RiMaflow, Vik E I Bambini Farfalla Di Gaza: Il Profumo Dei Sogni

Di: - Pubblicato: 3 Nov 2019

Di Maurizio Anelli.

Enrico era un contadino di una volta, una vita vissuta a testa alta sempre e nonostante tutto. Io l’ho conosciuto da vicino, così da vicino da poter vedere tutto quello la vita gli toglieva un pezzo alla volta e un giorno alla volta. Alto e magro, un sorriso gentile che nascondeva un po’ sotto i baffi e un po’ sotto quel cappello che ogni contadino che si rispetti porta sempre: per ripararsi dal sole e regalarsi un tocco di eleganza. Enrico era un uomo di poche parole, serene e mai astiose. L’ho visto spegnersi in silenzio insieme ai suoi ricordi, ma senza mai maledire la vita e il destino che se l’è portato via per ultimo, dopo avergli rubato tutto quello che Enrico amava di più: la sua donna e i suoi figli. Una cosa mi diceva sempre: “… il tempo è galantuomo, restituisce tutto”. Enrico era il mio nonno, con lui il tempo è stato vigliacco e mai galantuomo, e lui per vendicarsi del tempo mi ha insegnato a guardare avanti, sempre.

A Trezzano sul Naviglio c’è una comunità che non ha mai smesso di guardare avanti, è caduta ma si è rialzata più forte e più unita di prima. Una comunità di donne e di uomini che ha giocato con coraggio e determinazione una partita che sembrava persa in partenza e che in pochi avrebbero accettato di giocare, loro no. Loro si sono guardati in faccia e sono ripartiti credendo e in se stessi e nella loro storia, consapevoli che ogni scelta e ogni loro azione poteva essere compromessa da un soffio di vento. Quella comunità ha un nome: RiMaflow. Milano ha imparato a conoscere quelle facce attraverso la loro storia e la loro capacità di resistere a ogni colpo e a ogni avversario. C’era una vota una fabbrica di trecento vite che affondava, affogata da passaggi di proprietà, fallimenti e debiti. Trecento vite destinate a scomparire perché così aveva deciso il mondo dei grandi, un mondo che però non fa mai i conti con chi ha imparato a guardare avanti. Loro, i “figli dell’Officina”, non hanno avuto paura di rialzarsi dal buco nero in cui i grandi li avevano spinti, o se l’hanno avuta non l’anno mai dato a vedere. Hanno occupato quella fabbrica lasciata a se stessa e le hanno ridato vita. Ma la legge dei grandi è come il destino: non guarda mai negli occhi delle persone, vede solo i profitti, i codici e le carte bollate. Su questo giornale abbiamo raccontato la storia dura ma intensa di RiMaflow e di Massimo Lettieri: è passato solo un anno da quei giorni, mese più mese meno. Un anno vissuto pericolosamente, dal carcere ingiusto e assurdo che ha sottratto mesi di libertà a Massimo Lettieri alla lotta per conservare quello spazio fino a quella mattina del 28 novembre 2018, quando centinaia di persone si sono ritrovate davanti ai cancelli della fabbrica dalle prime ore del mattino, per opporsi a uno sgombero che sembrava inevitabile. Era il giorno di Davide contro Golia e Davide vinse anche quella volta, una vittoria forte e dolce, capace di scaldare il cuore in una fredda mattina di un autunno che stava finendo per lasciare la strada all’ inverno.

L’inverno passa sempre e, dopo aver restituito Massimo Lettieri alla sua famiglia e alla sua gente, in una giornata bellissima e ricca di sole osservava RiMaflow diventare grande. Era il 3 marzo di quest’anno: la fabbrica recuperata e le sue genti stavano già costruendo i muri della nuova casa, ma quel sesto compleanno nella vecchia casa era un saluto dovuto, un omaggio. La festa, la torta gigante, la musica di Spartaco e della Banda degli Ottoni, le risate che per un giorno prendono a calci in culo i problemi e le fatiche di tutti i giorni: un ricordo che resterà negli occhi e nel cuore di chi è ancora capace di mescolarsi nelle idee e nei sentimenti condivisi.

Vittorio Arrigoni, Vik, ha sempre guardato avanti, sfidando le disuguaglianze e le ingiustizie senza mai abbassare lo sguardo. Ha guardato tutti negli occhi, anche la paura. La paura entra nella vita di tutti noi, penetra nella pelle e nel cuore, ma il vero coraggio è fare i conti con la paura… di non riuscire a fare o di non poterlo fare, di non avere più tempo o di averne troppo poco. Credo che Vik abbia sempre fatto i conti con tutto questo e abbia sempre avuto il coraggio di sorridere di fronte alla vita. Considero Vittorio Arrigoni il profumo più dolce del coraggio di vivere, di “restare umani” sempre, anche quando tutto ti dice di lasciar perdere e di tornare sui tuoi passi. Vittorio sapeva quali erano i suoi passi, e non è mai tornato indietro.

