Piccoli fascisti crescono ma l’Italia e l’Europa fanno finta di nulla

Di: - Pubblicato: 28 agosto 2017

A cura di Maurizio Anelli

 

C’è una serie di errori, imperdonabile e inaccettabile, che l’Italia e l’Europa stanno compiendo e perfezionando giorno dopo giorno: ignorare e in molti casi favorire l’escalation dei movimenti fascisti e nazisti. La storia non ammette giri di parole e ipocrisie su quest’argomento, consentire entrambe le cose significa esserne complici. Sarebbe un film già visto e non è stato un bel film, quindi non è il caso di rivederlo ancora per capirlo meglio. Sminuire quello che sta succedendo in Europa, cercare giustificazioni sociologiche e politiche, ignorarne la pericolosità, sarebbe ripetere l’errore accaduto all’alba del Novecento. A quell’alba seguì una notte spaventosa, ma evidentemente qualcuno ha dimenticato in fretta quella notte e qualcun altro la vuole rivivere.

Il fascismo e il nazismo non possono essere confinati a un periodo storico e superato. Appartengono a un’altra dimensione che non ha nessuna ragione di esistere: sono l’espressione di un modo ben preciso di concepire la vita e i rapporti fra le persone, sono il disprezzo totale della dignità umana, sono l’affermazione brutale di un concetto di superiorità etnica e culturale che mira all’annientamento e alla cancellazione di quella diversità fra gli uomini che rappresenta invece la bellezza stessa del genere umano. Per questo il fascismo non è un’opinione, il fascismo è un reato e in questo modo deve essere considerato. È la storia a dirlo, e in particolare è la storia dell’Europa ad affermarlo con forza. Ma questo non accade.

I Governi dell’Italia e dell’Europa non hanno mai fatto veramente i conti con il proprio passato, e quando l’hanno fatto, l’hanno fatto sempre con estrema prudenza e con molti limiti. In realtà anche dopo la fine della seconda guerra molti degli attori protagonisti di quella notte hanno avuto infinita libertà di azione. Hanno potuto ricostruire con pazienza la tela di ragno godendo di appoggi e silenzi a livello politico, istituzionale e militare. Hanno potuto educare e “convertire” nuove generazioni … piccoli fascisti crescono. Ora la situazione sociale, politica ed economica dell’Europa consente a questi movimenti di rialzare la voce e non solo. Questo accade in Italia, dove l’onda xenofoba e fascista cerca e in molti casi trova terreno fertile da coltivare. Alla destra volgare e xenofoba incarnata da partiti come la Lega si affiancano i fascisti duri e puri di CasaPound e di Forza Nuova. E la stessa cosa accade in Francia, in Olanda, Inghilterra, in Germania. Altri paesi si uniscono a loro, come l’Ungheria, la Norvegia e la Svezia. C’è stato un periodo, negli anni settanta, dove la presenza fascista, violenta e dinamitarda, trovava sulla sua strada generazioni mosse da ideali dove l’Antifascismo aveva un peso specifico rilevante. C’era, soprattutto, anche una Classe Politica molto più degna e illuminata, che aveva saputo trarre il meglio dagli insegnamenti della storia.

I leader politici oggi invece si chiamano Marine Le Pen, Nigel Farage, Geert Wilders, Freuke Petry … e l’Europa del Caudillo, del Duce e del Führer ringrazia. Nel nostro Paese hanno nomi più conosciuti e sono altrettanto pericolosi. In comune fra questi nuovi profeti del fascismo europeo ci sono tanti disegni, e il primo e più evidente di questi disegni  è la spirale di odio etnico e razziale che ognuno di loro diffonde come un verbo in un momento storico come quello attuale, avvolto da una crisi economica e sociale innegabile. E quel verbo entra, strisciante e vigliacco, nelle case dei cittadini e così, in tanti, credono davvero che oggi tutti i problemi dell’Europa abbiano un solo colpevole: i migranti. Sappiamo benissimo che non è così, ma piano piano l’idea prende corpo, s’insinua nella testa anche di persone e famiglie che hanno a loro volta un passato fatto di migrazione. Esattamente come all’alba dei fascismi europei negli anni del primo Novecento i governi di oggi non sembrano capire il problema. Ma è davvero così  ? Davvero si tratta di non capire o, piuttosto, si tratta di convergenze di pensiero e di connivenza con certi movimenti ? Perché questo silenzio della politica di fronte a tutto questo ? Perché di silenzio si tratta, e il silenzio è sempre un cattivo maestro. Perché la politica lascia alle Prefetture e ai propri guardiani un compito che è, o dovrebbe essere, prima di tutto un compito della Politica ?

