Pluri Identità E Pluri Appartenenza: Superare La Frammentazione Del Sé Per Un’ Empatia Globale

Di: - Pubblicato: 13 giugno 2016

L’identità, composta da tutte quelle particolarità che ci rendono diversi dall’altro, ci definisce e ci rende riconoscibili tra tutti. Se da un lato le caratteristiche fisiche fanno parte del nostro involucro e dall’altro il mondo interiore sfugge alla conoscenza immediata, un aspetto manifesto dell’individuo è il modo di essere in mezzo agli altri.

Foto pluri

Nella prospettiva relazionale -ma non solo- l’essere umano non esiste come entità isolata, non esiste al di fuori delle relazioni. Il legame con l’altro è un fenomeno originario rispetto alla costituzione individuale. Infatti il bambino piccolo possiede fin dalle prime settimane di vita un’intelligenza sociale che lo rende pronto a comunicare e interagire con chi si prende cura di lui; questa naturale predisposizione rappresenta un primo passo verso la conquista dell’individualità, partendo dal legame con l’altro. Al momento della nascita si inizia ad essere riconosciuti dal mondo sociale in quanto “figli” dei propri genitori; con il passare del tempo e soprattutto attraverso il processo di socializzazione aumentano le dimensioni della nostra esistenza.

Costruire la propria identità significa dunque instaurare una connessione con chi ci circonda e ottenere dall’altro “sociale” un riconoscimento del nostro essere. Ogni relazione che instauriamo dirà qualcosa di noi e contribuirà a definire una nostra parte distintiva e identitaria. In questo senso ogni essere umano è molteplice ed estremamente complesso, nonostante la tendenza diffusa sia definire se stessi selezionando uno o pochi aspetti e dimenticando più o meno consapevolmente tutti gli altri.

L’importanza di scoprirsi multi-identitari e integrare armoniosamente diversi lati di sé ha dei risvolti significativi nelle relazioni interpersonali: l’inconsapevolezza implica il rischio di difficoltà a collocarsi a livello sociale. Riconoscere le svariate dimensioni che ci compongono permette di accogliere e valorizzare nuovi legami. In psicologia infatti il traguardo del processo identitario è il raggiungimento della capacità di vivere in intimità; quest’ultima consiste nella scelta di impegnarsi nelle relazioni senza il timore di perdere qualcosa di sé, riuscendo a pensare in termini di Noi piuttosto che di Io. E’ una peculiarità dell’età adulta e della maturità. Da questo punto di vista l’epoca contemporanea è “adolescente”.

L’iper-tecnicizzazione sostiene e fomenta tale difficoltà di intimità, offrendo l’illusione di essere sempre connessi all’altro con l’opportunità di non essere davvero impegnati; permette di simulare un mondo che non si ha la coscienza di abitare.

Edgar Morin, filosofo e sociologo francese che ha affrontato il tema dell’identità planetaria, ha affermato che “le persone che hanno sviluppato maggiormente questa coscienza fanno parte di associazioni di tipo umanitario”, portando soccorso e aiuto in tutte le parti del mondo.

La scoperta di se stessi e della propria multi-componenzialità può rappresentare un punto di partenza verso la tessitura di una trama sociale più fitta e resistente, orientata dalla condivisione autentica e dalla solidarietà

 

Laura Magni