Populismo, L’Abito Dei Mediocri

Di: - Pubblicato: 17 Set 2018

Di Sebastiano Ambra

 

C’è questa sorta di entità che si aggira per l’Europa, che pare abbia investito gli Stati Uniti e dio solo sa dove possa arrivare. Se colonizzare pianeti o formicai. Eppure c’è, si percepisce. In Italia se ne parla da un po’ di anni, dopo che a lungo se n’è parlato nel tempo che fu. Anzi: in Italia è stata rivendicata. Nel 2013 Beppe Grillo, nel suo blog, parlò di uno “spettro” che i “poteri forti” in Europa dovevano combattere, spettro la cui “versione italiana è il M5S”. Insomma: che diavolo è il populismo? È il Movimento 5 Stelle? Veramente?

Giorni fa in Svezia si sono tenute delicate elezioni e, fra le righe della stampa italiana, ci si chiedeva se fosse o meno il caso di considerare un’alleanza o di alzare un muro in merito all’avanzata dei populisti… L’avanzata dei populisti. Che uno immagina il quadro di Pellizza Da Volpedo spammato su tutti i social che viene fuori dalla cornice, coi suoi milioni di volti barbuti e le mamme coi bimbi in braccio. Magari non vaccinati. Tutti ad avanzare verso i palazzi grigi e zeppi di denaro nascosto nelle fodere dei divani. Ma che diavolo è il populismo? È di destra? È di sinistra? Se fosse il Movimento 5 Stelle, allora effettivamente non sapremmo dove collocarlo. Ma è così?

Storicamente è stato un po’ dappertutto: pare sia partito a tutti gli effetti nella Russia di fine Ottocento sulle spalle dei contadini e contro la società industriale di stampo occidentale, e da lì sembra si sia spostato proprio nella società occidentale, negli Stati Uniti, con idee simili, ma secondo qualcuno troverebbe le radici ben prima, e cioè nel bonapartismo e nella rivoluzione francese. In pratica: non si sa bene. Sì, ci sono libri sul populismo, persino un romanzo al quale lo si lega a doppio filo, ma alla fine della fiera non si capisce bene. E che diavolo è il populismo? Non si sa. C’è chi lo esalta, chi lo usa per accusare. Un bel po’ di accusati lo fuggono come la peste. E badate bene: accusarono di populismo Hillary Clinton e accusarono di populismo Sarah Palin. Beh, se non è confusione questa…

Il populismo è uno spettro davvero, ma uno di quelli che non si capisce bene. Quando appare può farti del male o del bene. Non si sa, vallo a capire. Quello che si sa è che non lo distinguiamo, non lo mettiamo a fuoco. È passato di qui, magari è ancora dietro l’angolo, se fai una corsa forse lo raggiungi. Come? È già andato via? Ti giuro che l’ho visto! Il populismo è a tutti gli effetti l’emblema dei momenti storici confusi, dove si urla, dove si cercano i colpevoli, e quando si urla in massa i colpevoli sono sempre quelli che hanno qualcosa in più. Più soldi, e questo è normale, ma anche maggiori informazioni, una cultura più ricca. Perché quel qualcosa in più, qualsiasi cosa sia, genera sempre il sospetto, e il sospetto genera rabbia in mezzo a sguardi corrucciati e urla soffocate.

Secondo Domenico Fruncillo, docente di Scienze Politiche, i politici populisti “tendono a promettere politiche e provvedimenti di ogni genere con il chiaro intento di rassicurare i soggetti che si sentono esposti ai rischi derivanti dai cambiamenti socio-economici che potrebbero provocare una ‘deprivazione’ rispetto alla condizione attuale o una frustrazione delle aspettative future”. Ecco: rassicurazioni contro la confusione. Gli studi di Comunicazione insegnano che i movimenti che vanno sempre e comunque ‘contro’ utilizzano argomentazioni semplici ed immediate, in modo da ottenere la giusta efficacia sulle masse intimorite da qualcosa che sta al di là.

La società moderna è estremamente veloce, tutti citano Bauman e la sua liquidità, trovando lì dentro la spiegazione in merito alla facilità con la quale gli aspetti negativi dell’era moderna dominano facilmente le masse. E magari non hanno torto: è questa velocità, questo scivolare via degli argomenti a mo’ di anguille che genera il panico e fa venire fuori nuove divinità dal lessico facile facile e dalle soluzioni a portata di mano. E adesso cosa vi state chiedendo? Vi state chiedendo se per caso voglio dire che i politici che puntano il dito si rivolgono a masse di imbecilli e da loro ottengono i voti? Se intendo dire che il motore di questi movimenti sono i cosiddetti analfabeti funzionali, boccaloni col cellulare in mano e i soldi sotto al cuscino? No. Cioè: non proprio.

Credo, sì, che ci siano masse di idioti, che ci siano sacche di umanità che esaltano il libero sfogo, verbale e fisico, nutrito dalle parole facili, ma non penso soltanto questo. Credo che peggio di questo ci sia la mediocrità. Credo che il populismo, qualunque cosa sia, non abbia alcun colore. Che sia inodore come l’acqua distillata, e come questa pericoloso se assunto in dosi elevate. Decalcifica, ci toglie la spina dorsale. Ed esiste un elevato numero di persone che questo lo capisce, ma che a questo non dà importanza. Anzi: gente che sa che può esserci un’altra via, ma che sa anche che intraprenderla potrebbe comportare uno sforzo, e allora si sta meglio dove non c’è fatica reale. Almeno per ora. Eccoli qua i mediocri.

Il filosofo canadese Alain Deneault ha pubblicato un libro, da poco uscito in Italia, che parla di questo fenomeno: “La mediocrazia”, nel quale spiega che “non c’è stata nessuna presa della Bastiglia, niente di comparabile all’incendio del Reichstag, e l’incrociatore Aurora non ha ancora sparato nessun colpo di cannone. Tuttavia l’assalto è stato già lanciato ed è stato coronato dal successo: i mediocri hanno preso il potere”. Perché il populismo non ha la stessa anima in ogni epoca, e se animato da fini simili non ha tuttavia attori simili e masse ugualmente consapevoli: oggi, in questi giorni così confusi, i mediamente competenti vengono elevati a discapito dei maggiormente competenti, e di questo fa le spese lo spirito critico.

Insomma: stiamo assistendo al rincoglionimento della società, e restare senza far nulla potrebbe farci ritrovare come i tizi chiusi nelle capsule di ‘Matrix’, immersi nel liquido amniotico. Però dai, abbiamo ancora la possibilità di scegliere la pillola giusta. Che poi – chissà perché – era quella rossa.

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