Prima La Casa? Si Può! Ecco I Risultati

Di: - Pubblicato: 7 maggio 2018

Di Filippo Nardozza

Qualche tempo fa avevamo raccontato Housing First, (http://www.sonda.life/citta-in-movimento/dalla-strada-direttamente-a-una-casa-housing-first/) modello di promozione sociale per senza dimora che dalla strada porta all’accoglienza – seguita – direttamente in una casa. Sono tante le sfide da affrontare, ma i risultati della sperimentazione biennale 2014-2016 dicono che il modello è sostenibile. Gli studi ne evidenziano costi, criticità, punti forza. Vediamoli.

 35 progetti di accoglienza, un coinvolgimento di 48 organizzazioni (Caritas, enti pubblici, fondazioni, cooperative, associazioni) hanno offerto tra il 2014 e il 2016 soluzioni abitative ad un totale di 668 persone senza dimora “cronici” o in grave criticità abitativa, 456 adulti e 232 figli.

Sono questi i dati analizzati dal volume “Prima la casa – La sperimentazione Housing First in Italia“, curato da Paolo Molinari e Anna Zenarolla e pubblicato da Franco Angeli, da cui emerge che cambiare il paradigma di approccio al vivere per strada è possibile.

Il modello “prevede una casa, un operatore, tanto coraggio, cultura dell’accoglienza, lavoro di rete e costa 20 euro al giorno” specifica Cristina Avonto, presidente della fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora). Il monitoraggio dei costi è dell’Università di Catania che, insieme alla Caritas di Siracusa, ha creato un software ad hoc per quantificare le risorse necessarie a portare avanti un progetto Housing First. Anche alla luce del fatto che uno dei pilastri del modello è la compartecipazione della persona accolta alle spese vive di gestione, fino al 30% del proprio reddito (laddove disponibile), per rafforzare autostima e senso di responsabilità.

Housing Fisrt, sfide e potenzialità.

In linea generale, la vera sfida per il sistema dei servizi sociali nell’affrontare l’homelessness è promuovere il cambiamento e vedere la persona senza dimora come una risorsa, portatrice di capacità, desideri e, certamente, anche di fragilità. Fondamentale è la rete: le potenzialità del modello sono legate infatti soprattutto al rapporto con le istituzioni e le comunità locali che ospitano i progetti; oltre che alla possibilità di trovare alloggi adeguati nel mercato privato, in quartieri “normali” e non in “ghetti”, per favorire l’integrazione sociale.

Anche questo aspetto ha trovato soluzioni impensabili all’avvio della sperimentazione. Sono 190 le unità immobiliari usate dalle organizzazioni per accogliere le persone senza tetto (il 29% alloggi singoli, il 40% alloggi singoli per famiglie e solo il 31% alloggi condivisi da 2 o più persone). Con il 70% degli alloggi acquisito sul libero mercato (quindi solo in minima parte si tratta di immobili già di proprietà degli enti promotori o di donazioni).

Chi sono le persone accolte e come è andata a finire?

Al 31 dicembre 2016, Paolo Molinari racconta che “Prima la casa” è stato possibile complessivamente per 358 adulti (a cui aggiungere i loro figli), accolti come persone singole o famiglie, di cui 246 senza tetto e senza casa; 90 a rischio perdita alloggio o sistemazioni insicure; 22 che vivevano situazioni abitative altamente inadeguate” (tutte situazioni di grave deprivazione abitativa). Rispetto alla cittadinanza gli adulti accolti erano per il 57,8% italiani e il 42,7% stranieri. A queste si aggiungono 157 persone (98 adulti, più 59 figli) uscite dal programma nel corso della sperimentazione. Di queste il 62,3% con esito positivo e per raggiunta autonomia, il 31,6% con esito negativo, il 6,1% con altri esiti.

Questo vuol dire che in poco meno di due anni ben 61 adulti estremamente poveri e fragili sono riusciti con il progetto Housing First e con il lavoro professionale sociale a raggiungere una autonomia economica/lavorativa, una indipendenza abitativa; hanno goduto di un ricongiungimento familiare, di un superamento delle loro criticità. Housing First tuttavia non è un servizio one size fit come si dice in Europa, ovvero non va bene per tutti. Soltanto 31 adulti hanno abbandonato il programma per incompatibilità, rifiuto del programma, mancato rispetto del patto HF, abbandoni volontari.

Housing First: salute, integrazione e soddisfazione.

L’Università di Padova ha studiato gli effetti dell’HF su un gruppo di 55 persone accolte in appartamenti singoli e condivisi. I risultati evidenziano che la salute psico-fisica è stabile. L’integrazione sociale è migliorata grazie alle attività proposte dagli operatori alla persona e grazie alla possibilità di ripristinare legami familiari e amicali. L’80% ha incontrato persone per condividere un caffè, pranzo o cena. Il 67% ha fatto nuove amicizie fuori casa. Ma il risultato certamente più importante è l’abitare di nuovo una casa, prendersi cura di sé e svolgere piccole mansioni quotidiane che, se misurate su persone che hanno vissuto la strada per molti anni, sono risultati assolutamente incoraggianti.