Profumo D’Aprile

Di: - Pubblicato: 15 aprile 2016

prof 1Il profumo d’Aprile, che ogni anno arriva per ricordarci una storia che ancora ci appartiene perché è nostra. Qualcuno insiste a dire che è una storia d’altri tempi e che ci è già stata raccontata mille volte. È vero, è una storia di altri tempi. Tempi che ci riempiono di orgoglio, perché erano i tempi dove a vent’anni, o poco più, un’intera generazione era costretta a scegliere e la scelta era tutta lì: decidere da che parte stare. E quei ragazzi di vent’anni, o poco più, hanno fatto la scelta giusta, l’unica che avesse il sapore della dignità e della rivolta. Accanto a loro hanno trovato altre generazioni che li hanno saputi guidare, proteggere, nascondere. Molti di loro non hanno più fatto ritorno da quella scelta, molti di loro hanno avuto la vita cambiata per sempre. Ma c’era un sogno e un’idea di libertà che non poteva aspettare. Quella storia d’altri tempi, ma soprattutto di altri Uomini, ci è stata raccontata da quanti l’hanno vissuta e conosciuta e quella storia ci è entrata nella pelle e dritta al cuore. La storia è così: racconta e insegna, colpisce e scolpisce.prof 2

Racconta di una generazione che ha saputo essere “Noi” e non “Io”, una generazione capace di attraversare il peggio del “Novecento” e trovare una strada giusta, faticosa e lunghissima da percorrere. Ma quei “sentieri partigiani” hanno costruito generazioni capaci di trasmettere valori che oggi vengono troppo facilmente dimenticati. La Democrazia e la Libertà non si comprano a prezzo di saldo, si conquistano. E loro, quella conquista l’hanno pagata a caro prezzo lasciandosi alle spalle gli anni migliori e caricando su quelle stesse spalle tutto il peso della lotta e della vita da riprendere per mano. Quei “sentieri partigiani” io li ho sentiti raccontare da chi li ha vissuti, da chi li ha percorsi su scarpe rotte, da chi ci ha perso quanto di più importante. Per questo il profumo d’Aprile deve essere respirato tutto, a pieni polmoni, e quella storia deve continuare ad essere raccontata. Deve essere raccontata non solo per il rispetto e la gratitudine che si deve a chi ha scritto una pagina incancellabile di questo Paese e non solo per tenere vivo il ricordo di quei volti e di quei nomi.  Quella storia deve essere raccontata perché è ancora un insegnamento.

L’Italia, e l’Europa tutta, ha ancora bisogno di quei “sentieri partigiani”. Hanno bisogno dello stesso coraggio, della stessa determinazione e della stessa sete di uguaglianza e giustizia. Tutti noi ne abbiamo bisogno per superare i troppi rigurgiti di odio, ignoranza, paura e disprezzo etnico che hanno lo stesso cattivo odore di quel tempo. Ne abbiamo bisogno per non tornare indietro nella storia e cadere nel buio di quel tempo, ne abbiamo bisogno per cogliere la similitudine fra chi ieri scriveva le leggi razziali e oggi propone di costruire i muri ai confini, fra chi ieri separava gli ebrei, lo zingaro e l’omosessuale dalla razza pura e oggi è ancora pronto a odiare gli zingari e gli omosessuali. Gli ebrei di ieri sono come i nuovi migranti, di ogni terra e razza. Ne abbiamo bisogno per difendere quella Costituzione nata da quei “sentieri partigiani” e che oggi fa ancora paura al punto che la si vuole stravolgere, ridurre a carta straccia in nome di false riforme e false modernità. Ne abbiamo bisogno perché quei “sentieri partigiani” sono le nostre vere radici e non possiamo permettere a nessuno di tagliarle.

Perché le radici non vanno mai tagliate, sanno sempre regalare un fiore.

Buon 25 Aprile, a tutti noi.

 

Maurizio Anelli