di Stazzema e Marzabotto e i bambini di Aleppo o i bambini curdi,  e le donne di Kobanê hanno lo stesso sguardo fiero delle donne che combattevano nella Resistenza sulle montagne in Italia, e i migranti che salgono su un barcone per affidare la loro vita al Mediterraneo assomigliano a chi saliva su quei vagoni diretti in Germania negli anni ’40. È un incendio le cui fiamme si alzano col passare dei giorni e stringono il cerchio intorno all’arena dove qualcuno ci vuole come spettatori impotenti. E allora siamo noi che abbiamo il dovere di alzarci in piedi, e  se alzarsi in piedi non è sufficiente dobbiamo alzare la voce e gridare più forte che questo mondo non è ancora quello giusto, che questa Europa e questo Paese non possono essere complici di quello stupro che sta dividendo il mondo ogni giorno di più, che i muri non sono quello che cerchiamo, che il Mediterraneo è un mare bellissimo e non può diventare solo una tomba quotidiana di corpi e cuori che scappano per cercare il primo dei diritti: vivere.

Dobbiamo farlo, anche per difendere quella memoria e quel profumo di libertà che ci è stato regalato da chi, in quell’estate del 1944, perse tutto quello che poteva perdere tranne la dignità. È questa la nostra Resistenza, diversa da quella dei nostri Padri ma che, come quella vissuta dai nostri Padri, deve guardare lontano ed essere capace di andare oltre il tramonto di questa sera e di questi confini. Saper guardare a quel domani che verrà perché quel domani non potrebbe mai assolvere un nostro silenzio.

 

Maurizio Anelli