Scrivere E Scegliere Tra Il Potere E Gli Ultimi

Di: - Pubblicato: 19 novembre 2018

Di Maurizio Anelli.

C’era una volta un’umanità in cerca di qualcosa capace di dare un senso alla vita, c’è ancora e ci sarà sempre. È una ricerca difficile, quasi un miraggio impossibile da raggiungere perché la strada è piena di trappole e agguati: muri e confini, barriere, religioni piene del loro vuoto. E poi c’è anche quell’altra parte di umanità che ogni giorno costruisce questi muri e queste barriere con diabolica costanza, come una nuvola carica di odio e d’indifferenza che si gonfia ogni giorno, che si autoalimenta raccogliendo il peggio di ciascuno. Sembra incredibile ma, alla fine, la colpa e il peso di tutto questo male di vivere ricadono sempre e solo sugli ultimi della fila, gli emarginati, gli sconfitti: sono loro a spezzare gli equilibri folli di un mondo che ha un bisogno disperato degli ultimi per costruire la propria ricchezza. Gli ultimi devono portare sulle spalle il peso della propria condizione, come una croce di cui doversi vergognare e un prezzo da pagare: il mondo non li ammette a tavola ma ha bisogno di loro, della loro fame, della loro miseria e delle loro braccia. La loro fame è necessaria, perché solo la fame e la miseria possono costringere un essere umano ad accettare qualunque umiliazione in cambio anche solo della visione di un futuro che comunque non sarà. Ma è il miraggio che permette agli ultimi  di affrontare un viaggio sui traghetti dei tanti Caronte che affollano il Mediterraneo, è il miraggio che spinge la Carovana dei Migranti per migliaia di chilometri per arrivare ai muri dell’ America, passando attraverso i confini del Messico. È una carovana che cresce e mette a nudo i padroni della Terra, ma il collante del potere è forte: dal Nord al Sud del mondo quei padroni devono salvare il loro castello e allora i ponti levatoi si alzano e i fossati si riempiono di alligatori. Siamo in tanti su questa Terra, forse troppi, ma gli schiavi servono sempre: servono braccia per fare i lavori peggiori, i più infami. Servono i Paesi in guerra capaci di alimentare le carovane e i barconi di chi scappa per inseguire i miraggi, altrimenti a chi potremmo vendere le armi che produciamo con quotidiano spreco di risorse, di denaro, di intelligenze ? Ma le guerre non arrivano mai da sole, bisogna prepararle con cura, studiarle a tavolino e decidere dove farle nascere, su quali territori e a quale latitudine. Per secoli si sono scelti i territori da violentare, rubando ai legittimi proprietari quella casa e quel mare, quella foresta, quelle città. Abbiamo rubato tutto quello che potevamo rubare, dalle ricchezze del territorio alla dignità, alla cultura. Per secoli tutto questo è stato fatto in nome di Dio ma quel Dio ha sempre avuto altri nomi: denaro e potere. E allora ci hanno raccontato che era necessario in nome del progresso e della Democrazia. Il Potere crea e rompe come vuole, sa sempre cosa chiedere al genio del male che riposa nella sua lampada: crisi economica, odio etnico e razziale, conflitti sociali, guerre locali e non solo. Tutto questo ha sempre avuto un solo scopo: allargare le proprie aree d’influenza. Si arrangino gli ultimi. E adesso, ora che una terra e una casa non sono più loro si dice “aiutiamoli a casa loro”. Ma dov’è casa loro, che fine ha fatto ? Questa domanda sembra non interessare più di tanto, si arrangino …l’importante è proteggere i propri confini dai migranti che arrivano, sui barconi in Italia e in Europa e dalla Carovana in America.

Il collante del potere non nasce per caso, perché è il potere stesso che non arriva per caso, all’improvviso. C’è sempre un tempo lungo d’incubazione, spesso è un traguardo raggiunto attraverso un percorso feroce e logorante, serve cinismo, occorre manipolare con cura la mente dei Popoli. E una volta conquistato bisogna mantenerlo e per riuscirci serve il consenso e per ottenere il consenso si devono fare delle scelte, decidere la strada: o si impone il consenso con la forza, quindi si cala la maschera e si esercita una dittatura, oppure si manipola la realtà deformandola senza gettare fino in fondo quella maschera. Oggi questa è la strada scelta da quelle che si autodefiniscono le “Democrazie occidentali”, manipolare la verità. È la faccia “democratica” dei regimi, l’alternativa ai carri armati e ai militari nelle piazze che abbiamo conosciuto nel “Novecento”, in Europa in America Latina, e che oggi non è praticabile perché forse il Diritto internazionale non lo permetterebbe. Allora serve un’alternativa più sofisticata, meno appariscente e meno rumorosa ma comunque pericolosissima, e questa viene accettata nel gioco della Democrazia. Sull’Europa come sull’America, questo è il vento che sta soffiando da molto tempo. Il Brasile sceglie Jair Bolsonaro, sessantatré anni, per guidare il Paese per i prossimi anni. Ex ufficiale dell’esercito, rimpiange gli anni della dittatura che per oltre vent’anni ha calpestato il Brasile, nemico giurato degli Indios, omofobo e razzista. Per qualcuno si tratta di una scelta conservatrice e nulla di più, intanto si siede al tavolo dei padroni del mondo e per non perdere tempo il Ministro degli Interni del nostro Paese, Matteo Salvini, saluta con entusiasmo la sua vittoria “… Anche in Brasile  i cittadini hanno mandato a casa la sinistra! Buon lavoro al presidente Bolsonaro”. Messaggio subito ricambiato… https://www.globalist.it/world/2018/10/16/il-fascista-bolsonaro-ringrazia-salvini-un-grande-abbraccio-dal-brasile-2032359.html

