Programma Italia, Seguendo Il Politruck In Via Odazio A Milano

Di: - Pubblicato: 14 novembre 2016

Sul marciapiede accanto alla biblioteca di Giambellino c’è un tappeto di foglie gialle, le ha perse il grosso tiglio sotto la cui ombra il Politruck di Emergency ha posto il suo ingresso. È tarda mattina e nel piazzale antistante la via Odazio, tre ragazzini giocano a baseball, si lanciano una lattina accartocciata alternandosi nel tentativo di prenderla al volo con il manico di una scopa; poco più in là, alcune donne con veli arabi chiacchierano sedute su un muricciolo, una di loro spinge avanti e indietro una carrozzina, le altre tengono d’occhio i figlioletti che si rincorrono su uno scivolo.

Come ogni lunedì l’ambulatorio mobile è arrivato intorno alle dieci del mattino e ora è nel pieno dell’attività. Nella sala d’attesa approntata all’aperto con sedie pieghevoli, due marocchini aspettano il loro turno. Manlio, un volontario di Zona 1, è seduto davanti al tavolino e annota il nominativo dell’ultimo arrivato, un signore dai capelli bianchi vestito con una giacca azzurra e una cravatta scura. È Cesar, uno dei tanti personaggi che girano abitualmente per il quartiere: per il modo impeccabile di vestire si discosta abbastanza dai rom della zona, anche se poi come altri finge di non capire l’italiano e pretende di salire subito sull’ambulatorio. Manlio, pazientemente, lo invita a sedere e intanto fa un cenno a Lucio, il logista – sta rientrando in quel momento dalla lavanderia con i camici freschi di bucato.

“Puoi dire a Sandro di scendere per un triage?”, gli chiede Manlio.

Lucio risponde con uno dei suoi sorrisi enigmatici mentre sale le scale. Oltre al logista e ai tanti volontari che ruotano per l’accoglienza, l’equipaggio del Politruck prevede sempre almeno due mediatori culturali, un medico e un infermiere. Oggi poi – come avviene anche il giovedì in piazza Selinunte – è previsto nel pomeriggio l’arrivo di un pediatra e di un secondo infermiere.

Passano due minuti e Sandro in camice bianco scende la scaletta. Prende da parte Cesar e, mentre tira fuori dal taschino un pacchetto di sigarette, fa una rapida anamnesi medica. Dopo aver segnato l’ok sul registro, indica al nuovo paziente di sedere accanto ai due marocchini, poi si sposta sotto il tiglio e accende una sigaretta. Rassegnato ad aspettare come gli altri, Cesar rimane in piedi accanto al tavolino.

Manlio gli sorride, poi si volta verso Sandro e gli dice: “Sembri un calzolaio con le scarpe bucate”.

Sandro annuisce. “Dici che faccio cattiva pubblicità alla mia professione? Sì è vero devo smettere, ma se togli il fumo a un infermiere cosa gli resta?”

Anche se espressa diversamente, la risposta ricorda a Manlio quanto detto tempo prima da Roman, un altro infermiere del Politruck. “Una sigaretta dopo un lavoro ben fatto non si nega a nessuno”. Roman ha lavorato per il Programma Italia in primavera, era rientrato da una missione al Complexe Pédiatrique di Bangui e dopo un paio di mesi a Milano ha chiesto e ottenuto di partire nuovamente per la Repubblica Centrafricana. Attraverso i suoi occhi si scorgevano segni indelebili di quell’esperienza da cui non riusciva a staccarsi, tanto che quando parlavi con lui mentre fumava una delle tante sigaretta, Roman era capace di portarti con le parole direttamente per le strade di Bangui.

A guardare Sandro si è certi che prima o poi anche lui andrà in missione, all’estero o magari in Sicilia, sempre per il Programma Italia a prestare soccorso agli sbarchi come già hanno fatto Mirna ed Elena, dottoressa e infermiera che hanno coperto l’attività del Politruck per buona parte dello scorso anno.

In via Odazio, Emergency assiste numerosi pazienti ogni lunedì. In buona parte si tratta di rom o immigrati più o meno regolari, ma alle volte capitano anche italiani con difficoltà economiche o persone che più banalmente non riescono a districarsi nel dedalo amministrativo della sanità pubblica. Per ognuno di loro c’è l’ascolto da parte di professionisti qualificati, persone in grado di curare, o quantomeno di avviare un percorso volto alla soluzione di problematiche medico-sanitarie a volte anche complesse.

I volontari adibiti all’accoglienza come Manlio, respirano questo e altro. Sono direttamente a contatto con l’attività del Programma Italia e hanno anche la possibilità di osservare con i loro occhi la vita dei quartieri in cui Emergency opera a Milano: oltre al Giambellino, ci sono Piazza Prealpi in Cagnola, Via Vitruvio in Centrale e Piazza Selinunte in San Siro.

Capita di trovarsi a parlare con un anziano manovale finito a vivere per strada dopo aver scoperto che alcuni ex datori di lavoro non gli hanno mai pagato i contributi, oppure di ricevere degli intensi grazie da parte di donne che hanno portato il bambino in visita dal pediatra. O ancora, di trascorrere ore a chiacchierare con pensionati che hanno voglia di passare il tempo.

Ogni lunedì, un restauratore milanese di ottant’anni, Renato, passa a salutare Manlio. È venuto la prima volta per un inguaribile male al collo. Lamentava che il medico di base non era stato in grado di aiutarlo. Il male al collo non è passato neanche dopo la visita sul Politruck, soprattutto perché Renato non segue le indicazioni dei dottori. Da allora però si ferma ogni volta almeno una mezz’ora e siede accanto a Manlio, gli racconta della moglie, “la Padrona”, rimasta in casa a guardare la TV, oppure di come restaurava i mobili antichi di proprietà del Policlinico. O ancora, afferma di ricordare quando aveva tre anni e ascoltava la nonna maledire Mussolini mentre arringava la folla in città.

Renato non si è ancora visto oggi, ma certo non tarderà a passare. Intanto però nel piazzale i tre ragazzi hanno smesso di lanciarsi la lattina accartocciata e sono tornati al loro gioco preferito: armati di fionde inseguono gli uccelli e cercano di colpirli, non è raro che riescano nel loro intento. La settimana scorsa, un piccione con un’ala spezzata ha lasciato una scia di sangue sul prato. Raggiunto il marciapiede, ha zampettato fino a rifugiarsi sotto al Politruck, anche lui in fondo cercava cure, un riparo contro la crudeltà di cui alle volte è capace il mondo.

 

Marco Fosci

Gruppo Volontari Emergency Milano