Sessualità Minoritarie: Dall’Abbattimento All’evoluzione Del Pregiudizio

Di: - Pubblicato: 6 giugno 2016

Da uno studio del 2010, condotto presso l’Università di Parma, è emerso che il pregiudizio nei confronti delle persone omosessuali e transessuali presenta una dissociazione tra sfera privata e sfera pubblica. Ciò che si evince da questo studio è per certi versi singolare, soprattutto prendendo in considerazione il pregiudizio verso gli omosessuali. La maggior parte dei partecipanti dichiara di conoscere personalmente diversi omosessuali, di frequentarne alcuni nell’ambito delle proprie amicizie o sul lavoro e di non incontrare difficoltà in tali relazioni. In questo senso il pregiudizio legato alla sfera privata è risultato essere decisamente basso. I risultati si capovolgono nel momento in cui i partecipanti alla ricerca vengono interrogati in merito alla vita pubblica: la possibilità di un coinvolgimento di persone omosessuali nelle istituzioni e la proposta di occuparsi attivamente delle loro condizioni di vita non sono ben accolte; al contrario di quanto si potrebbe immaginare il pregiudizio è più basso verso individui transessuali.

Ma se si intrattengono senza pregiudizi relazioni interpersonali, presumibilmente autentiche, con persone omosessuali, cosa innesca l’atteggiamento pregiudizievole quando si tratta di prenderli in considerazione come cittadini?

Gli autori della ricerca (Foà, Borghi, Davolo, 2010) hanno interpretato questo risultato proprio alla luce della rivendicazione dei diritti civili. I gay potrebbero essere percepiti come più “pericolosi” proprio perché i loro desideri e le richieste avanzate al mondo istituzionale hanno la potenzialità di destabilizzare alla radice il funzionamento sociale normativo e l’identità collettiva.

Magni 1Se da un lato il pregiudizio consiste per definizione in una valutazione superficiale e approssimativa, dall’altro svolge una funzione sociale di collante perché sostiene il senso di appartenenza e garantisce un sistema di valori solido.

Secondo Jaspers il pregiudizio è una condizione ineliminabile perché intrinsecamente connessa al contesto situazionale cioè alla cultura in cui si è immersi e da cui non si può prescindere. Se è vero che la cultura è il luogo in cui affondano le radici dell’identità sociale e individuale, essa è contemporaneamente lo spazio in cui si dispiegano le innumerevoli possibilità dell’esistenza. Radici ben salde garantiscono stabilità ma possono anche rappresentare un ostacolo all’evoluzione della civiltà. Dunque la cultura stessa vive una tensione tra il “vecchio” ed il “nuovo”, che è in realtà una tensione tra due volti dello stesso presente, tra la norma e le deviazioni da essa.

In quest’ottica esistenzialista il problema non consiste tanto nei pregiudizi quanto nella disponibilità ad una loro continua correzione attraverso un’apertura incondizionata al mondo delle esperienze individuali. Questo significa ammettere l’esistenza di lenti diverse per guardare il mondo e assumere il ruolo attivo di costruttori della realtà sociale. Diritti civili oggi inattaccabili e accolti come condizione minima di civiltà sono stati un tempo oggetto di rivendicazioni da parte di gruppi più o meno circoscritti: se fino a 70 anni fa il suffragio femminile si manifestava come un destabilizzante sconvolgimento dello status quo, ad oggi la sua negazione apparirebbe una barbarie agli occhi della maggioranza degli individui. La separazione tra sfera pubblica e sfera privata, emersa potentemente da uno studio di pochi anni fa, oggi, all’indomani della legge Cirinnà, presenterebbe probabilmente un confine più sottile, destinato a divenire sempre più labile attraverso un processo di accomodamento, proprio di ogni cultura in evoluzione.

Laura Magni