Psicologia Dell’Emergenza: Il Sostegno Psicologico Immediato Per Le Vittime Delle Catastrofi

Di: - Pubblicato: 29 agosto 2016

Negli ultimi giorni decine di psicologi e psichiatri, sotto il coordinamento della Protezione Civile, hanno prestato soccorso e intervento psicologico nei campi delle zone del Centro Italia colpite dal terremoto del 24 Agosto

Foto x art Laura Magni

La psicologia delle emergenze trova applicazione nel fronteggiare eventi critici di portata ampissima e devastante, non solo nei casi di terremoto ma in tutte le condizioni di crisi che necessitano urgentemente di un contenimento emotivo e psicologico. L’ “evento critico”, il sisma, nella recente esperienza di questi ultimi giorni, sfugge al controllo ed espone all’esperienza della perdita improvvisa, brutale e inspiegabile. L’impatto emotivo immediato può essere particolarmente violento, anche se sono molti i casi in cui le persone coinvolte mostrano una buona resilienza. Il rischio è che la reazione psicologica della fase acuta, fatta di angoscia, colpa, rabbia e disperazione, si cronicizzi, andando a compromettere nel lungo termine la salute ed il benessere psicosociale delle popolazioni colpite dalla calamità.

La psicologia dell’emergenza si pone l’obiettivo di preservare il più possibile la normalità in una condizione traumatica estrema.

La presenza sul campo dei professionisti della salute mentale si rivolge non solo alle persone che hanno vissuto in modo diretto il trauma della catastrofe ma anche ai soccorritori che entrano in contatto con la violenza dell’evento; per questi ultimi è l’incontro visivo e fisico con la morte ad esporre al rischio di disturbi psicologici, soprattutto da stress post traumatico.

Il defusing è una delle tecniche previste dal CISM (Critical Incident Stress Management) per affrontare in modo tempestivo lo stress psicologico ed emotivo in condizioni di crisi.

E’ una tecnica “a caldo”, di pronto soccorso emotivo che ha lo scopo di normalizzare le reazioni acute, affrontando ciò che è accaduto sul piano concreto per attenuare la portata traumatica e stressante dell’evento. Questa modalità di intervento può rappresentare una prima rete di sostegno perché si applica al gruppo.

La psicologia applicata a traumi collettivi, come sono le calamità, assume carattere psicosociale, al cui centro si trova la comunità tutta; il gruppo in questo senso può svolgere la funzione di dispositivo protettivo e di intervento all’interno del quale riconoscere ciò che è accaduto anche attraverso le parole e i racconti degli altri. Un’iniziale negazione della realtà può svolgere la funzione di difesa, soprattutto per chi subisce un lutto inatteso, ma a lungo termine questo tipo di risposta è disfunzionale e può condurre a disadattamento.

Se in una prima fase l’urgenza è mitigare e contenere le reazioni favorendo il riconoscimento della realtà dei fatti, successivamente diventa prioritario affrontare profondamente le emozioni legate alla perdita, per un’efficace elaborazione del lutto e la ricostruzione di sé.

Le “Linee guida sulla salute mentale e il supporto psicosociale nei contesti di emergenza” pubblicate dallo IASC (Inter-Agency Standing Committee) nel Febbraio 2007 riconoscono la necessità di integrare l’intervento psicologico all’interno del sistema di soccorsi.

Tra i principi fondamentali si trova quello di “non procurare danni” ulteriori: “il lavoro di salute mentale e supporto psicologico infatti è potenzialmente rischioso in quanto affronta tematiche altamente sensibili”; da qui l’importanza di possedere una formazione specifica ed evitare categoricamente improvvisazioni in campi professionali di cui non si ha esperienza. Ciò vale per tutte le categorie di soccorritori che intervengono in eventi caratterizzati da tanta violenza.

Una formazione adeguata per affrontare la crudezza della catastrofe ed una pregressa esperienza di gruppo rodata nel tempo rappresenta un fattore protettivo sia per la squadra dei soccorritori sia per le vittime.

 

Laura Magni, Psicologa