Rapporto Ecomafie: Al Nord Maglia Nera Per La Lombardia

Di: - Pubblicato: 22 Lug 2019

Di Vincenzo Verde.

Nell’ultimo anno, anche grazie alla lotta di Greta Thunberg, la questione ambientale è diventata sempre più importante per l’opinione pubblica che inizia a vedere con preoccupazione agli effetti di una politica ambientale globale che per troppi anni è stata volta allo sfruttamento intensivo del nostro pianeta. Nonostante ciò, almeno in Italia i reati legati all’ambiente sono in aumento. È quanto si evince dalla relazione annuale di Legambiente sulle ecomafie presentata a inizio luglio. Circa 1,2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali sono stati trafficati in tutto lo Stivale nel 2018 e nello stesso periodo si sono verificati oltre 17 mila abusi edilizi che hanno compromesso la sostenibilità ambientale di intere zone del nostro territorio, per un giro d’affari complessivo che si aggira intorno ai 17 miliardi di euro.

Unica nota positiva del rapporto di Legambiente è quella legata all’applicazione della legge 68 del 2015 che ha introdotto 5 nuovi reati contro l’ambiente e che quest’anno ha permesso di punire numerose infrazioni e scoraggiarne altrettante.  In questo scenario terrificante, da segnalare le situazioni critiche del sud Italia, dove in 4 regioni (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia) sono stati commessi il 45% degli ecoreati dell’intera Penisola, e della Lombardia che negli ultimi mesi è stata colpita da decine e decine di incendi finalizzati allo smaltimento abusivo dei rifiuti e che oggi risulta essere la regione del nord più colpita dalle ecomafie.

Il modus operandi è molto diverso da quello che per anni è stato lo smaltimento illegale nella terra dei fuochi in Campania, ma altrettanto dannoso per la salute dei cittadini lombardi. I “broker della monnezza” sono dei personaggi a cui si affidano i malavitosi lombardi affinché trovino delle cave o dei capannoni al fine di iniziare a stipare montagne di spazzatura spesso in gran parte costituita anche da rifiuti speciali. Ad essere coinvolti talvolta sono anche i proprietari delle strutture, i quali, spesso in gravi condizioni economiche, accettano affitti a condizioni quantomeno sospette.

Quando i camion colmano la cava, intervengono i malavitosi con gli incendi rendendo l’aria irrespirabile e danneggiando irrimediabilmente l’ambiente circostante. Negli ultimi mesi questa dinamica si è ripetuta con una media di due volte ogni 30 giorni nella regione più ricca d’Italia, con la provincia di Sondrio che è stata la più colpita, anche se ben 9 incendi sono stati appiccati nella zona di Milano, l’ultimo il 9 luglio scorso.

Non a caso infatti la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo illegale dei rifiuti ha scelto Milano per la missione di luglio e il presidente Stefano Vignaroli, commentando le ultime notizie, ha parlato di incendi comunque infrequenti rispetto al cumulo di spazzatura che viene conservata nell’ambiente lombardo, poiché “il rogo alza di troppo l’attenzione delle forze di polizia”. Insomma la situazione è ancora peggiore di quanto non sembri leggendo i giornali e ad ora le soluzioni faticano ad arrivare. Nel frattempo, però, la gente sta incominciando a morire per la diossina come accade da troppo tempo anche al sud.

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