Vik e RiMaflow si sono incontrati, anche se solo idealmente. A farli incontrare è stato un ragazzo gentile di Parma, Gianluca FogliaFogliazza”. Parlare di Gianluca è facile: i suoi disegni parlano insieme a lui, raccontano le emozioni e i sentimenti meglio di cento righe, meglio di tutte le parole che noi possiamo dire. Racconta e disegna, ricorda e trasmette memoria. Emoziona. I suoi racconti e i suoi disegni sono presi per mano dalle musiche di Emanuele: la sua non è una chitarra, è una lampada magica da cui esce poesia. Succede allora che Il 20 ottobre 2018, un mese prima della vittoria di Davide contro Golia, “Fogliazza” ed Emanuele decidono di raccontare Vik dentro i capannoni della fabbrica recuperata, nel momento più difficile per la comunità di RiMaflow: Massimo è ancora in carcere e sulla fabbrica c’è la scure dello sgombero che aspetta il suo momento. Scegliere e decidere di raccontare “Vittorio” in quella fabbrica e in quel momento è un atto d’amore e di coraggio di tutti quelli che hanno lavorato per costruire quella serata. Nel silenzio, quasi una preghiera laica di centinaia di persone, nasce una serata da brivido, intensa come poche e che non si dimenticherà mai. Seduta fra il pubblico c’è Egidia, la mamma di Vik. La gente di RiMaflow lo sa. La vita regala sempre la possibilità di scegliere una strada per guardare avanti e quella più difficile quasi sempre è la strada più giusta.

RiMaflow e Vittorio ArrigoniVik”. Storie di coraggio, voglia di voglia e di “Restare Umani”. Sabato 9 novembre 2019 queste storie s’incontreranno una volta ancora nella nuova casa di RiMaflow, perchè tutta questa gente ha voluto e saputo guardare avanti. Ha vinto la sua partita perché non si è mai arresa. Un anno fa parlavamo su questo giornale, piccolo ma forte delle sue idee, della lotta impari fra il profumo di un sogno e l’odore dei soldi, di Davide contro Golia: il profumo del sogno ha vinto e Golia ha abbassato lo sguardo. La strada è ancora lunga, nuove difficolta arriveranno e dovranno essere affrontate, ma tante ne sono state superate per arrivare fin qui. E allora arriva quella sera in cui è bello fermarsi un momento, guardare con orgoglio al tanto che è stato fatto, alle lacrime ingoiate per regalarsi il sorriso di una conquista. È bello e giusto che sia così. “Restare Umani” non è solo un sogno, è  una necessità e un modo di vivere, una scelta. C’è una casa nuova cui brindare, c’è una comunità di donne e di uomini che ha saputo ridisegnare la propria vita e rinascere. C’è Massimo, adesso “Uomo Libero”, che non ha mai smesso di guardare avanti e di sognare, c’è “Fogliazza” che racconterà Vittorio Arrigoni una volta di più, come solo lui è capace di farlo. C’è Emanuele, con la sua musica che esce da quella sua lampada magica. C’è Egidia Beretta, donna e madre da salutare in piedi con ammirazione e affetto. E poi c’è Vittorio Arrigoni, che amava, lottava e moriva per la Palestina, per  la striscia di Gaza e per quel popolo senza diritti: i “Gazawi”. Vik, che ha sempre guardato avanti  fino a quando “…una stella con sei punte gli ha spento la mattina”. (https://www.youtube.com/watch?v=kvt9t-roYRM).

Ci sono strade che camminano una accanto all’altra, parallele e non si confondono con altre dove il fango e la nebbia mescolano ogni cosa, strade che nonostante tutto sanno ridere in faccia alla vita e dare un calcio in culo all’odore dei soldi.

Sabato 9 novembre abbracciamole queste strade, ne vale la pena. La fabbrica recuperata di RiMaflow, Vittorio Arrigoni, Gianluca Foglia “Fogliazza” ed Emanuele Cappa, ci chiamano e noi ci saremo. “Restare Umani” vuol dire anche questo: essere lì a Trezzano sul Navigli e dare una mano a Gianna Pasi. Gianna è un’infermiera di Brescia in pensione e volontaria di PCRF ITA-LIA ONLUS. Gianna ogni anno inventa dal cuore una raccolta fondi per acquistare e portare i medicinali necessari e indispensabili per curare i bambini di Gaza ammalati di Epidermolisi Bollosa, sono i bambini farfalla: una malattia rara e terribile che rende la pelle sottile e fragile come le ali di una farfalla. Curare questa malattia nella striscia di Gaza è quasi impossibile per i costi altissimi delle cure. I fondi che saranno raccolti durante la serata nella fabbrica di RiMaflow serviranno a questo. Entrate con noi in quella fabbrica recuperata, sentiremo sulla nostra pelle un profumo gentile e contagioso: è il profumo dei sogni.