Quale Sinistra Per Quale Europa?

Di: - Pubblicato: 18 luglio 2016

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Il declino della socialdemocazia è innegabile e non risparmia nessuna delle sue varianti da quella scandinava (sorprendente la sconfitta in Norvegia malgrado la strage di Utoya e la saggia politica di mettere al riparo  i proventi petroliferi degli anni migliori) a quella austro tedesca, per non parlare del laburismo britannico con la perdita del bastione scozzese, dalla francese alla spagnola: i liberalsocialisti e i socialisti liberali non sono risparmiati. I fattori sono complessi compresi problemi demografici e culturali, direi antropologici l’homo socialdemocraticus lavoratore dipendente privato o pubblico, sindacalizzato o artigiano qualificato è in diminuzione numerica. Ma gli aspetti più rilevanti sono tre, il rallentamento prima e la stasi poi della crescita economica, la globalizzazione e, infine, a medio termine, il fattore più importate, la rivoluzione tecnologica. Gli anni d’oro della socialdemocrazia si sono sviluppati grazie alla ricostruzione conseguente ai disastri provocati dalla Seconda Guerra Mondiale, in cui hanno giocato un ruolo determinante le politiche keynesiane rese possibili dal Piano Marshal e l’intervento pubblico nell’economia. All’ingrosso la crescita del reddito annuo pro-capite è stato in Europa Occidentale del 4% tra il 1950 e il 1973, dal 1974 al 2003 del 2% da allora al 2015 vicino allo 0%. dati che andrebbero disaggregati perché la parte di salari e stipendi è diminuita rispetto a rendite e profitti aumentando le disuguaglianze. In questi anni di crisi i ricchi son diventati ancora più ricchi e i poveri ancora più poveri. Questi fatti hanno colpito l’elettorato tradizionale socialdemocratico, ma non a beneficio di formazioni alla loro sinistra. Fino a poco tempo fa pensavo che ogni regola avesse bisogno per essere confermata da un’eccezione e che questa fosse costituita da SYRIZA. Questo è vero se si guarda al fatto che la forza egemone a sinistra era il PASOK ed ora è SYRIZA, un fatto unico perché in nessun altro paese alla perdita di egemonia socialista/socialdemocrazia, ne è sorta un’altra più a sinistra. Tuttavia, se prescindiamo dai partiti e ragioniamo per aggregazioni, anche la Grecia presenta caratteristiche comuni, che i livelli più alti di consenso con la predominanza socialista non si sono mai più raggiunti. Per sinistra intendo la somma di PASOK-KKE-SYRYZA nell’arco 2004-2015.  Tra il 2004 e il 2015 mancano all’appello a sinistra più di 1.000.000 di voti: un milione di cittadini che hanno perso la speranza di cambiare le cose con il loro voto. Capisco le obiezioni, che non è possibile sommare i voti di partiti in competizione tra loro, ma il problema è appunto quello della impossibilità di sommare.

Quel che manca è la consapevolezza , che se non si ha un progetto comune la sinistra è perdente, perché si è perduta nell’inseguire l’egemonia di partito piuttosto che l’interesse della popolazione, che si pretenderebbe di rappresentare. Le alternative sono chiare e si è potuto sperimentarle proprio nel paese egemone in Europa. Paradossalmente la sconfitta della SPD nel 2005 aveva creato un’inedita maggioranza rosso-rosso-verde con 327 seggi(222 SPD-51 Verdi-54 Linke) contro 287(Union-FDP). Ne risultò, invece, una Grosse Koalition che nel 2009 vide la più grossa sconfitta socialdemocratica del dopo guerra. Ebbene i voti persi andarono soltanto per un terzo a Verdi e Linke, 2/3 aumentarono l’astensione. L’opposizione ha beneficiato la SPD, che passa da 146 a 193 seggi nel 2013, in parte recuperati da Verdi (-5) e Linke (-12) creando ancora una volta sulla carta una maggioranza rosso verde che potrebbe contare  su 320 seggi contro i 311 della Union, perché i liberali erano usciti dal Bundestag, cannibalizzati dalla Merkel, che nella legislatura precedente aveva cannibalizzato i socialdemocratici.

