Scrivere E Correre

Di: - Pubblicato: 1 agosto 2016

Foto per art Maurizio Anelli

Si scrive perché si ha qualcosa da dire e si vorrebbe gridarlo al mondo intero. A volte invece non si sa con chi parlarne, o forse si sa benissimo ma i freni della mente chiudono la porta alle parole.  Si scrive perché il pensiero di un attimo possa rimanere e perché un giorno altri possano capire quello che hai provato una notte, perché di notte si scrive meglio: più liberi, più soli con i propri pensieri. La notte seduce anche per questo, in quel gioco intimo che ti appartiene. Una specie di sfida con pensieri e contraddizioni, dubbi e certezze, paure e coraggio.  Soprattutto, con le proprie emozioni. Anche per questo, talvolta è giusto e naturale liberare queste emozioni e lasciarle volare via. E quando le parole non sono sufficienti, una fotografia e la musica trasformano una semplice emozione in qualcosa di ancora più intenso, quasi una piccola magia.

Nella vita c’è sempre una notte particolare, gonfia di un’atmosfera diversa, magari solo una malinconia che danza attorno e che vuole essere condivisa con una sigaretta che si lascia fumare. Le stagioni che passano si fanno da parte perché un’altra stagione reclama il suo turno. È la stagione dei bilanci che bussa e vuole parlare, e non accetta più di stare alla porta. A volte capita che quella stagione possa anche diventare un’amica, riservata e saggia, dolce, capace di ascoltare senza fare domande e senza giudicare, con l’attenzione di chi sa che le sarà raccontato tanto, magari tutto.

Quelle notti arrivano, e la loro è una compagnia attesa da tempo. E’ una compagnia discreta, che aspetta solamente di capire da quale punto partire.

La mano sembra lasciarsi guidare nello scrivere, liberando tutte le emozioni accumulate una sopra l’altra che finalmente chiedono strada per uscire anche se ancora non sanno dove la strada le porterà. Quella  mano non ti appartiene più, è come se fosse staccata dal tuo corpo e rispondesse solamente al cuore e all’istinto. Sa qual è il punto di partenza e quale il punto arrivo, ma ancora non sa come arrivarci, attraverso quale sentiero e quale fatica.

Foto x art Maurizio Anelli 2

Qualche tempo fa, in un film guardato un po’ distrattamente, un professore che aveva all’incirca i miei capelli grigi disse, ad un suo studente che aveva più o meno l’età e l’entusiasmo di mia figlia, una frase che mi sembrò bellissima: “quando stai facendo una corsa non importa cosa troverai alla fine, l’importante è sapere quello che provi mentre corri …”.  Ecco, in questa frase c’è probabilmente il senso di tutto un percorso che porta a cercare qualcosa i cui contorni sembrano sfumati, ma è un percorso che nutre qualunque sogno. C’è ancora tanta voglia di correre, e tanta voglia di capire l’emozione che vibra in quella corsa e che con lei e di lei si alimenta. Il piacere del sogno, della vita non ancora attraversata fino in fondo, è come un bicchiere di buon vino non  ancora finito, ancora da assaporare. E la domanda nasce da sola, entra nella testa come una sassata:  continuare a correre più forte o rallentare e magari fermarsi un po’ più di un momento per guardare indietro e capire se di quella corsa è rimasta qualche traccia e, soprattutto, capire se quella corsa ha avuto un senso non solo per se stessi ma anche per chi ha corso accanto a te. Perché questo era lo scopo della corsa e sì … per capirlo occorre davvero rallentare, fermarsi e sedersi un momento. Ma smettere di correre è sempre difficile, e torna di nuovo la voglia di riprendere la corsa perché il vento in faccia è sempre  un’emozione. E sai che la vita è fatta di emozioni.

Una volta Gabriel Garcia Marquez scrisse che “…Non è vero che le persone smettono di inseguire i sogni perché invecchiano, diventano vecchi perché smettono d’inseguire sogni.”

 

Maurizio Anelli