Ripartire Da Genova

Di: - Pubblicato: 24 luglio 2017

A cura di Maurizio Anelli

 

C’è un mondo fuori dalla porta di casa nostra e questo mondo ha mille facce e mille occhi. A volte ti sorprendi a guardarlo e provi a capirlo ma qualcuna di quelle mille facce ti guarda a sua volta e il suo sguardo è freddo, mette qualche brivido. Qualcuno di quei mille occhi non regala nessuna emozione perché incapace di guardare con dolcezza. Qualcuno, di quei mille occhi, è simile a qualcuna di quelle facce che non hanno nessun sorriso, ma un ghigno. Il ghigno che non ricorda la storia, perché la storia non l’ha mai voluta conoscere e non l’ha mai cercata. E se talvolta casualmente, l’ha incontrata, ha girato lo sguardo dall’altra parte. La razza, il colore della pelle, la religione, il potere, il dio denaro. Ieri gli ebrei e i neri e poi i “terroni” che dal Sud dell’Italia arrivavano al Nord per trovare una soluzione alla disoccupazione, alla miseria. E oggi ? Oggi ci sono i migranti. Sono loro la minaccia alla nostra sicurezza e al nostro quieto vivere fatto del niente che qualcuno ci regala in cambio della dignità, dell’oblio.

Il mese di luglio sta chiudendo la sua pagina. Luglio, mese di date da non dimenticare: da Srebrenica a Paolo Borsellino, dal G8 di Genova a Carlo Giuliani. Date che hanno segnato intere generazioni e creato uno spartiacque sulla vita e la dignità delle persone. Per qualcuno sono solo anniversari, per molti altri sono volti e valori che hanno lasciato un segno incancellabile nel cuore e nella mente.

Ma poi quella porta la devi aprire, e allora scopri che c’è anche un altro mondo ancora e anche lui ha mille facce e mille occhi. E quel mondo, nonostante tutto, restituisce il sorriso. Restituisce musica e voglia di vivere, restituisce la voglia di continuare la danza. E non è una danza macabra, ma è una danza che deve e vuole essere compagna di viaggio della voglia di vivere che non deve mai essere messa in un angolo, qualunque cosa succeda e qualunque dolore attraversi la vita di tutti noi. E allora scopri che questa voglia di vivere è un diritto verso noi stessi e che prende per mano il dovere di continuare anche per quelli a cui questo diritto è stato tolto per sempre. C’è un tempo per ogni cosa, e tante volte il tempo sembra passare sopra tutti i sentimenti e le storie di ciascuno, tante volte è un volo a bassa quota sopra le teste e il cuore e lo spostamento d’aria sembra capace di demolire tutto, come un uragano. A volte anche i muri più solidi crollano o sembrano crollare, ma i muri non crollano mai del tutto. Resta sempre una pietra o un mattone da cui ripartire e ricostruire. Tanti, prima di noi, hanno saputo farlo. E da quelle pietre e da quei mattoni hanno saputo costruire nuove vite, nuove case, nuove avventure. Hanno saputo riprendere per mano la propria vita e ricominciato a danzare. Sarà così anche questa volta, deve essere così. Ma la memoria deve rimanere intatta, viva e presente. Sempre. La memoria è un’amica preziosa che ci ricorda chi e cosa è stato, da dove arriviamo. E insegna tanto, insegna sempre qualcosa.

La memoria di Srebrenica e della sua gente, la memoria di Paolo Borsellino e degli Uomini come lui. La memoria della follia in cui uno Stato vile e feroce che, nei giorni caldi di un luglio del 2001, ha chiuso i sogni di una generazione bellissima nel recinto della Città di Genova e li ha uccisi senza nessun ritegno e nessuna pietà. Ma altre generazioni raccoglieranno il seme della dignità e della voglia di un mondo diverso. Quel seme si chiama ribellione e ogni epoca, ogni momento di questo mondo, ha conosciuto generazioni che hanno raccolto quel seme e hanno saputo portarlo avanti.  Quel seme che si chiama ribellione ha molte facce, e non credo che questa volta la faccia possa essere quella della politica tradizionale dei Partiti politici, troppo invischiati e impegnati a conquistare la loro fetta di potere e di impunità. Forse quel seme oggi si chiama impegno sociale, volontariato, voglia di mischiare insieme razze e culture, quel modo di essere davvero “Compagni” al di fuori di tessere di partito. Quella generazione esiste già, e lavora con passione e coraggio contro tutte le forme di sfruttamento, è impegnata nell’accoglienza dei profughi che arrivano a ondate sulle nostre coste. Quella generazione è impegnata per difendere quell’ambiente che è sbriciolato ogni giorno, è impegnato nelle associazioni che lottano contro le mafie. È una generazione cui tocca ripartire dalle macerie che questa società gli ha lasciato in eredità, fregandosene del loro futuro. Ma loro lo stanno facendo, a volte in silenzio e a volte in un fragore assordante che merita tutto il nostro rispetto e il nostro essere al loro fianco. Ecco, credo che questo sia il punto: saper essere al loro fianco.

Non esiste un futuro che le generazioni possano costruire in solitudine, credo che quelle generazioni debbano sentire il nostro sorriso accompagnare il loro cammino. Sarà un cammino difficile e che, come tutti i cammini, conoscerà errori e sconfitte. L’errore più grave che potremmo fare sarebbe quello di non accompagnare questa loro storia e di non fargli sentire che noi stiamo dalla loro parte, anche quando faranno degli errori. Quanti ne abbiamo fatti noi ? Io ricordo molto bene quando la mia generazione era sicura di cambiarlo questo mondo. Erano gli anni settanta, con la loro durezza e la loro violenza. Erano gli anni del Cile e dell’Argentina, del Salvador e del Nicaragua. Erano gli anni della strategia della tensione, delle stragi nelle piazze e nelle stazioni. Erano gli anni degli scontri con i fascisti ogni fine settimana nelle piazze delle città. Erano gli anni della P2. Molte volte in quegli anni siamo stati lasciati soli, e molti di noi in quegli anni si sono persi. Ma forse quei molti non si sarebbero persi se avessero visto un sorriso di solidarietà e rispetto intorno a loro.

Ho ancora troppa voglia di continuare a danzare, di credere nei sogni. E voglio farlo con lucidità e con la consapevolezza che i sogni spesso diventano sogni interrotti. Ma sono la sola spinta capace di smuovere le persone e spingerle a camminare, a cercare, ad essere sempre curiose, a non rinchiudersi nelle mura sicure della propria stanza. La danza a volte si ferma, ma solo per riprendere fiato. Poi ricomincia perché l’emozione più grande non è mai raggiungere un traguardo, l’emozione più grande è quella che si prova quando si cammina o si corre per raggiungere quel traguardo. È questa l’emozione più intensa quando si decide di continuare a danzare.

Luglio, mese di date da ricordare. C’è anche una data bella e importante in questo mese che sta finendo: il 18 luglio 1928, a Genova, nasceva Don Andre Gallo. Che strano, c’è ancora Genova che parla di vita e di sogni. E lo fa con uno dei suoi sorrisi più limpidi e contagiosi. Ripartiamo da Genova allora, questo mondo si può ancora cambiare e renderlo più bello di quello che è oggi.