La domanda non è casuale. Nel nostro Paese le Prefetture e le Questure spesso agiscono in perfetta autonomia, ignorando l’interlocutore istituzionale che è la politica. Nelle città la gestione delle piazze ormai è diventata terra di conquista delle Prefetture e delle Questure da troppo tempo, spesso con il silenzio o la connivenza della politica. La gestione del G8 di Genova nel 2001, gli sgomberi nelle grosse città, i recenti fatti di Roma sono solo gli esempi più eclatanti. Questi fatti dovrebbero far scattare campanelli di allarme rosso, invece la Classe Politica di questo Paese è silenziosa, assente. Come se stesse aspettando, rassegnata e in molti casi collusa, il suo Aventino. Inaccettabile e pericoloso. C’è un altro fatto su cui dovremmo riflettere, nella testa delle persone è entrato un termine contraddittorio e inesatto: la parola “populismo”. In realtà il termine populismo ha un significato diverso da quello che comunemente si attribuisce ai movimenti e ai partiti di estrema destra.

http://www.treccani.it/vocabolario/populismo/

populismo s. m. [dall’ingl. populism (der. di populist: v. populista), per traduzione del russo narodničestvo]. – 1. Movimento culturale e politico sviluppatosi in Russia tra l’ultimo quarto del sec. 19° e gli inizî del sec. 20°; si proponeva di raggiungere, attraverso l’attività di propaganda e proselitismo svolta dagli intellettuali presso il popolo e con una diretta azione rivoluzionaria (culminata nel 1881 con l’uccisione dello zar Alessandro II), un miglioramento delle condizioni di vita delle classi diseredate, spec. dei contadini e dei servi della gleba, e la realizzazione di una specie di socialismo rurale basato sulla comunità rurale russa, in antitesi alla società industriale occidentale.

Perché allora usare questa parola al posto di quella che descrive chiaramente la matrice dei movimenti nazi-fascisti, xenofobi e razzisti che in Italia e in Europa agiscono alla luce del sole ? Sembra quasi che i Governi, le Istituzioni e gli organi d’informazione vogliano evitare di pronunciare la parola “fascismo”.  Sbagliato, il fascismo è fascismo, punto e a capo. Nel silenzio della Politica colpisce un silenzio più grave di altri: è il silenzio della Sinistra, o di quello che ne resta in questo Paese. Perché troppo spesso l’impressione è che ai valori dell’Antifascismo si antepongano i valori di una presunta “governabilità” e che, in nome di quest’ultima, si sia disposti ad accettare compromessi, alleanze imbarazzanti nel Governo del Paese e delle singole città. Si tace e si fanno passi indietro su questioni fondamentali del Diritto: accade per la questione dei migranti, sull’attacco alle ONG nel Mediterraneo, sulla legge di Cittadinanza. Si tace sulle decisioni delle Prefetture nelle singole Città: dagli sgomberi alla Stazione Centrale di Milano fino ai fatti, violenti e disgustosi, di Roma. Si afferma che le decisioni sono prese da Prefettura e Questura ma non c’è mai una presa di distanza, chiara e netta, da queste decisioni. Significa, in altre parole, che la politica lascia il passo alla risposta repressiva e militare. È una scelta che inevitabilmente porterà con sé conseguenze negative. L’Antifascismo è un dovere cui non ci si può e non ci si deve sottrarre, lo dobbiamo a chi, in un tempo meno lontano di quanto possa sembrare, ha sacrificato gli anni più intensi della propria vita per un’idea di libertà. E su questo non possono esserci discussioni né equilibrismi politici di nessun genere. Forse a molti, in questo Paese, non è chiaro come il 25 Aprile non sia un punto d’arrivo ma un punto di partenza. Non basta manifestare il proprio antifascismo un giorno l’anno, davanti a piazze e telecamere. L’antifascismo è un impegno quotidiano e continuo, è memoria, è rispetto verso quelle idee di giustizia che non possono essere le stesse di quei movimenti e di quei partiti che in giro per l’Italia e in giro per l’’Europa mostrano i loro muscoli ignoranti e la loro violenza senza alcuna paura e nessuna vergogna.

Il silenzio delle Istituzioni e della Politica di fronte a tutto questo è assordante, ma esisteranno sempre altre voci fuori dal coro. Sono le voci di chi ancora conserva memoria e dignità. Sarà difficile obbligare queste voci al silenzio e alla rassegnazione, perché quelle voci non aspettano nessun Aventino.