Per amore di verità le coalizioni a sinistra non sono sempre state premiate dagli elettori, come la sconfitta di Berlino nel 2011 testimonia. Ebbene Berlino che vota il prossimo 18 settembre potrebbe essere il banco di prova di nuove  alleanze rosso-rosso-verdi, che teoricamente c’erano anche dopo le elezioni del 2011, ma impercorribili anche perché contrassegnate dal tentativo dei Verdi di sorpassare la SPD per grosse differenze programmatiche.  La Grande Coalizione  tedesca è in crisi, sia per ragioni di politica estera (rapporti con la Russia) che interna (crisi della banca regionale controllata da 2 Land a guida socialdemocratica).

Ci sono da esaminare le maggioranze plurali rosso verdi in Danimarca e Norvegia e l’esperimento islandese, che non sono sopravvissuti, il Portogallo ancora in corso e la Spagna del dicembre 2015 del “Volemos ma no Podemos”(Queremos pero no Podemos). Momenti di emozione sono state le elezioni presidenziali francesi  e legislative del 2012, dopo 4 anni resta niente, se non la compassione per le vittime del terrorismo, e, forse, lo scampato pericolo alle regionali del 2015. Finita la contrapposizione tra riformisti e rivoluzionari la scelta del metodo democratico per conquistare e gestire il potere non è più una linea di divisione ideologica, ma senza trarne le conseguenze, che per governare occorre conquistare la maggioranza dei seggi dove c’è un sistema elettorale maggioritario ovvero la maggioranza dei voti e dei seggi nei sistemi proporzionali puri o corretti. Nella UE , tranne Malta, nessun partito di sinistra è in grado di vincere le elezioni da solo, al massimo può conquistare  un Presidente dove è prevista l’elezione diretta. Che fare?  Se non cambia la politica ci sono scelte  inevitabili, come puntare ad una presenza di testimonianza nei parlamenti ovvero essere il partner minore di coalizioni, che, quando sono grandi, significa che sono dominate da un partito del PPE. La sostituzione del partito socialista come potenziale partito di sinistra di governo è fallita, tranne che in Grecia, ma  questo paese non traccia una strada, perché è comunque fallito il disegno di poter imporre un’altra politica economica, finché stiamo in questa Europa. Allora c’è la tentazione della scorciatoia nazionale, ma su questa strada il populismo di destra è più avanti e credibile della sinistra. Anche in questo il laboratorio Germania darà il suo responso nelle elezioni federali del 2017, ci sarà ancora un’alternativa sulla carta rosso-rosso-verde o l’entrata di Alternativa per la Germania (AfD) e la sua percentuale sopra il 5% sarà una sconfitta della Grande Coalizione come il successo alle presidenziali del candidato liberale ha messo in crisi quella austriaca?

Neppure la Gran Bretagna è messa meglio, pur essendo l’unico paese europeo  dove l’egemonia a sinistra del Labour Party non sia mai stata messa in discussione, né da sinistra né dalla scissione socialdemocratica. In Gran Bretagna le diverse sfumature, che non sempre sono di rosso, della  sinistra si combattono dentro il Labour Party per conquistarne la leadership, ma la sua aspirazione a governare in solitario è messa in crisi dalla fine del sistema bipartitico, non grazie ai liberal-democratici, ma per colpa della UKIP in Inghilterra e dello SNP, il partito indipendentista di sinistra, in Scozia: senza il bastione scozzese il LP non può avere la maggioranza nel parlamento di Westminster. C’è una sola strada per ricomporre la sinistra e far vincere le elezioni: un programma comune sostenuto da un fronte ampio e plurale di sinistra democratica, in cui la leadership non è preassegnata a nessuno, ma sarà conquistata dalla forza più determinata e coerente nella difesa della democrazia e per una politica di coesione sociale e quindi di lotta alle diseguaglianze crescenti e alla disoccupazione e precarizzazione del lavoro. Un sfida in cui il terreno comune è costituito dall’integrazione del livello nazionale ed europeo, senza semplificazioni sovraniste.

Tuttavia se a sinistra prevale la tentazione di regolare vecchi conti, cioè di dividersi nella ricerca dei traditori e degli estremisti, e di stabilire nuove egemonie, chi sorpassa a sinistra, in un contesto di partiti non ideologici, la sconfitta è assicurata e in Italia non ci sono le condizioni neppure di dare inizio al processo. La battaglia referendaria sarà il banco di prova della capacità di una grande mobilitazione democratica, plurale ed ampia per impedire una deforma costituzionale. Questa è la priorità che non può essere barattata con modifiche cosmetiche all’Italikum, come il premio di maggioranza dato ad una coalizione, invece che ad una lista. Dovrà essere anche l’occasione per verificare che un’alternativa di governo possa essere costruita con il coinvolgimento del M5S.

 

Felice Besostri