Il nostro Paese ha scelto questa strada e la sta percorrendo a grande velocità. La manipolazione della verità è evidente ma in pochi sembrano vederla, solo i soliti e pochi irriducibili sognatori ribelli. L’ultimo capitolo, ma solo in ordine di tempo, è l’attacco puerile e volgare all’informazione e ai giornalisti. Quella stessa informazione che da sempre  ha una doppia anima: da una parte l’informazione ossequiosa e asservita al potere di qualunque colore, e dall’altra l’informazione coraggiosa, d’inchiesta e di denuncia. Chissà perché è sempre il giornalismo d’inchiesta e di denuncia a finire nell’elenco dei cattivi, non è mai quello capace di inginocchiarsi e che, sulla carta stampata o dalle televisioni, appoggia e influenza da sempre le scelte politiche, economiche e sociali del Paese. Si scrive l’elenco, si compila la lista dei buoni e dei cattivi sulla lavagna come facevano i maestri nelle scuole di un tempo. Qualche nome, qualche esempio ? Non serve, non intendo mettermi sullo stesso piano dei tanti che condividono le parole di chi pensa e dice i giornalisti sono “infimi sciacalli, pennivendoli e puttane”. Spesso la gente abbocca all’amo gettato nel mare del qualunquismo e della manipolazione, dimentica in fretta nomi e cognomi, fatti, storie. Si mette tutto nello stesso calderone e non si vuole vedere la differenza. Le parole hanno sempre un peso specifico ma quando a pronunciarle sono uomini dello Stato e delle Istituzioni sono loro a doverne rispondere. Non è la prima volta che succede, i regimi cominciano anche così. https://www.articolo21.org/2018/11/a-proposito-di-infimi-sciacalli-pennivendoli-puttane-e-i-liberi-niente-da-dire/ .

Io sono solo un sognatore ribelle, un pesce fuori dall’acqua senza nessuna intenzione di un rientro docile nell’acquario che altri hanno allestito. Nel mio piccolo sono anch’io un “pennivendolo” e può essere che per qualcuno anch’io sia anche un piccolo sciacallo e una piccola puttana, ma il tesserino dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti che tengo nel portafoglio mi regala un pizzico di orgoglio e un sorriso. I miei modelli hanno nomi che molti hanno dimenticato ma che per me restano sempre un esempio e un ricordo dolcissimo: Pippo Fava, Enzo Baldoni, Ilaria Alpi. Nomi capaci di farmi sentire sempre il bisogno e il piacere di scrivere in libertà, inarrivabili per me scribacchino per pochi intimi.

Fabrizio De André, Uomo e Poeta libero che scriveva con il cuore, con la voce e con la chitarra, in un’intervista affermò: “… Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O Anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.” In questa frase c’è dentro tutto quello che spinge a scrivere, e smaschera tutto il vuoto umano e intellettuale che riempiono uomini di Governo e che li portano ad insultare chi osa mettere in discussione la loro sete di potere e il loro narcisismo. Ci sarà sempre un’umanità in cerca di qualcosa capace di dare un senso alla vita, consapevole di essere giudicata come “perdente” e antagonista. È la vita, e per combattere qualunque battaglia è necessario accettarne le conseguenze. E poi, in fondo, essere nella parte bassa della lavagna… quella dei perdenti e dei ribelli sognatori, regala un abbraccio e un brindisi con la propria coscienza. Regala il piacere e l’emozione di fare una scelta, dalla parte degli ultimi sempre. C’è un prezzo da pagare, sicuramente, ma piegare la testa e abbassare lo sguardo è un prezzo molto più alto e più duro da accettare. Diventa una gabbia, e le gabbie sono l’anticamera della morte civile.