Regeni, Trovato Capro Espiatorio. Arci: “Facciamo Sentire Più Forte La Nostra Protesta”

Di: - Pubblicato: 26 settembre 2016

Il Tribunale Militare del Cairo ha condannato cinque attivisti e tre associazioni per i diritti umani, mentre un funzionario di polizia è stato incolpato dell’omicidio. Ma l’Arci non ci sta: “Per le associazioni si tratta nei fatti di una condanna alla chiusura”

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 “Il governo egiziano sarebbe in procinto di sacrificare un funzionario di polizia, incolpandolo dell’omicidio di Giulio Regeni, per appianare le tensioni con l’Italia e con la comunità internazionale. Non basterà un capro espiatorio per ottenere verità e giustizia sulla morte di Giulio, ucciso non da una sola persona ma da un regime sistematicamente dedito a silenziare, incarcerare, far sparire, torturare e uccidere qualsiasi voce di dissenso”. Così Francesca Chiavacci presidente nazionale dell’Arci, secondo cui a dimostrarlo “è il fatto che nello stesso momento in cui questa notizia faceva il giro del mondo, al Cairo si è consumato un altro gravissimo atto di repressione contro le libertà civili, la democrazia e la stessa Costituzione egiziana. Sabato 17 settembre il Tribunale militare del Cairo ha condannato al congelamento dei beni personali e associativi cinque autorevoli attivisti e tre fra le più importanti associazioni dei diritti umani”.

Si tratta di Hossam Bhagat, Gamal Eid, Bahey el din Hassan, Mostafa El-Hassan, Abdel Hafiz Tayel che sono direttori o fondatori di importanti organizzazioni non governative per i diritti umani di fama internazionale. Le associazioni condannate sono il Cairo Institute for Human Rights Studies (CIHRS) del quale Bahey el din Hassan è direttore; l’Hisham Mubarak Law Center (HMLC) del quale Mostafa El-Hassan è direttore; il Center for the Right to Education del quale Abdel Hafiz Tayel è direttore esecutivo.

“Le persone condannate vedranno congelati non solo i loro beni personali, ma anche quelli dei parenti più stretti; la misura può estendersi perfino ai figli minori – continua la presidente dell’Arci -. E per le associazioni si tratta nei fatti di una condanna alla chiusura, e di una violazione inaudita di qualsiasi diritto al libero associazionismo e alla privacy. I loro fondi, i bilanci, gli archivi e i database passeranno ora nelle mani di funzionari governativi. Al Sisi potrà avere dunque accesso anche a tutti i files riservati sulle vittime delle violazioni dei diritti umani in Egitto”.

“Il reato contestato è quella di aver utilizzato fondi provenienti dall’estero, come fanno tutte le organizzazioni non governative al mondo per realizzare i propri progetti – continua Chiavacci -. Sono fondi della Unione Europea, delle Nazioni Unite, di fondazioni che sostengono le organizzazioni no profit, ottenuti attraverso bandi regolari e legittimi. Il regime egiziano ha introdotto questo reato per mettere a tacere le voci democratiche e le fonti indipendenti di denuncia della repressione in Egitto”.

L’Arci esprime tutta la sua solidarietà agli attivisti e alle associazioni condannate. “Continueremo a sostenerle e a dare loro tutta la voce possibile come abbiamo fatto finora e continueremo a fare anche con atti simbolici, come la consegna del premio Politkovskaja – alla presenza dei genitori di Giulio Regeni –  al giornalista e attivista dei diritti umani egiziano Hossam Bahgat. Chiediamo al Governo Italiano, alla Unione Europea, all’Onu di prendere misure drastiche e forti per contrastare questo salto di qualità nel giro di vite del regime egiziano contro la società civile democratica”, conclude Francesca Chiavacci.

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